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GENERAZIONI CONTRO 21 Aprile Apr 2016 1400 21 aprile 2016

Pensioni, Boeri pensa agli over 55 e non ai giovani

L'Inps e Poletti vogliono anticipare il ritiro dei padri. Ma si dimenticano dei figli. Ogni 5 uscite dal lavoro c'è solo un ingresso. Ecco perché la strada è sbagliata.

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Il governo Renzi studia una riforma sulla 'flessibilità' delle pensioni.

Dicono di preoccuparsi per i figli (lavoreranno fino a 75 anni, la loro vecchiaia sarà all’insegna della miseria) e intanto si affaticano per anticipare la pensione dei loro padri.
Tito Boeri ha portato al centro del dibattito il tema della «continuità contributiva».
Tra precariato e scarsa flessibilità in entrata che contraddistinguono la loro carriera, gli under 40 già oggi mostrano pericolosi «buchi contributivi che pesano sul raggiungimento delle pensioni».
SERVE STABILIZZAZIONE. La soluzione naturale, si sa, è una stabilizzazione dei rapporti di lavoro, in un Paese dove soltanto un terzo dei contratti è a tempo indeterminato.
Meglio ancora se accompagnato da una crescita più sostanziosa da quella attuale.
Ma come dimostrano gli sforzi fatti dal governo con in Jobs act - circa 12 miliardi per finanziare le tutele crescenti dal 2015 al 2017 - il lavoro non si crea per decreto e le aziende hanno incassato gli sgravi e la cancellazione dell’articolo 18, senza però creare veri nuovi posti.
ALLARGARE GLI AMMORTIZZATORI? In quest’ottica verrebbe naturale estendere e allargare anche ai precari gli ammortizzatori sociali.
In uno Stato che spende circa 18 miliardi tra Cassa integrazione e integrazioni al reddito, lo strumento ideato da Renzi, la Dis-Coll, è una misura che non copre neppure tutti i Co.co.pro e le partite Iva con monocommittenza.
Invece cosa esce dal cappello del presidente dell’Inps? Modificare la legge Fornero e abbassare l’età pensionistica che la riforma dell’economista torinese ha portato a 67 anni e 7 mesi.
ANTICIPARE IL RITIRO COSTA 7 MILIARDI. Premessa: riportare l’età di ritiro a 62 e 63 anni costa almeno 7 miliardi di euro.
Con questi soldi si potrebbe allargare la platea dei destinatati degli ammortizzatori sociali. Creare finalmente politiche attive degne di questo nome. O mantenere quegli incentivi alle assunzioni che nel Jobs act hanno avuto effetti limitati. Però Boeri è di diversa idea.

La staffetta è un falso mito: ogni 5 uscite dal lavoro c'è solo un ingresso

Pensionati in un ufficio Inps.

L'Inps dice di essere spinto da motivazioni molto nobili quanto pratiche: mandare i padri in pensione anticipata permette ai figli di trovare prima lavoro.
Ma davvero è così?
Gli esperti sostengono da anni che, con la crisi dell’industria pesante e il passaggio a un’economia sempre più labour soft, i cervelli (quindi le competenze e l’esperienza) sono più utili delle braccia.
Ancora di più nelle Piccole e medie imprese (Pmi), che sono il 95% di quelle italiane.
Ma persino più impietosi sono i numeri: in Italia ogni cinque uscite c’è soltanto un ingresso; i Paesi dove l’apporto dei giovani al lavoro è maggiore (Regno Unito con il 57,8% e Germania con il 48,9) è anche più alta la presenza di over 55 (68,8% per gli inglesi e 63,2).
I VERI POVERI SONO I FIGLI. Sempre Boeri aveva addirittura proposto l’istituzione di un assegno sociale per chi è troppo giovane per andare in pensione e troppo vecchio per avere uno spazio in azienda.
A parte che lo Stato ha speso per gli esodati nelle sette salvaguardie più di quanto fosse utile, la povertà è uno spettro che insegue più i figli che i padri.
Se nell’ultimo triennio sono aumentati (e non soltanto per effetto della Fornero) di 900 mila posti di lavoro tra gli over 55, la disoccupazione giovanile è saldamente intorno al 40%.
Un giovane su due non lavora.
E GLI STIPENDI RESTANO DA FAME. Se non bastasse, parliamo di una generazione che - nonostante sia formata meglio di quelle precedenti - guadagna quando va bene mille euro, non ha accesso in banca a mutui per la casa o a un prestito senza le garanzie dei genitori, ha come vero ammortizzatore sociale la pensione dei nonni.

Ma Boeri e Poletti pensano a una sola generazione: quella degli over 50

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti e il presidente dell'Inps Tito Boeri.

Quelle di Boeri, si dirà, sono soltanto le proposte di un economista che si è autonominato ministro ombra del Lavoro.
Ma il vero titolare del dicastero, Giuliano Poletti, sul versante pensionistico non si sta muovendo in una logica diversa.
Anche l’ex numero uno di Lega Coop, da tempi non sospetti, ha promesso di intervenire sulla flessibilità pensionistica.
Nella prossima legge di stabilità saranno presenti l’uscita con il part time, il prestito dalle banche per lasciare il lavoro, il prepensionamento con penalizzazioni.
Tutti strumenti per permettere agli ultra 50enni di andare in quiescenza prima dei 67 anni e 7 mesi previsti dalla Fornero.
Ma per le pensioni future non c’è nulla.
LA SOLUZIONE? INTEGRARE. Una serie di economisti cresciuti alla scuola socialista (Giuliano Amato, Mauro Marè, Giuliano Cazzola o Tiziano Treu) ha proposto di finanziare con la fiscalità le future pensioni di chi oggi guadagna poco e non ha un posto fisso.
Cazzola e Treu puntano a destinare parte dell’alta contribuzione al finanziamento della pensione integrativa per chi non ha il Tfr e paga la gestione separata.
La differenza che non andrebbe all’Inps e agli enti previdenziali la metterebbe lo Stato con la pensione contributiva. Ci sono anche disegni di legge che vanno in quella direzione.
E INVECE ALZANO LA TASSAZIONE. Invece il governo Renzi finora ha dimostrato soltanto di voler fare cassa con questo capitolo: è quello che in spregio alle esigenze future ha alzato la tassazione sui fondi pensioni complementari dal 11,5 al 20%.
Rendendo meno conveniente di quello che è adesso l’unico strumento per permettere alle generazioni X, Y o Z di non morire di fame quando saranno vecchi.

Twitter @FrrrrrPacifico

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