Welfare Aziendale 160422161143
MUM AT WORK 23 Aprile Apr 2016 1400 23 aprile 2016

Welfare aziendale, le imprese alla ricerca della felicità

Contenti si lavora meglio. Così le aziende si concentrano sulle esigenze dei dipendenti.

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Il 78,9% delle imprese ha tra le sue priorità la felicità dei dipendenti.

Felicità, millennials, over 55. Oggi sono questi gli obiettivi del welfare aziendale di grandi imprese e multinazionali, almeno delle 82 studiate da Valore D e Boston consulting in un report presentato questa settimana.
Perché chi è felice e coinvolto nella mission dell’impresa produce di più. Semplice. E perché si è alzata l’età pensionabile e la popolazione aziendale, come quella nazionale, sta invecchiando (sono 7,6 milioni i lavoratori Over 50 secondo dati ISTAT di quest’anno). Addirittura il 78,9% delle imprese considera la felicità dei dipendenti una priorità, ma 1 su 2 non la misura.
METÀ DONNE E METÀ UOMINI. «All’ingresso in azienda i millennials sono 50 e 50 tra donne e uomini. E anche se secondo lo studio sono meno del 30% della popolazione aziendale è vero che un’azienda su due ha dei percorsi pensati per loro», spiega a Lettera43.it Anna Zattoni, Direttore generale di Valore D. «Ma secondo i dati Istat, il 27% delle assunte lascia il posto alla prima maternità e il dato peggiora con la seconda. In questi casi le imprese che investono nella formazione dei nuovi dipendenti devono riuscire a fare un lavoro positivo, quantomeno per l’investimento economico fatto su queste persone».
Ed ecco che entra in campo il welfare delle imprese, che non deve essere più inteso come «diamo l’auto aziendale a tutti», ma «cerchiamo di capire i bisogni del singolo: si parte dalla persona per capire che strumenti di welfare mettere in campo».
ALLA COELMO MAMME AL LAVORO COI BAMBINI. E non è detto che solo le grandi aziende o le multinazionali possano prevedere soluzioni ad hoc per ogni lavoratore. «Per esempio Stefania Brancaccio, da 40 anni vicepresidente della Coelmo, un’azienda metalmeccanica di Acerra, per aiutare le dipendenti a conciliare, permette loro di portare i bambini a lavoro. Questo vuol dire che a volte il medio-piccolo ha meno regole, meno sovrastruttura e quindi si possono trovare soluzioni più interessanti ed elastiche per la gestione del personale».
Insomma, se l’azienda vuole, può venire incontro al professionista, facilitargli la vita e avere un dipendente più motivato e più produttivo. Interessante notare che «gli strumenti di welfare, quando esistono, non sono 'di genere', ma vengono usati da uomini e donne». Non sono solo per le madri equilibriste, quindi, ma per tutti.

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