Lehman Brothers 140913135638
BASSA MAREA 28 Aprile Apr 2016 0811 28 aprile 2016

Lo shadow banking è una bomba a orologeria

Ha generato le crisi del 1929 e del 2008. Eppure poco si è fatto per imbrigliarlo.

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Ormai nessuno o quasi ha ricordi degli Anni 30 da adulto, né può raccontare la deflazione di allora, la riduzione del 12% nel dicembre 1930 di tutti gli stipendi statali in Italia, gli affitti in calo.
Gli immobili svenduti – fenomeno assai più forte altrove che in Italia, e negli Stati Uniti più che in Europa – nel 1933 a poco più della metà di quanto erano stati pagati nel 1927.
Il mercato delle seconde case, piccolo allora, che crollava. Il calo dei prezzi agricoli.
George Orwell, fra gli altri, ci ha lasciato una descrizione efficace di come era cambiata Parigi, presa d’assalto negli Anni 20 grazie al franco competitivo (soprattutto per chi aveva dollari) da una folla di artisti e scrittori, studenti e “dilettanti” alla conquista del futuro, e rimasta all’inizio del decennio successivo con i café semivuoti, e i resti di quell’armata ridotti a pensioni di infimo ordine e a bordelli di quarta categoria.
LA FINE DELLE ILLUSIONI. Era passato il 1929, o meglio il 31, quando gli effetti si fecero davvero sentire, una stagione mai più dimenticata. Si sta cercando da circa otto anni di evitare che qualcosa di quell’era possa ripetersi.
In effetti, in Italia ad esempio abbiamo dal 2010 il blocco degli stipendi degli statali, nessuna riduzione secca quindi, ma quella accumulata dai mancati aumenti.
Tutti, o quasi tutti, dipendenti o autonomi, artigiani commercianti e professionisti di vario tipo, guadagnano meno.
Molti appartamenti non realizzano certo quanto realizzavano 10 anni fa, né all’affitto né alla vendita. Il mercato delle seconde case è in crisi profonda per eccesso di tentata vendita.
La disoccupazione è ai massimi da mezzo secolo. E sappiamo benissimo che, sia pure con l’aggiunta di altre cause alcune da noi tutte domestiche, questa è essenzialmente la conseguenza della “fine delle illusioni” portata dalla grande crisi finanziaria del 2007-2009.
UNA CRISI NON ANCORA SUPERATA. Accanto alla Great Depression (Gd), cioè gli Anni 30, gli economisti e i primi storici mettono la Great Financial Crisis (Gfc) di otto anni fa, non ancora superata.
Come 80 anni fa i redditi ristagnano o calano, gli immobili perdono valore contraddicendo una tenace fiducia in Italia particolarmente diffusa. Ma ci sono alcune grosse differenze.
La prima, e maggiore, è che le conseguenze per l’economia, delle imprese e delle famiglie, sono state molto inferiori, anche se pervasive e tenaci. La gelata sui mercati del credito fu terribile nel 2007. Le prime ripercussioni sui mercati, e sugli investimenti e il commercio internazionali, furono ancora più rapide e profonde che all’inizio degli Anni 30, ma fu solo un accenno di quanto avrebbe potuto accadere.
Christina Romer, che fu a capo dei consiglieri economici del presidente Obama nel suo primo mandato, osservava guardando disoccupazione e altro che la crisi recente «impallidisce a confronto con quella degli Anni 30».
Semplificando molto, due motivi di fondo di questa differenza possono essere ricordati.

Dai debiti monstre al boom immobiliare: le analogie con la Great Depression

La risposta delle autorità, monetarie soprattutto, è stata massiccia nel 2008-09 e dopo e lo è tuttora, avendo fatto tesoro della critica di fondo lanciata alle banche centrali per come si comportarono 80 anni fa, e cioè di aver fatto troppo poco per assicurare capitali.
L’altro motivo è l’esistenza di una rete sociale di protezione, forte particolarmente in Europa, ma non certo assente negli Stati Uniti dove furono appunto le sofferenze della Gd ad avviare la creazione di uno stato sociale.
Il sistema inoltre, imprese e famiglie, ha riserve assai più consistenti che negli Anni 30, e anche a queste sta facendo appello.
LO STUDIO DI EICHENGREEN. Lo storico dell’economia Barry Eichengreen (Berkeley) ha pubblicato l’anno scorso un corposo studio (Hall of Mirrors) che mette a confronto Gd e Gfc, parte dalla profonda conoscenza degli Anni 30 che fa di Eichengreen forse il maggior esperto oggi sulla Gd, e vede similitudini e differenze.
Ci sono in entrambe le crisi personaggi analoghi nella finanza più disinvolta; ci sono sempre debiti giganteschi e un boom immobiliare; c’è in Europa una realtà monetaria (l’euro) che tende a riproporre le stesse rigidità monetarie che 80 anni fa furono legate al sistema di ancoraggio all’oro al quale tutte le principali monete erano tornate dopo la Grande Guerra.
Tra le differenze Eichengreen vede prima di tutto la risposta. Il comportamento è stato opposto rispetto a quella adottato dopo il crollo borsistico del 1929 e i fallimenti bancari: denaro a volontà questa volta, e fin troppo, secondo alcuni.
IL RUOLO DELLO SHADOW BANKING. Ma se il passato ha aiutato in questo senso, ha anche impedito di vedere bene, sostiene Eichengreen, un aspetto nuovo della Gfc è cioè il ruolo nella crisi e ancora oggi dello shadow banking, dell’enorme settore finanziario non bancario, che è stato al cuore dei problemi. E che rischia di esserlo ancora, sostiene Eichengreen, perché poco è stato fatto per imbrigliarlo.
Si è parlato molto di banche, si è fatto qualcosa per spuntare le loro avventure nella finanza innovativa, ma poco per neutralizzare quest’ultima.
La crisi del 2008 c’è stata perché non si era capito come funziona l’economia moderna, sostiene l’ex governatore della Banca d’Inghilterra, Mervyn King. E nemmeno oggi lo si è capito davvero.
La prova è in una crescita economica che non è «né forte, né sostenibile, né equilibrata», e con le banche centrali «intrappolate in una politica di basso costo del denaro perché legate all’idea che la soluzione di una domanda asfittica sta in ulteriori stimoli monetari».
INCOGNITE DAGLI USA ALL'UE. Molte altre cose sono diverse rispetto agli Anni 30, quando l’economia industriale del mondo era legata essenzialmente a due aree, Europa occidentale e Nordamerica, con a Est l’appendice giapponese.
Negli ultimi 30 anni 1,5 miliardi di lavoratori sono entrati, in Asia soprattutto, nel sistema industriale e hanno conquistato e reclamano la loro parte, il che non sempre allarga, ma anche restringe la nostra torta.
Comunque, siamo abituati a vedere in economia, e in politica, gli Anni 30 come uno spartiacque, c’è il prima e c’è il dopo.
È meglio abituarsi a vedere anche il nostro decennio come uno spartiacque. Fenomeni come Trump e Sanders, due movimenti di protesta come mai in queste dimensioni la politica americana aveva visto (insieme, alle primarie, i loro voti stanno facendo la nuova maggioranza americana), e la fatica in Europa a tenere dritta la barra sotto l’attacco dei partiti neo-nazionalisti, sciovinisti, antieuropeisti, ci dicono che sul tavolo si stanno redistribuendo le carte. E nessuno sa chi alla fine controllerà il mazzo.

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