Busta Arancione 160426211448
PREVIDENZA 26 Aprile Apr 2016 2112 26 aprile 2016

Pensioni: buste arancioni in arrivo, la reversibilità non si tocca

Spedizioni casuali da Nord a Sud. Intanto il governo ribadisce: nessun intervento di razionalizzazione delle misure di natura previdenziale.

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Una busta arancione, con l'estratto conto contributivo e la simulazione standard della pensione futura.

Ormai è questione di ore: le prime 150 mila buste arancioni, con la simulazione standard della futura pensione, viaggiano verso le case degli italiani e saranno consegnate entro la fine della settimana. L'operazione-verità, voluta con forza dal presidente dell'Inps, Tito Boeri, arriva al primo traguardo dopo anni di annunci, iniziati nel 2009. Gli uffici di smistamento delle Poste sono al lavoro sulle missive. Si tratta di buste semplici, non raccomandate, che coprono tutto il territorio nazionale, da Nord a Sud.
Non c'è un identikit del destinatario tipico, le spedizioni sono casuali e tra chi le riceverà ci potrà essere tanto il lavoratore vicino al raggiungimento dei requisiti pensionistici, che potrà così confrontare i suoi calcoli con quelli dell'Inps, quanto il giovane che magari non ha ancora mai pensato seriamente alla sua pensione.
SETTE MILIONI DI BUSTE ENTRO IL 2016. Per la fine del 2016 l'Inps punta a raggiungere 7 milioni di persone, a cui si aggiungeranno anche i dipendenti pubblici da informare tramite cedolino paga. Ciascuna busta arancione conterrà una lettera di poche pagine con l'estratto conto contributivo, la stima sulla data di uscita, il valore lordo in euro, il rapporto con l'ultimo stipendio. Proiezioni basate su parametri fissi come il Pil, tarato su una crescita dell'1,5% annuo.
L'INVITO ALLA DIGITALIZZAZIONE. L'unico criterio per la spedizione è l'assenza del Pin per accedere al servizio online già offerto dall'Istituto, che consente di calcolare importo e decorrenza dell'assegno a seconda dei diversi scenari. Le lettere sono quindi riservate ai cittadini che non sono ancora diventati utenti digitali della Pubblica amministrazione. Non a caso, la busta arancione si apre e chiude con l'invito a munirsi della password.
IL GOVERNO RASSICURA SULLA REVERSIBILITÀ. Intanto il governo ribadisce ufficilamente la sua volontà di non toccare gli assegni e le integrazioni al minimo nell'ambito del disegno di legge delega sul contrasto alla povertà all'esame del parlamento. Il ministero del Lavoro, con una nota, ha confermato l'intenzione di presentare un emendamento al provvedimento, per chiarire che non ci saranno modifiche all'attuale normativa. Il testo originario, infatti, includeva nel riordino anche le «prestazioni previdenziali sottoposte alla prova dei mezzi», tra le quali rientrano anche le pensioni di reversibilità (la percentuale dell'assegno si riduce a seconda dei redditi del coniuge superstite) e le pensioni integrate al minimo. Il ministero del Lavoro però sgombra il campo: «Non è previsto nessun intervento di razionalizzazione delle prestazioni di natura previdenziale, a partire dalle pensioni di reversibilità».
EMENDAMENTO PER SOPPRIMERE UNA PARTE DEL DDL. L'emendamento del governo propone la soppressione del riferimento alla razionalizzazione «di altre prestazioni anche di natura previdenziale, sottoposte alla prova dei mezzi». In questo modo «si esclude, in maniera assoluta, qualsiasi tipo di intervento su prestazioni quali le pensioni di reversibilità e le integrazioni al minimo». Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, aveva già provato a tranquillizzare l'opinione pubblica, affermando che «ciò che è assistenza è dentro il ddl povertà e ciò che è previdenza è fuori», parlando di «errore tecnico» per l'utilizzo della parola «previdenziale» anche nel Def.
INTERVENTI POSSIBILI SULLE PRESTAZIONI ASSISTENZIALI. Il ddl, una volta emendato, potrà quindi intervenire soltanto sulle prestazioni assistenziali come la pensione sociale (per gli anziani privi di reddito), la Sia (il sostegno all'inclusione attiva) e l'Asdi, l'assegno di disoccupazione che possono chiedere coloro che hanno esaurito la Naspi, sono ancora disoccupati e hanno un basso Isee. Il riordino riguarderà solo le nuove prestazioni e non quelle esistenti. Su questo il presidente dell'Inps, Tito Boeri, ha espresso le proprie perplessità, perché la transizione sarebbe troppo lenta. In Italia, secondo i dati Eurostat sul 2015, ci sono quasi 7 milioni di poveri, il numero più alto nell'Unione europea. La percentuale è scesa dall'11,6% all'11,5%, a fronte di un calo tra i 28 membri dell'Ue dal 9% all'8,2%.

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