Boccia 160331132750
VIALE DELL'ASTRONOMIA 28 Aprile Apr 2016 1941 28 aprile 2016

Confindustria: l'alba di una presidenza fragile

Boccia ha una squadra debole. Pochi consensi. E il fronte pro-Vacchi ostile. L'associazione resta spaccata. Mentre D'Amato e Marcegaglia litigano sul Sole.

  • ...

La massima cucciana – i voti si pesano, non si contano – condanna Vincenzo Boccia a un quadriennio a dir poco complesso.
Lo scorso 31 maggio era stato designato come presidente di Confindustria per soli nove voti (100 i suoi, 91 quelli per Alberto Vacchi). Ventotto giorni dopo il consiglio generale ha approvato la sua squadra e il programma con 107 sì e 50 tra no e astenuti.
Viale dell’Astronomia, quindi, resta spaccata, anche perché il tipografo salernitano non ha conquistato l’appoggio del fronte pro-Vacchi: le più grandi territoriali (Assolombarda o quelle emiliane) e importanti categorie (Federmeccanica e Farmindustria su tutte) al momento gli sono ostili.

La rissa verbale tra D'Amato e Marcegaglia

Vincenzo Boccia.

Più in generale, c'è in Confindustria un clima all'Ok Corral. La personificazione del bon ton, Luca Cordero di Montezemolo, ha lasciato la riunione senza neanche fare una dichiarazione di auguri al neopresidente.
In fondo poca cosa rispetto alla rissa (verbale) che si è registrata in Consiglio tra il più grande sponsor (Emma Marcegaglia) e il più acerrimo nemico (Antonio D’Amato) di Boccia.
SCONTRO SUL SOLE. Prima che si votasse su squadra e programma, il presidente uscente Giorgio Squinzi ha chiesto ai suoi colleghi di certificare le nuove nomine nel Cda del Sole. Compresa la sua a presidente. D’Amato, anche lui ex presidente, non ha gradito la cosa.
«State giocando con una quotata», avrebbe sbraitato, spiegando che per il nuovo assetto non sono state attivate le giuste procedure, come il parere del comitato nomine.
Marcegaglia, la cui famiglia è legata a Squinzi da un consolidato rapporto d’amicizia, non ha gradito l’attacco. E avrebbe replicato al re del packaging napoletano: «Lei, forse, non conosce le regole delle società quotate».
I TIMORI DEGLI EX VACCHIANI. Ma a quanto pare il confronto tra i due ex presidenti – che non si sono mai amati – va ben oltre le regole e il metodo, ma è di merito: gli ex vacchiani temono di restare fuori dal giornale e che Boccia sia troppo debole per indirizzare la linea del Sole.
Una vacatio che potrebbe essere riempita dai suoi principali alleati.
Pesi massimi, per l’appunto, come Squinzi, Marcegaglia o Luigi Abete.
I quali, a loro volta, non avrebbero gradito l'attivismo di Gianfelice Rocca per unire la testata di casa al Corriere della Sera.
BOCCIA FALLISCE IL PRIMO OBIETTIVO. Sono in pochi a conoscere Confindustria come Boccia.
È stato presidente dei giovani imprenditori come della Piccola impresa, un fronte che a differenza del passato conta sempre di più vista la crisi della grande industria.
Gode di un consenso trasversale e diffuso per avere avuto nella giunta Squinzi la delega al credito. Quella che gli ha permesso di contrattare con le banche una serie di moratorie o con il governo pagamenti più rapidi da parte della Pa, che hanno salvato tante Pmi.
Ma questo non gli è bastato per portare a casa il primo obiettivo che si era posto: ricompattare Confindustria intorno al suo nome.
IL NO DI ROCCA E DEGLI EMILIANI. Dal 28 aprile scorso ha lavorato come un forsennato per trovare un accordo con il fronte che ha appoggiato Vacchi.
Se con persone come Montezemolo e D’Amato il rapporto è reso impossibile anche da motivi caratteriali e personali, Boccia ha lavorato direttamente con gli altri grandi elettori del suo avversario.
Ha chiesto a Rocca il nome di un lombardo da nominare in giunta e a Maurizio Marchesini, presidente di Confindustria Emilia-Romagna, di accettare la vicepresidenza agli affari regionali. Ogni trattativa, però, è caduta quando gli avversari gli hanno chiesto la delega all’organizzazione, quella mantenuta alla fedelissima Antonella Mansi e che permette di controllare l’organizzazione e i conti delle territoriali.

Una squadra debole, una Confindustria spaccata

Emma Marcegaglia, presidente dell'Eni dal 14 aprile 2014.

Il muro contro muro ha influito non poco nelle scelte di Boccia.
Il quale di natura non è un accentratore, ma in questo clima di scontro ha preferito tenere per sé poteri strategici come il credito, la finanza, l'energia e, sopratutto, la gestione del Centro Studi, lo strumento – con il Sole – di maggiore pressione con il governo, non fosse altro per la possibilità di poter confutare gli effetti della sua politica economica.
Ma questa scelta ha finito per indebolire la squadra di Boccia. Dove non spiccano grandi nomi.
STIRPE ALLE RELAZIONI INDUSTRIALI. Sono state riconfermate Antonella Mansi all'Organizzazione, Lisa Ferrarini (colei che a Reggio Emilia ha rotto il fronte pro-Vacchi) all'Europa e Licia Mattioli all'Internazionalizzazione.
La poltrona più ambita (Relazioni industriali) va a Maurizio Stirpe, il laziale che anche su input di Abete ha cambiato casacca in corsa.
Mentre dalla Lombardia è stato ”pescato”, con delega al Capitale umano, il varesino Giovanni Brugnoli, che è vicino a Squinzi e non a Rocca.
Il Veneto, altra territoriale decisiva per sconfiggere Vacchi, perde le deleghe al Sindacale e il Fisco e con Giulio Pedrollo si “accontenta” della delega alla Politica industriale.
Mentre va a Stefan Pan la guida del Consiglio delle Rappresentanze Regionali, che era stata offerta a Marchesini come segno di pace.
UNA COLOMBA AL POSTO DI UN FALCO. Boccia, almeno sui nomi, ha mostrato i muscoli. Ma ha anche finito per ostentare le sue debolezze. Ha scelto Stirpe e non un falco come il numero uno di Federmeccanica Fabio Storchi.
Infatti il suo appoggio alla piattaforma per il rinnovo del contratto portato avanti da questa categoria – cancellazione del contratto nazionale e contrattazione solo su versante aziendale – sarebbe più formale e mediatico che reale.
In linea con la gestione Squinzi ha sempre creduto nel dialogo con le parti sociali. Lui, figlio di un tipografo socialista, non potrebbe fare altrimenti. Tanto che Susanna Camusso avrebbe già provato ad aprire un canale con lui per uscire dall’impasse.
SERVIRÀ CONTRATTARE I VOTI. Soprattutto l’impossibilità di portare in giunta uomini vicini a Rocca o emiliani di primo piano gli preclude (per ora) i voti delle maggiori territoriali.
Che temono di essere messe all’angolo, anche per l’esperienza e le capacità degli sponsor forti del nuovo presidente.
Indipendentemente dalle dietrologie e dalle paure, quel che è certo è che Boccia dovrà contrattare i voti di uno o dell’altro fronte su ogni mossa che farà da qui ai prossimi quattro anni.
Soprattutto in una fase dove i grandi chiedono di ridurre ancora la macchina burocratica, i piccoli rivendicano più spazio, il governo ha tagliato gli incentivi per le assunzioni e tutti vogliono rompere con il sindacato.
Non proprio il contesto ideale per un uomo del dialogo qual è sempre stato Boccia.

Twitter @FrrrrrPacifico

Correlati

Potresti esserti perso