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STRATEGIA 27 Aprile Apr 2016 0800 27 aprile 2016

Telecom e fibra, Cattaneo al bivio: vendere o no?

Dopo lo sbarco di Enel, Telecom studia le contromosse. Tratta Metroweb, ma non vuole strapagarla. E pensa pure di cedere l’infrastruttura. Per la gioia di Bollorè.

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Flavio Cattaneo.

Sulla scrivania del nuovo amministratore delegato di Telecom Flavio Cattaneo due dossier sovrastano gli altri.
Entrambi vanno nella direzione di garantire all’ex monopolista lo status di principale operatore delle telecomunicazioni italiane, ruolo messo a dura prova dallo sbarco di Enel nel comparto dell’ultra banda.
Ma diverse sono le strategie: la prima operazione riguarda l’acquisizione di Metroweb, società di engineering che ha cablato Milano e sta facendo lo stesso (ma lentamente) a Torino, a Bologna e a Roma.
Metroweb ha il controllo della connessione veloce nelle aree dove si guadagna di più: ecco perché è un’acquisizione da fare subito, sventando così l’aggressività di viale Regina Margherita che attraverso la sua rete elettrica vuole coprire 224 città.
INFRASTRUTTURA IN VENDITA? L’altro dossier invece è un po’ l’Armageddon, l’ipotesi finale: cedere l’infrastruttura di rete, per lo più in rame, che adesso è sufficiente per tenere a bada i competitor e tranquillizzare il mercato sull’altissimo debito, eredità delle due scalate fatte dai capitani coraggiosi di Colaninno e da Marco Tronchetti Provera.
Ma liberarsi della dorsale - piano ambizioso quanto complesso - vorrebbe dire trasformare l’azienda da operatore telefonico a media company a 360 gradi.
Ipotesi respinta finora dagli ex padroni del gruppo, ma incline alle strategie mostrate su altri mercati dall’attuale azionista forte (Vivendi), anch’essa una media company uscita dalla telefonia.

Se Metroweb costa troppo: quasi 1 miliardo di euro

Metroweb è una società italiana che opera nel settore delle telecomunicazioni ed è nota per il cablaggio in fibra ottica.

A febbraio 2016 proprio Cattaneo ebbe un duro confronto durante il consiglio di amministrazione con il suo predecessore Marco Patuano.
L’ex amministratore delegato aveva appena prospettato l’operazione che si accingeva a fare su Metroweb (acquisto del 67% di una newco nella quale sarebbero entrati Cassa depositi e prestiti, Fastweb e il Fondo Infrastrutture) che l’ex ad di Ntv e Terna sbottò contro i contorni dell'affare.
Oggi come allora Catteneo crede che il prezzo chiesto dall’azionista F2I sia troppo alto: si parla di una cifra vicino al miliardo di euro, 15 volte l’Ebitda, il margine operativo lordo dell'azienda.
Problema che sarebbe stato rilevato anche dall’altro pretendente, cioè Enel.
FUORI IL GOVERNO. Ma, a differenza di Patuano, Cattaneo non vuole ottenere sconti offrendo in cambio azioni Telecom. L’azionista francese Vivendi vedrebbe con fastidio la presenza di un socio (Cassa depositi e prestiti) controllato dal governo italiano.
Non mancherebbero poi timori che l'operazione venga bloccata dall’Antitrust e dall’Agcom: la soluzione trovata da Patuano - mantenere in azionariato Fastweb - basterebbe davvero a Giuseppe Pitruzzella e Marcello Cardani per accettare che si uniscano il primo e il secondo operatore di cablaggio dell'Italia?
Cattaneo non ha ancora inviato agli azionisti di Metroweb una manifestazione d’interesse, che era attesa intorno a metà aprile.
I rumor dicono che rispetto al suo predecessore voglia sia far scendere il prezzo sia mettere le mani su tutta l’azienda. Ma come per Patuano sarà dirimente per passare allo step successivo - l’offerta - l’atteggiamento delle autorità.
PALLA AI REGOLATORI. Il nuovo amministratore delegato di Telecom vuole valutare con Pitruzzella e Cardani sia come superare i paletti antitrust sia, soprattutto, se anche con due reti in fibra parallele (quella di Telecom e quella di Enel) l’authority manterrà il potere di orientare i prezzi per la vendita all’ingrosso di banda larga.
In questo caso, spiegano gli esperti, l’ex incumbent non potrebbe mantenere il monopolio che ha come operatore wholesale verso i competitor: dovrebbe lasciare a Enel una fetta di clienti (oltre a quelli di Vodafone e Wind), per favorire la competizione.
Se invece il duo Pitruzzella-Cardani reputasse che con due reti siamo in una perfetta situazione di mercato, allora ne nascerebbe una guerra tutta fatta sul prezzo.

L'infrastruttura in rame garantisce ogni anno 5 miliardi

Vincent Bolloré.

L’infrastruttura in rame garantisce al gruppo di incassare ogni anno circa 5 miliardi vendendo a Wind e Vodafone l’accesso alla banda larga. E gli permette di avere un monopolio naturale sul comparto.
Ma con il prossimo sviluppo della fibra su tutto il territorio nazionale (con fondi privati sulle aree più remunerative, con soldi pubblici nelle cosiddette zone a fallimento di mercato) fino a quando durerà questa rendita finanziaria e di posizione?
GIÀ SUCCESSO CON TERNA. Già da presidente di Terna il manager milanese si è occupato di separazione di una rete (quella elettrica da Enel) e del suo sviluppo. E la cosa non dispiace al suo azionista Vivendi.
Nel resto d’Europa sta abbandonando le telecomunicazioni per concentrarsi sui contenuti prodotti in casa (Canal+, Universal...). In Italia sembra più focalizzata nell’accordo con Mediaset.
Senza contare che il mercato da tempo suggerisce la strada dello spin-off, anche per ridurre l’alto debito (circa 34 miliardi di euro) e il personale che grava sul futuro della compagnia.
IL PREZZO? ALMENO 15 MILIARDI. Da più parti rimbalzano voci che la prima linea di Telecom stia lavorando anche in questa direzione. Ma al momento non c’è nulla di concreto, compreso un compratore al quale girare la rete, che Franco Bernabè aveva valutato in almeno 15 miliardi di euro.
Quando in via Goito comandava ancora Franco Bassanini, Patuano aveva legato l’acquisto di Metroweb all’ingresso di Cdp, di una controllata pubblica, nel capitale di Telecom.
Soluzione non gradita da Palazzo Chigi, ma che sarebbe servita all’ex ad per blindarsi dalle pressioni dell’azionista di controllo (che non l’aveva scelto) e dalle critiche dei fondi. Cattaneo, invece, non ha queste esigenze.
RESTA IL NODO DELL'ACQUIRENTE. Resta però il problema di chi compra quella che resta la principale rete strategica del Paese. Ma è un ostacolo meno complesso di quanto si pensa.
Racconta un banchiere d’affari: «Certo, ci vuole l’avallo della politica e i tempi non saranno brevi, ma in fondo basterebbe annunciare uno spin-off societario, creare la media company e una società della rete, alla quale conferire Sparkle, parte dei debiti e dei dipendenti. Il mercato farà il prezzo. E a quel punto non sarebbe neanche difficile per il governo un ingresso di un soggetto pubblico, la Cdp o l’Enel, per blindare l’infrastruttura».


Twitter @FrrrrrPacifico

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