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RETROSCENA 20 Aprile Apr 2016 0800 20 aprile 2016

Letizia Moratti in Ubi per arginare la fusione con Mps

Moratti presidente del Consiglio di gestione della banca. Maxi unione col Monte dei Paschi di Siena evitata? L'ex Polotti cade. E la procura può colpire Moltrasio.

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Letizia Moratti e, nel riquadro, i loghi di Ubi Banca e Mps.

C'è chi dice fuori dai microfoni che Letizia Moratti sia diventata presidente del Consiglio di gestione di Ubi Banca per l'amicizia con l'amministratore delegato Victor Messiah.
Chi invece ricollega la nomina dell'ex sindaco di Milano, dal 14 aprile 2016 a capo del terzo gruppo bancario più importante in Italia nato e cresciuto sul difficile asse Bergamo-Brescia, alla vicinanza di Ubi con Saras, l'azienda di famiglia presieduta dal marito Gianmarco.
BLACKROCK IN COMUNE. Del resto ad accomunare la holding operativa nel settore del petrolio ha con la banca nata nell'aprile 2007 dalla fusione tra il Gruppo Bpu Banca e il Gruppo Banca Lombarda c'è Blackrock. Una circostanza che denota la rete di legami comuni tra la banca e i Moratti.
Il più grande fondo di asset manager del mondo infatti, che detiene il 5,002% di Ubi al 10 marzo 2016, secondo gli ultimi dati Consob, aveva una posizione ribassista sulle azioni di Saras pari a una quota del 2,4%.
NOMINA CHE FA DISCUTERE. Unaa nomina pesante quella dell'ex presidente Rai, ex ministro dell'Istruzione, prima donna nonché prima ex politica a capo di un gruppo bancario, che sta facendo molto rumore nelle valli padane. E scatenando una ridda di interpretazioni.
A Bergamo sono convinti che la Moratti potrebbe rappresentare nel futuro un argine alla maxi fusione con il Monte dei Paschi di Siena, operazione mal vista dai fondi di investimento che devono rispondere ai risparmiatori e che dopo questa tornata di nomine hanno dimostrato di controllare la banca a scapito di Brescia, Bergamo e Cuneo uscite con le ossa rotte dall'assemblea del 2 aprile.
VOTO FAVOREVOLE ALLA MINORANZA. L’esito del voto è risultato a favore della lista di minoranza, appoggiata dalle società di gestione del risparmio (Sgr) e dai fondi.
Gli investitori istituzionali hanno ottenuto il 51,1% dei voti in assemblea a fronte del 48,48% dei voti ottenuti dal 'listone' del patto di sindacato formato dall'anima “bresciana” del gruppo (il sindacato Azionisti Ubi Banca), il fronte “bergamasco” (Patto dei Mille) e la Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo.

Sulla testa della banca pende la scure della magistratura

Il presidente del consiglio di sorveglianza di Ubi-Banca Andrea Moltrasio.

La mazzata finale sugli investitori istituzionali potrebbe arrivare dalla magistratura.
Anche perché su Ubi pende un'indagine da due anni, dove a essere indagato è il presidente bergamasco del Consiglio di sorveglianza Andrea Moltrasio: se venisse rinviato a giudizio potrebbe lasciare.
Il lavoro diretto dal pm Fabio Pelosi dovrebbe chiudersi a breve, dopo che a marzo è stata chiesta una proroga.
La partita è delicata. Tocca le criticità del sistema del credito italiano.
«I PADRONI SONO I FONDI». E anche per questo in pochi vogliono raccontare fuori dai microfoni come la nomina della Moratti abbia scompaginato quell'accordo storico tra Bergamo e Brescia.
Basta leggersi le cronache locali del Corriere della sera per notare che in pochi, a parte il presidente di Sacbo Miro Radici («Dalla nomina della signora Moratti si capisce che i veri padroni sono i fondi») o Franco Tentorio, commercialista, ex sindaco di Bergamo («Il rischio che intravedo è che Ubi possa diventare solo una grande banca, mentre abbiamo bisogno di una vicinanza al territorio»), hanno voglia di commentare questo cambio epocale.
CADE PURE MOLTRASIO? Perché la Leonessa ha lasciato sul campo il presidente, che doveva essere Franco Polotti, già indagato da due anni per ostacolo alla vigilanza e per la concessioni di prestiti in conflitto di interessi.
Ed è proprio la situazione di Ubi a preoccupare.
Lo stesso Moltrasio, rinnovato come presidente del Consiglio di sorveglianza, fu indagato nella celebre perquisizione del 14 maggio 2014, dove la Guardia di finanza bussò alle porte anche del potente banchiere Giovanni Bazoli, presidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa SanPaolo e padre di Francesca Bazoli, nominata nel Comitato rischi della banca.
Già senza Polotti e con Moltrasio a un passo da essere fuori dai gioci le fondazioni territoriali sarebbero completamente messe da parte.
E a quel punto, forse, varrebbe quanto detto da Victor Massiah proprio il 2 aprile 2016 sulla questione Mps. «Una fusione non è di per sé una buona operazione».


Twitter @ARoldering

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