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L'ULTIMO MARXIANO 3 Maggio Mag 2016 0900 03 maggio 2016

Il neoliberismo ci ruba anche il diritto alla salute

Per il vangelo della competitività assoluta deve sopravvivere il più adatto. Cioè colui che dispone del contante.

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«Salute, cala per la prima volta l'aspettativa di vita. Italia fra ultimi paesi in Ue in spesa per prevenzione»: così riferisce, in questi giorni di aprile, il quotidiano Repubblica.
I dati del “Rapporto Osserva Salute” del 2015 sul benessere e sulla qualità dell'assistenza medica nelle diverse Regioni italiane parlano chiaro.
E ci dicono che siamo gli ultimi negli investimenti per prevenire le malattie. Non solo: ci suggeriscono anche che oltre la metà degli italiani risulta essere in sovrappeso, e che aumentano gli astemi e calano lievemente i fumatori. Soprattutto, ci segnalano che si accentua il divario fra il Nord e il Sud nella speranza di vita.
SERVE UN'INDAGINE SULLE CAUSE. È bene che ciò si sappia, che la notizia circoli. Ma non è sufficiente. Un’analisi seria dovrebbe indagare anche sulle cause. Con la grammatica di Aristotele, all’esposizione del “che” (oti) occorre far seguire quella del “perché” (diòti): il vero conoscere è conoscere per cause.
Tutto il resto rimane chiacchiera di superficie, vuoto intrattenimento da salotto e “si dice” che decanta nel corso di due giorni al massimo.
Che dire, dunque, di questa notizia? Come commentarla? Quali cause individuare a fondamento di ciò?
In termini generalissimi, possiamo dire che è l’esito necessario dello scenario in cui, dopo il 1989, trionfano su tutto il giro d’orizzonte il dogma della competitività e il vangelo della concorrenza globale.
C'ERANO UNA VOLTA I DIRITTI INTOCCABILI. “Siate competitivi!”, ripetono i signori del mondialismo, i magnati della finanza e gli irresponsabili politici che, a destra come a sinistra, figurano ormai solo come i maggiordomi dell’economia finanziarizzata.
Quelli che un tempo, grazie a battaglie sociali e alla presenza della pur contraddittoria Unione Sovietica, erano diritti sociali intoccabili (scuola, sanità, maternità, ecc.), vengono ora spazzati via mediante “riforme” che tali sono solo per i dominanti. Vince il capitale, senza più limitazioni sociali, politiche e geopolitiche: trionfa quello che nei Quaderni del carcere Gramsci già chiamava, senza perifrasi, «il liberalismo più o meno deificato» (p. 437).
IL VANGELO DELLA COMPETITIVITÀ ASSOLUTA. E di che vi stupite, dunque, voi che amate il libero mercato e la competitività? Tra le regole del vangelo della competitività assoluta, non v'è forse anche quella per cui, in perfetto stile darwiniano, deve sopravvivere il più adatto, cioè colui che dispone del contante? Non v’è forse anche la sacra legge che i “lacci e i lacciuoli” dello Stato debbono essere recisi e deve trionfare sempre e solo quella legge del mercato che può facilmente portare all’annientamento dei più deboli?
Continuate a fare le vostre tirate contro il comunismo, il fascismo, il castrismo, il leninismo: l'importante per voi è che non si parli mai dei vostri crimini.
Continuate a denunciare i totalitarismi passati, di modo che non emerga il carattere totalitario della vostra società di mercato: «L’epoca tende al totalitarismo anche dove non ha prodotto stati totalitari» (H. Marcuse, Eros e civiltà).

Twitter @DiegoFusaro

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