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AUMENTO DI CAPITALE 22 Aprile Apr 2016 1809 22 aprile 2016

BpVi, Iorio: «Quasi certezza che sarà quotata»

Atlante? «Non è percepito come azionista». E a chi gli chiede dell'azione di responsabilità: «Dolcetta non era contrario».

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Il consigliere delegato di Bpvi Francesco Iorio e il presidente Stefano Dolcetta.

Per convincere della bontà dell'investimento nell'aumento di capitale della Popolare di Vicenza, Francesco Iorio di fronte alla stampa riunita il 22 aprile all'hotel Four Seasons di Milano ha esordito così. Gli attuali manager, ha spiegato, sono persone che «non hanno alcun contatto con il passato». Forse sarebbe stato utole aggiungere che il cda sarà rinnovato completamente dopo la ricapitalizzazione. Ma tant'è.
L'impresa certo è ardua: l'uomo deve convincere in un momento in cui si vedono pochi investitori all'orizzonte e la reputazione dell'istituto di credito versa a dir poco in cattive acque.
MEGLIO DI CARIGE E MPS. Ma secondoil consigliere delegato c'è un secondo motivo per partecipare all'aumento e starebbe nei numeri. Con la ricapitalizzazione da 1,5 miliardi di euro, la prima banca del Veneto raggiungerà ratio patrimoniali superiori di almeno 550 milioni di euro al 10,25 di Common equity tier richiesto dalla Bce a Popolare di Vicenza (un valore 'scontato', ndr). Ma il potenziale secondo il consigliere delegato è di superare le richieste di un miliardo e 100 milioni di euro. Secondo Iorio infatti degli 1,1 miliardi di euro di capitale finanziato per acquisto di azioni proprie circa 321 milioni di euro possono tornare in pancia all'istituto di credito. E altre entrate pari a circa 150 milioni di euro potrebbero arrivare dalle cessioni di attività non strategiche. Al di là delle potenzialità ventilate dal banchiere, e tutte da dimostrare, c'è un dato: Popolare di Vicenza si presenta all'offerta pubblica di acquisto con un multiplo dello 0,38, superiore a quello di Carige e Mps. «Anche al prezzo minimo sarà un successo», dice Iorio. Ma da prospetto Consob c'è una lista lunghissima di rischi, a cominciare da quelli legali. E però il manager rassicura.
LA QUOTAZIONE? QUASI UNA CERTEZZA. I reclami dei soci? «Sono coperti per 736 milioni di euro su un miliardo», ha calcolato Iorio.
Il banchiere si è inoltre detto convinto che nonostante le richieste degli investitori siano state insufficienti al punto da far desistere Unicredit di farsi carico dell'aumento di capitale, la Popolare di Vicenza sarà quotata: «Pur avendo letto che preoccupa molto questo tema, sono abbastanza sereno che la tematica del flottante non ci sarà e che la banca avrà moltissime probabilità, se non la quasi certezza».

Atlante? «Non è percepito come azionista»

Atlante? «La nostra controparte è Unicredit e Atlante è la controparte di Unicredit», ha spiegato Iorio, sottolineando di non aver avuto contatti col fondo e di non avere chiare le possibili conseguenze sulla governance della banca: «Non è percepito come azionista». In realtà è quasi certo che il fondo gestito dalla Quaestio Sgr diventi l'azionista di controllo dell'istituto di credito. E di fronte a domanda precisa, il manager si è detto certo di poter ragionare di scelte industriali visto l'obiettivo di profitto del fondo.
SITUAZIONE «MOLTO FLUIDA» Un possibile intervento di Cariverona e di altri gruppi del Veneto? «La situazione è molto fluida», si è limitato a dire Iorio. Che ha sottolineato: «Vogliamo dimostrare solidità e trasparenza».
E però quando gli è stato chiesto conto dell'azione di responsabilità mancata e in particolare dell'invito fatto dal presidente Stefano Dolcetta durante l'assemblea del 26 marzo - «Vorrei che riflettessimo sul fatto che basterà solo il 2,5% del capitale per chiedere che l’azione di responsabilità sia inserita nell’ordine del giorno di una prossima assemblea» - Iorio ha replicato di avere «una percezione che non lo vedeva contrario» all'azione di responsabilità. Quanto alla mancata presa di posizione in assemblea da parte dello stesso Iorio, il banchiere ha argomentato di non ritenere «opportuna l'espressione di un giudizio in sede assembleare, né come a.d né come socio».
LA FIAMM? NON È DOLCETTA. «Noi», ha spiegato Iorio, «abbiamo preso atto della volontà di alcuni soci di promuovere l'azione di responsabilità e l'abbiamo ritenuta ammissibile. Dare l'interpretazione di quello che è accaduto è un giudizio soggettivo». In assemblea la Fiamm, società di cui Dolcetta è presidente, si è astenuta sull'azione di responsabilità. E le astensioni erano conteggiate tra i voti contrari. «La sua società non è lui», ha concluso Iorio.

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