Sede Della Bpvi 151009134049
CREDITO 28 Aprile Apr 2016 2004 28 aprile 2016

BpVi, la quotazione «quasi certa» di Iorio non esiste

Gli azionisti mancano. L'Ipo prorogata per 24 ore. E l'ad sulla Borsa disse: «Sono sereno». 

  • ...

La sede della BpVi.

Francesco Iorio aveva minimizzato, sorriso molto, provato a convincere. «È già arrivato qualche ordine», aveva dichiarato il consigliere delegato il 22 aprile, di fronte alla platea di giornalisti riuniti per la presentazione dell'operazione di aumento di capitale da 1,5 miliardi di euro della Popolare di Vicenza.
E ancora: «Pur avendo letto che preoccupa molto questo tema, sono abbastanza sereno che la tematica del flottante non ci sarà e che la banca avrà moltissime probabilità, se non la quasi certezza di essere quotata». E poi BpVi «piace al mercato», l'aumento sarà «un successo».
MANCANO 370 MILIONI DI EURO. Ma sono passati giorni e il 26 aprile gli ordini per l'acquisto di azioni ammontavano, secondo fonti vicine alla banca citate dall'Ansa, a meno di 2 milioni di euro: lo 0,13% del capitale necessario.
E la scadenza dell'offerta pubblica di acquisto è stata rinviata di 24 ore, fino alle 13 del 29 aprile. Per arrivare al flottante del 25%, la condizione teorica per lo sbarco in Borsa secondo la normativa Consob, servono altri 370 milioni di euro. Alla faccia della quasi certezza. A meno che non si sia già sicuri dell'unica possibile via d'uscita: la deroga della Consob, già ventilata dall'ad di Unicredit, Federico Ghizzoni.
Del resto nella stessa conferenza il consigliere delegato di BpVi aveva spiegato di avere la «percezione» che il presidente Stefano Dolcetta, che aveva chiesto ai soci di rimandare l'azione di responsabilità, non fosse contrario.
«STABILITÀ DELLA CLIENTELA». Nemmeno Iorio lo era. Salvo che il 4 marzo in un'intervista al Sole 24 Ore dichiarava: «Capisco che la prima reazione di fronte a quello che è accaduto sia pensare a una richiesta di azione di responsabilità. Però credo che oggi sia più importante continuare a collaborare con la magistratura per poi valutare tutto compiutamente».
Nella stessa intervista spiegava inoltre: «Da dicembre in poi rileviamo una stabilità della clientela. I clienti mostrano fiducia, ed è importante che proprio a partire dalla nostra assemblea non arrivino al mercato messaggi di scollamento della base sociale e della clientela: questo potrebbe essere pericoloso per la tenuta complessiva della banca».
Nemmeno due mesi dopo in conferenza stampa ha spiegato che nei primi tre mesi dell'anno i depositi erano calati del 6%. Insomma, non proprio una garanzia di credibilità.

La forchetta fino a 3 euro e poche ore dopo l'annuncio di Atlante

Federico Ghizzoni.

Nella ormai rocambolesca vicenda della Popolare, Iorio non è il solo ad aver dato annunci poi smentiti dai fatti.
L'ad di Unicredit Federico Ghizzoni a febbraio aveva dichiarato di essere sicuro che l'aumento sarebbe andato a buon fine, salvo poi cercare di sfilarsi dall'operazione.
L'8 aprile Unicredit aveva confermato i contatti tra Popolare di Vicenza e il fondo Fortress, quello con cui il gruppo di piazza Gae Aulenti stava trattando l'acquisto delle sofferenze bancarie. Si diceva, allora, che Fortress avrebbe investito in Popolare di Vicenza 500 milioni, aggiudicandosi teoricamente il 33% del capitale. Non pervenuto.
Sempre Ghizzoni ha dichiarato all'assemblea di Unicredit che il suo gruppo era interessato al Fondo Atlante più per il dossier sofferenze che per quello Popolare di Vicenza. Eppure alla fine senza Atlante la Popolare sarebbe stata un fardello quasi interamente sulle spalle del secondo gruppo bancario italiano e lo avrebbe costretto a una ricapitalizzazione.
72 ORE DI INCERTEZZA. Poi ci sono stati passaggi davvero sorprendenti. L'accordo di subentro tra il gruppo di piazza Gae Aulenti e il fondo della Quaestio sgr è annunciato il 18 aprile, appena in tempo per l'avvio dell'operazione di aumento di capitale di Vicenza. La sera del 19 BpVi indica una forchetta di prezzo incredibilmente ampia: da 0,10 centesimi a 3 euro. Ma già la mattina del 20 aprile arriva l'annuncio che Atlante comprerà al minimo. E il 21 il prospetto informativo autorizzato dalla Consob precisa che c'è la possibilità che Atlante diventi azionista di controllo. E ancora il 22 aprile, quando già era chiaro a tutti che il fondo gestito dalla Quaestio sgr sarebbe stato il controllore della banca nordestina, Iorio riusciva a dire che «non è percepito» come azionista.
Tutto infatti si sarebbe svolto a compartimenti stagni: Unicredit avrebbe avuto come interlocutore Atlante, e BpVi solo Unicredit. E questo nonostante si tratti di un'operazione di sistema, concertata anche con il governo e Bankitalia. Il fondo, poi, è stato autorizzato a superare il 50% del capitale di Bpvi solo il 25 aprile. Un clima di incertezza e di non trasparenza che potrebbe aver allontanato eventuali azionisti.

Più tempo ai vecchi soci, che però comprano poco

Francesco Iorio.

In queste ore, tuttavia, l'istituto di credito ha fatto sapere di aver registrato «un'accelerazione della domanda» da parte dei vecchi soci e per questo ha prorogato l'offerta di titoli.
L'associazione Futuro 150, che rappresenta soci grandi e medi, imprenditori e professionisti del territorio decisi fino a qualche mese fa a creare un patto di sindacato capace di controllare l'8% del capitale, aveva chiesto di rinviare.
Eppure a sentirli non è affatto chiaro quale sia la mole degli acquisti.
«NAVIGHIAMO A VISTA». Il portavoce Andrea Baretta spiega a Lettera43.it: «Con il valore delle azioni a 0,10 centesimi, il capitale dei vecchi soci viene diluito del 98-99%, continuiamo a voler creare un patto, diversi soci ci hanno riferito l'intenzione di investire, ma per ora la nostra quota potrebbe essere molto bassa, poi vedremo gli sviluppi: come la banca navighiamo a vista».
La proroga, secondo l'ipotesi più attendibile, si sarebbe resa necessaria a causa delle richieste della Consob che ha imposto controlli rigorosi e moduli che sollevino la banca dal conflitto di interesse nelle operazioni di vendita, rallentando le operazioni. Un po' tardi ora, ma tant'è.
LA BUFALA DI TECHNOGYM. Il Giornale di Vicenza poi scrive che lo slittamento dell'approdo in Borsa dal 3 al 4 maggio eviterebbe la sovrapposizione con la quotazione di Technogym «che avrebbe chiesto a BpVi il favore di spostare il debutto al giorno successivo».
Ma Lettera43.it ha verificato che nessun contatto c'è stato tra la società e l'istituto di credito.
Che, poi, nonostante le dichiarazioni di Iorio, a quotarsi avrà difficoltà.

Correlati

Potresti esserti perso