Borsa: Milano apre in calo, -0,54%
CREDITO 2 Maggio Mag 2016 1619 02 maggio 2016

BpVi, Borsa italiana dice no alla quotazione

Salta la quotazione. Atlante prende tutto. Tempesta a Piazza Affari.

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La quotazione quasi certa non esisteva. Borsa italiana non ha approvato l'approdo sul mercato della Banca popolare di Vicenza, perché «non sussistono i presupposti per garantire il regolare funzionamento del mercato», è scritto nella nota con cui il 2 maggio Piazza Affari dà conto della decisione e annuncia che «il provvedimento di ammissione delle azioni della Banca Popolare di Vicenza S.p.A. n. 8199 del 20 aprile 2016 è da considerarsi decaduto». Il nodo ovviamente è il flottante: il capitale effettivamente in circolazione sul mercato, cioè le azioni acquistate dal pubblico retail è arrivato solo al 7,6%% rispetto al 25% richiesto da regolamento. E la deroga ventilata nei giorni scorsi da Federico Ghizzoni, ad di Unicredit, non è arrivata.
La Borsa, nel suo comunicato, spiega la scelta elencando i risultati dell'offerta di titoli da parte di BpVi.
AI VECCHI SOCI IL 2,86, AL PUBBLICO SOLO LO 0,36%. In particolare, la Popolare di Vicenza avrebbe avuto un unico soggetto, Atlante, in possesso del 91,72% del capitale sociale. Dieci investitori instituzionali avrebbero detenuto il 5,07%, ma lo 0,1% sarebbe diviso tra nove investitori e il 4,97% sarebbe nelle mani di Mediobanca, richiamata a fare la sua parte nell'operazione di sistema. E però non basta visto che la sua quota non sarebbe calcolata nel flottante.
Il pubblico indistinto avrebbe detenuto lo 0,36% e i vecchi soci verrebbero a detenere il 2,86% del capitale sociale. Insomma una ripartizione a dir poco insufficiente percheé la banca possa essere quotata.
ORA ATLANTE SPENDE 1,5 MILIARDI. Cosa succede ora? Come già spiegava il comunicato dalla Popolare del 30 aprile 2016, senza quotazione il fondo Atlante sottoscriverà 15 milioni di azioni al prezzo di 0,10 centesimi per un totale di 1,5 miliardi, arrivando a una partecipazione del 99,33% e diventando azionista di controllo. Dei 4,25 miliardi raccolti da Atlante, tra 67 banche e fondazioni, ben un terzo saranno impiegati per Vicenza. Facile capire perché i titoli bancari sono andati in profondo rosso sulla piazza di Milano.
A domanda precisa sul possibile fallimento della quotazione, il presidente del fondo gestito dalla Quaestio sgr, Alessandro Penati, aveva detto le alternative «sono tante». Quali? «Vendere la Banca, fonderla, spezzettarla» o, una volta ristrutturata, «posso fare una Ipo ad un prezzo più alto». Esattamente il finale ipotizzato mesi fa dai vecchi soci, rimasti sempre inascoltati.
Intanto a Vicenza si consolano: correntisti e obbligazionisti sono stati messi al riparo dal bail-in.
Ragionamento ribadito anche da Ghizzoni che ha definito la quotazione «abbastanza indifferente». «L'importante», ha detto Ghizzoni, «è che la banca abbia capitale a sufficienza per poter lavorare tranquillamente e questo obiettivo è stato raggiunto».

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