Pop.Vicenza: sì a Spa con 81,95% voti
BORSA 29 Aprile Apr 2016 1808 29 aprile 2016

BpVi, la Consob ha già pronta la deroga per Atlante?

La quotazione possibile solo con un'eccezione. Intanto i vecchi soci perdono più delle vittime di Etruria.

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Solo 5 mila soci, dei 117 mila azionisti originari, hanno scommesso sull'aumento di capitale della Banca popolare di Vicenza concluso il 29 aprile: praticamente uno ogni 23 ha deciso di partecipare. E così la ricapitalizzazione da 1,5 miliardi, al prezzo di 0,10 centesimi per azione, verrà sostenuta per circa il 91% da Atlante. Cioè il fondo della Quaestio sgr - privato e partecipato da 67, tra banche, assicurazioni, fondazioni, più la Cassa depositi e prestiti - progettato nelle stanze del ministero dell'Economia (e in quelle della Fondazione Cariplo) per salvare gli istituti di credito italiani o ripulirli dalla sofferenze bancarie.
Senza Atlante, ha spiegato il presidente del fondo Alessandro Penati, l'istituto di credito avrebbe rischiato il bail in. E su questo ci sono pochi dubbi. Ma forse, stando al contratto di garanzia firmato con Unicredit, sarebbe più corretto dire che la banca di Ghizzoni avrebbe dovuto a sua volta avviare una ricapitalizzazione.
DEROGA SU DEROGA. Atlante, subentrato a Unicredit all'ultimo nel garantire l'aumento di capitale, sborserà per BpVi 1,35 miliardi: più di un quarto dei 4,25 miliardi a sua disposizione.
Secondo il suo statuto il fondo non sottoscrive più del 75% della singola emissione, a meno che sia necessaria una quota maggiore «ai fini del buon esito dell'operazione». Esattamente il caso della Bpvi.
Il fondo non dovrebbe nemmeno essere coinvolte in operazioni che prevedano un'offerta pubblica di acquisto. E infatti per acquistare più del 50% della banca vicentina, ha dovuto attendere l'autorizzazione di Bce e Bankitalia per essere esentato dal lanciare l'Opa.
E ora, di nuovo, per capire se BpVi potrà quotarsi in Borsa serve un'ulteriore deroga della Consob. Secondo la normativa, infatti, per le società quotate all'Mta servirebbe un flottante (capitale effettivamente circolante sul mercato) minimo del 25%. Ma con Atlante a salvare la banca, siamo ben al di sotto. Eppure già il 20 aprile, quando ancora il fondo non aveva ricevuto la prima autorizzazione della Consob, l'ad di Unicredit Ghizzoni spiegava che l'autorità per la Borsa «decide il flottante che alla fine ritiene necessario, quindi vedremo cosa deciderà. C'è una regola ma anche la possibilità che Consob» modifichi questa regola. Un'altra ancora.


Insomma l'authority deve decidere se il flottante sul mercato sarà «adeguato», altrimenti addio Borsa. Una delle ipotesi più accreditate è che il fondo possa essere considerato un Organismo di investimento collettivo del risparmio, cioè un fondo di investimento comune, il cui capitale secondo le normative sarebbe conteggiato interamente come flottante - e non ci si pensi più.
Poco importa che le quote di Atlante siano in mano non a risparmiatori, ma a istituti di credito, fondazioni o Cdp, e che il fondo sia chiuso, temporaneamente, a ulteriori partecipazioni, da giorni si specula sulla probabile deroga della Consob.
L'ECCEZIONE AL SISTEMA? Tutti gli attori coinvolti, da Iorio a Ghizzoni, sembrano abbastanza convinti di ottenere il via libera alla quotazione. Iorio aveva parlato di 'quasi certezza': o stava vendendo l'invendible o scommetteva sul semaforo verde. Popolare di Vicenza si confermerebbe così l'eccezione del sistema. O meglio l'eccezione sostenuta dal sistema. Quasi come all'epoca di Gianni Zonin.
La posta in gioco è alta e di certo non può essere sottovalutata: migliaia di posti di lavoro e di correntisti. E in secondo luogo gli impegni richiesti dalla Bce, cioè «l'approvazione congiunta» di trasformazione in spa, aumento di capitale e quotazione in Borsa. Vero è anche che per la prima volta il governo italiano è riuscito a strutturare un veicolo 'di sistema' ma che formalmente non viola le regole Ue. Ma l'approdo sul mercato della PopVi resta comunque un'eccezione alle regole di mercato.
CON IL SALVA BANCHE 80% DI RIMBORSI. E di certo non ci guadagnano i vecchi soci che, come risulta dalla bassissima adesione all'aumento, non avevano più nulla da perdere: sono stati danneggiati più degli obbligazionisti delle quattro banche fallite, per cui proprio il 29 aprile sono stati approvati rimborsi fino all'80%. Certo potrebbero attendere di vedere il titolo riprendere il volo, ma in tempi brevi è davvero impensabile.
Penati ha spiegato che «per la ristrutturazione di una banca ci vogliono 3 anni, ma io conto di riuscirci, se possibile, anche in 18 mesi». Se si riesce ad uscire in 18 mesi, ha aggiunto Penati, «sono Warren Buffet. Però ci tento». E se la quotazione non andasse in porto, le alternative, ha detto, «sono tante». Quali? «Vendere la Banca, fonderla, spezzettarla» o, una volta ristrutturata, «posso fare una Ipo ad un prezzo più alto». Parole che sono uno schiaffo in faccia alle associazioni dei piccoli azionisti, alcune delle quali avevano proposto lo spezzatino mesi e mesi fa e si erano sentite ridere in faccia. Ma questa per ora sembra solo l'ultima opzione del mazzo.

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