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ANALISI 30 Aprile Apr 2016 1400 30 aprile 2016

Obama, la sua eredità economica in sette punti

Estensione dei sussidi. Riforma sanitaria. Limiti agli speculatori. Meno tasse. Più salari. Libero commercio e no all'austerity. Il testamento di Barack in pillole.

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5 febbraio 2016, Barack Obama presenta i dati sulla disoccupazione, scesa per la prima volta sotto il 5%.

L'economia americana rallenta.
Nel primo trimestre del 2016 il Pil è cresciuto dello 0,5%, sotto le attese degli analisti, che scommettevano su un +0,7%.
Si tratta del tasso più basso degli ultimi due anni, causato da una frenata dei consumi, saliti dell'1,9% contro il +2,4% degli ultimi tre mesi del 2015.
Nonostante ciò, negli ultimi anni l'economia americana è riuscita a uscire dalla crisi del 2008 in maniera più brillante rispetto a quelle europee, per non parlare di quelle dei Paesi in via di sviluppo.
BENE OCCUPAZIONE E DEBITO. Otto anni dopo l'inizio della recessione, e sette anni dopo l'insediamento di Barack Obama, negli Usa i posti di lavoro nel settore privato sono aumentati per 73 mesi consecutivi (circa 14,4 milioni di posti in più in tutto), la disoccupazione è stata dimezzata dal 10% al 5%, il deficit di bilancio è sceso di circa 1.000 miliardi.
La realtà per le famiglie americane, allo stesso tempo, è quella di una riduzione delle entrate di 4 mila dollari dall'epoca di Bill Clinton.
La diseguaglianza economica, inoltre, è aumentata, con l'1% degli americani che si è avvantaggiato di più della metà dei recenti risultati nella crescita dei redditi.
NON C'È PERCEZIONE DEI MIGLIORAMENTI. Anche per questo, se si chiede a un americano medio cosa ne pensa dell'andamento dell'economia, difficilmente si otterranno risposte entusiaste.
Il New York Times ha chiesto al presidente di spiegare queste contraddizioni, e di pesare l'eredità che lascia all'America a meno di un anno dalla fine del suo secondo e ultimo mandato.
Lettera43.it ha riassunto le scelte e le manovre della sua amministrazione in sette punti.

1. La spinta per uscire dalla recessione: pacchetto da 787 miliardi

Nel febbraio 2009, il Congresso ha approvato il pacchetto da 787 miliardi di dollari proposto da Obama per contrastare la crisi.
Il piano prevedeva il taglio delle tasse, l'estensione dei sussidi di disoccupazione e il finanziamento di opere pubbliche. Sei mesi dopo la crescita del Pil era tornata in positivo.
I REPUBBLICANI CONTRO GLI STIMOLI. All'inizio, l'opposizione agli stimoli economici era enorme.
I repubblicani etichettarono la manovra come una scelta irresponsabile che non avrebbe fatto altro che aumentare il debito.
Persino all'interno dell'amministrazione molti erano scettici. Ma per Obama quella è stata la scelta migliore in assoluto.
«Paragono la nostra performance economica ai precedenti storici di Paesi in uscita da delle crisi», ha dichiarato, «e con questo metro, noi abbiamo fatto meglio di qualsiasi altro grande Paese nella storia moderna».
«COMUNICAZIONE SBAGLIATA». Il problema, secondo il presidente, è che «se fossimo stati in grado di essere più efficaci a comunicare alla gente tutti i nostri risultati, avremmo potuto mantenere la maggioranza alla Camera» e in questo modo agire più liberamente sul piano legislativo.
«Se chiedete a qualcuno in strada», spiega Obama, «se il deficit è sceso o salito durante la mia presidenza, il 70% ti dirà che è salito».

2. Gli effetti positivi a lungo termine dell'Obamacare: permette di investire

Il 21 marzo 2010, l'Obamacare ha rivoluzionato l'assistenza sanitaria.
Sei mesi dopo, le preoccupazioni sui costi del programma aiutavano i repubblicani a ottenere la maggioranza alla Camera nelle elezioni di mid-term.
Ma perché la sanità andava riformata? L'aumento dei costi nel settore minacciava di superare il budget per tenerlo in piedi, e la qualità del welfare era una delle peggiori nel cosiddetto primo mondo.
GRANDE IMPATTO SULL'ECONOMIA. La riforma è stata la più importante della legislazione Obama, e sarà anche probabilmente quella che definirà le sue politiche nella storia.
È stata largamente considerata come un programma di assistenza sociale, ma la legge ha avuto anche un impatto crescente sull'economia in generale.
L'industria sanitaria rappresenta il 17,5% del Pil americano, e le spese sanitarie coprono l'8% dei bilanci familiari.
«MENO INSICUREZZA SUL FUTURO». «Nel lungo termine», ha spiegato al Nyt Gene Sperling, ex direttore del National Economic Council, «la riforma verrà vista come uno dei massimi traguardi di Obama non solo a livello sociale, ma anche economico. Perché riduce l'insicurezza nella popolazione e permette di investire nel futuro più serenamente».

3. La battaglia contro Wall Street e le banche: regole più severe

Nel luglio 2010, il Dodd-Frank Wall Street Reform Act ha incrementato la regolamentazione degli otto settori economici che avevano portato alla crisi.
Con la riforma, le regole sui mutui e sul credito in generale sono diventate più severe, e sono stati emessi sotto stretta sorveglianza gli hedge fund e le banche cosiddette “too big to fail”.
LIMITI ALLE SPECULAZIONI. La Dodd-Frank ha posto un limite all'impiego dei derivati più rischiosi, come i Credit default swap e i future sulle commodity. La riforma ha inoltre creato un sistema per liquidare le banche fallimentari senza rifarsi sui contribuenti.
BACCHETTATI I 'RICCONI'. A causa di queste politiche, le relazioni tra Obama e Wall Street, negli anni, non sono mai state molto amichevoli.
Nel dicembre 2009, il presidente non si era trattenuto dal bacchettare i banchieri. «Non mi sono candidato alla presidenza per aiutare un gruppetto di “fat cat” (ricconi, ndr) di Wall Street», aveva detto durante uno show televisivo, «ma loro ancora non l'hanno capita. Non ci arrivano».

4. Il taglio delle tasse: uno stimolo addizionale da 858 miliardi

Nel dicembre 2010, Obama e il Congresso hanno aggiunto uno stimolo addizionale all'economia nella forma di un taglio delle tasse di 858 miliardi di dollari.
Il pacchetto aveva in sé tre componenti: un'estensione da 350 miliardi dei tagli dell'amministrazione Bush, un incremento di 56 miliardi ai sussidi di disoccupazione e una riduzione di 120 miliardi sulle tasse sul lavoro.
Il mondo degli affari ricevette 140 miliardi in termini di tagli per le tasse sui capitali e 80 miliardi in incentivi alla ricerca e allo sviluppo.
COLPITE LE FASCE PIÙ RICCHE. «Persino i progressisti non apprezzarono appieno il grado in cui il budget per il 2011 non solo allontanava un potenziale default, ma effettivamente limitava i possibili danni di un Congresso desideroso di imporre l'austerity su una già fragile ripresa», ha spiegato Obama, «e con la mia vittoria nel 2012 e l'abrogazione dei tagli alle tasse per il 2% della popolazione più ricco, siamo riusciti a ottenere un enorme risultato»

5. Il Tpp e i negoziati per il Ttip: avanti tutta sul libero commercio

Il 5 ottobre 2015, il team di Obama ha iniziato le trattative con altri 11 Paesi affacciati sul Pacifico per il Trans-Pacific Partnership (Tpp), poi firmato il 4 febbraio 2016.
Il trattato rimpiazza il Nafta come il più grande accordo al mondo per il libero commercio.
Il Tpp ha rimosso i dazi doganali sulle merci scambiate tra i Paesi firmatari con lo scopo di agevolare il commercio.
SI TRATTA CON L'UNIONE EUROPEA. L'amministrazione sta ancora negoziando con l'Unione europea un accordo simile, il Transatlantic Trade and Investment Partnership (Ttip).
Il Ttip renderebbe possibile la libera circolazione delle merci, faciliterebbe il flusso degli investimenti e l'accesso ai rispettivi mercati dei servizi e degli appalti pubblici.
L'accordo, che porterebbe alla creazione della più grande area di libero scambio esistente, ha ricevuto anche molte critiche per i rischi che comporterebbe per le piccole produzioni locali europee, per la circolazione di Ogm e prodotti di scarsa qualità e per la difficoltà di controllo su prodotti fondamentali come i farmaci.
«REGOLAMENTARE TREND IRREVERSIBILI». «Ho portato avanti il Tpp», ha spiegato Obama, «non perché non sia consapevole dei fallimenti di precedenti trattati e dei danni alla nostra economia in conseguenza alla globalizzazione, ma perché la mia valutazione è che certi trend (la liberalizzazione dei commerci, ndr) siano irreversibili, e quindi è meglio che creiamo delle regole prima possibile affinché migliorino le condizioni di lavoro e di sostenibilità ambientale Oltreoceano».

6. L'aumento del salario minimo: da 5,15 dollari all'ora a 10,10

Nel 2010 Obama ha favorito l'aumento del salario minimo federale portandolo da 5,15 dollari all'ora a 7,25 dollari, e ha messo fine all'ostruzionismo politico che voleva fermare la legge.
Nell'aprile 2014, il presidente ha spinto per un ulteriore aumento del salario minimo a 10,10 dollari.
«POTEVAMO FARE DI PIÙ». Obama ha sostenuto che «se paghi bene la gente, ci sono più soldi nelle tasche di tutti, e tutti lavorano meglio». Nonostante l'aumento sia stato alla fine ottenuto, il presidente ha dichiarato che «avremmo potuto alzare i salari più velocemente di come abbiamo fatto. E questo mi tiene in piedi la notte, a volte».

7. Le nomine della Fed e la politica monetaria espansiva: no all'austerity

A mettere alla guida della Fed (Federal reserve bank) Janet Yellen, il 3 febbraio 2014, è stato Obama.
La Yellen ha mantenuto la politica monetaria espansiva avviata dal suo predecessore, Ben Bernanke, senza la quale probabilmente la ripresa non sarebbe avvenuta così velocemente.
JANET LA GENEROSA. Il principale controllo diretto sull'economia, infatti, ce l'ha proprio la Fed, e il merito di Obama consiste nell'aver scelto un'economista di cui conosceva le idee anti-austerity e per una politica monetaria molto generosa.
I critici di Obama, come il nuovo speaker della Camera Paul Ryan, hanno cercato di dare tutto il merito della ripresa a Yellen e Bernanke, oltre che a sostenere che sarebbe arrivata in qualsiasi caso.
Senza il sostegno di Obama, però, né Bernanke né la Yellen avrebbero potuto attuare le politiche economiche che si sono, finora, dimostrate efficaci.

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