La disoccupazione in Italia
ANALISI 1 Maggio Mag 2016 0800 01 maggio 2016

Primo maggio, i numeri del lavoro in 18 infografiche

L'Italia festeggia il Primo maggio. La disoccupazione cala, ma le morti crescono. Imprenditorialità, giovani, posti vacanti e contratti irregolari: i dati in 18 grafici.

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In corteo a manifestare, sul palco del Concertone per rivendicare i diritti.
Ma anche nel 2016 il Primo maggio l'Italia ha poco da festeggiare: di lavoro si muore ancora.
L'Inail ha diffuso le stime sul 2015: se gli infortuni sono diminuiti del 4% rispetto al 2014, le morti sono tornate a crescere. Secondo gli Open data Inail nel 2015 il numero delle denunce per infortuni mortali sul lavoro ha superato quota mille arrivando a 1.172.
L'istituto ha però pubblicato anche i dati definitivi degli anni precedenti mostrando un trend in diminuzione, sia nel numero di morti sia negli incidenti: tra il 2010 e il 2014 il numero delle morti bianche è sceso infatti del 24,21%.
DATI POSITIVI PER IL 2016. Dalle prime rilevazioni Inail si nota che nei primi tre mesi dell'anno il numero di denunce per incidenti mortali è sceso del 14,6% passando dai 206 del primo trimestre del 2015 ai 176 del primo trimestre di quest'anno.
RECORD IN LOMBARDIA. A pagare il tributo maggiore è sempre il Nord: in particolare la Lombardia, seguita da Emilia Romagna, Veneto e Piemonte.
Al centro la maglia nera spetta al Lazio, mentre al Sud alla Puglia.
Stesso discorso anche per gli infortuni che colpiscono le stesse regioni regioni.
Se l'industria è il settore più colpito in termini di morti, la gran parte degli incidenti è distribuita in modo uguale tra il settore secondario e il terziario.

Settori di occupazione: il terziario è quello trainante

A livello di occupazione il settore traninante resta il terziario, quello dei servizi.
Nel tempo però sono cambiati anche gli altri due.
IL PRIMARIO ORA CRESCE. Da un lato il primario nel 2015 ha registrato un aumento per la prima volta dopo anni di riduzioni, anche se lontani dai numeri di 10 anni prima.
Anche l'industria ha visto un leggero cambiamento.
Dopo il continuo declino degli ultimi otto anni, nel 2015 ha registrato una sostanziale parità con il 2014.

Disoccupazione: si torna ai livelli del 2012

I dati diffusi dall'Istat mostrano timidi segni positivi.
A marzo 2016 il tasso di disoccupazione è sceso sotto quota 12 fermandosi a 11,4% e tornando ai livelli del 2012.
Con un calo di circa un punto percentuale rispetto allo stesso periodo del 2015.
Giù anche la disoccupazione giovanile che torna ai livelli del 2012, al 36,7% con una contrazione del 5,4% rispetto allo stesso periodo del 2015.
Questi dati sembrano confermare il trend degli ultimi anni.
Seguendo la serie storica del tasso di disoccupazione si nota che dal 2015 la curva inizia ad assumere una parabola discendente, passando dal 12,7% del 2014 all'11,4% di marzo 2016.
PAGA DI PIÙ IL SUD. Intanto a pagare il tributo più alto alla disoccupazione è il Sud, con differenze marcate rispetto al Nord.
La regione italiana che ha reagito meglio alla crisi è il Trentino che insieme con il Sud-tirolo ha fatto segnare un tasso pari al 5,3% nel 2015.
In fondo alla classifica Calabria e Sicilia, rispettivamente al 22,9% e 21,4%.

Imprenditorialità giovanile e femminile: un tasso che diminuisce

Sarebbe semplice pensare che la crisi abbia spinto molti a cercare fortuna in proprio, ma questo è corretto solo fino a un certo punto.
Se è vero che lì dove la disoccupazione è maggiore, maggiore è il tasso di imprenditorialità giovanile, è anche vero che negli anni questo tasso è andato diminuendo.
L'imprenditorialità femminile invece è a macchia di leopardo.
La regione più rosa è il Molise, ma anche il Nord si difende bene con oltre il 28% di imprese femminili in Friuli Venezia Giulia.

Niente lavoro e niente scuola per un giovane su quattro

Li chiamano Neet (Not in Education, Employment or Training) giovani tra i 15 e 29 anni che scelgono di non lavorare e non studiare.
Anche in questo caso al Sud si conferma una terra di sconforto e abbandono.
Se la media nazionale è del 26%, in Sicilia si registra una punta del 40%, in Calabria del 38 e in Sardegna del 34%.
I più impegnati restano veneti e trentini con valori che non superano il 20%.

Posti di lavoro vacanti: pochi ma in aumento

Se i valori della disoccupazione da oltre 10 anni sopra il 10% fanno pensare a una mercato del lavoro saturo, l'Istat ha calcolato anche quali sono i lavori con posti vacanti.
IN TESTA LA COMUNICAZIONE. In testa gli impieghi nei servizi di comunicazione seguiti da industria e istruzione.
In realtà i valori non sono molto alti, ma mostrano un mercato del lavoro leggermente aperto anche perché la rilevazione tiene conto anche dei posti che si stanno per liberare.

Lavoratori dipendenti e autonomi: in testa gli operai

L'Italia rimane un Paese per lavoratori dipendenti.
In testa restano gli operai, ma aumentano anche impiegati e quadri.
Tra i lavoratori autonomi calano i lavoratori inquadrati come artigiani, salgono quelli nel commercio in crescita costante dal 2011.

Il lavoro illegale: la regione più corretta è il Trentino

Nella sua rilevazione l'Istat individua come lavoro irregolare ogni forma lavorativa che non rispetta la legislazione.
Non solo lavoro in nero senza contratto, ma anche quelli svolti con contratti che non rispecchiano tempi e mansioni, come lavori svolti da persone inquadrate in realtà come studenti.
Le regioni più corrette sono il Trenitino, la Lombardia e l'Emilia-Romagna.
A Sud la palma di regione con il maggior numero di irregolarità è la Calabria, seguita dal Molise e Sardegna.
Negli anni il tasso di irregolarità si è mantenuto costante e da oltre 10 anni non scende sotto un fisiologico 12%.

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