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PREVIDENZA 4 Maggio Mag 2016 0800 04 maggio 2016

Lavori usuranti, il prepensionamento resta un miraggio

Svolgono mansioni faticose in orari notturni. Potrebbero anticipare la pensione. Ma burocrazia e Fornero glielo impediscono. E il governo "ruba" loro i fondi.

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L'ex ministro del Lavoro, Elsa Fornero.

C’è chi ha meno di 67 anni e spera nell’attivismo dei “nemici” Giuliano Poletti e Tito Boeri per contravvenire ai paletti della Fornero e andare in pensione prima del dovuto.
C’è chi potrebbe tranquillamente svicolare dai limiti della riforma e invece è costretto a restare al lavoro. E in posti non certo agevoli come catene di montaggio, miniere o alla guida di treni o autobus.
Il tutto con l’aggravante del turno di notte.
Parliamo degli usuranti: da almeno il 2012 il ministero e l’Inps non autorizzano nessun prepensionamento a questo tipo di lavoratori. E al danno segue la beffa: gli 1,7 miliardi di euro che il governo stanzia ogni anno per finanziarne l'uscita o non viene utilizzato oppure viene trasferito ad altri capitoli.
LA BEFFA PER I PIÙ DEBOLI. Alla base di questo ritardo il combinato disposto tra due rigidità: le complesse pratiche burocratiche imposte dalla normativa ai soggetti interessati e l’innalzamento dell’età voluto dalla Fornero.
Possono andare in pensione da quest’anno coloro che hanno una anzianità contributiva minima di 35 anni, una età minima pari a 61 anni e sette mesi e il contestuale perfezionamento del quorum 97,6.
IL MURO DELLA BUROCRAZIA. Secondo l’economista Giuliano Cazzola, in passato segretario confederale della Cgil e vicepresidente della commissione Lavoro della Camera in quota Pdl, «le cose andavano male già prima dell’arrivo della Fornero. C’era già un problema di documentazione per dimostrare di aver lavorato in condizioni difficili, se nel 2011 con Maurizio Sacconi al ministero (che ereditò le norme volute da Cesare Damiano) le pratiche accolte furono 3 mila sulle 11 mila presentate».
La burocrazia infatti si dimostra per gli usuranti un Moloch insormontabile. Cazzola vede come «unica soluzione quella di ricorrere ad autocertificazione del datore di lavoro per velocizzare le procedure». Che invece oggi devono attestare tutti i passaggi, giorno per giorno, da un'attività rischiosa a un'altra.

Le risorse dedicate vengono utilizzate per altri fini

Il premier Matteo Renzi e il ministro del Lavoro Giuliano Poletti.

Fatto sta che è un’attività non meno usurante confrontarsi soltanto con le scartoffie.
Bisogna dimostrare di avere una continuità aziendale di almeno 10 anni.
E bisogna aver «lavorato in spazi ristretti» come intercapedini, impalcature o pozzetti.
A tutto questo poi si è aggiunto il sistema delle quote voluto dalla Fornero che, dice Cazzola, «gli ha tagliato via tre anni».
UN BANCOMAT PER PALAZZO CHIGI. Gli ultimi sono stati anni molto difficili per cavatori, palombari e tutti quelli che prestano attività per almeno tre ore nell'intervallo compreso tra la mezzanotte e le cinque per l'intera durata dell'anno lavorativo oppure sei ore per almeno 78 giorni l'anno. Anche perché hanno visto le risorse destinate loro disperdersi in altri rivoli.
Il Fondo per il pensionamento anticipato in favore degli addetti alle lavorazioni particolarmente faticose è nato nel 2009 con una dotazione da 83 milioni di euro. Ai quali si sono aggiunti 200 milioni nel 2010, 312 milioni nel 2011, 350 milioni nel 2012, 383 milioni sia nel 2013 sia nel 2014 e 233 milioni lo scorso anno. Ma questo monte di risorse, invece di essere speso per gli esodati, è servito come bancomat per altre misure.
NIENTE SCONTI. Nel 2014 il governo ha usato 150 milioni per la Legge di Stabilità, che prevedeva tra gli altri gli incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato con il contratto a tutele crescenti.
L’anno dopo altri 150 milioni sono stati utilizzati per finanziare la no tax area per i pensionati, che prevede in questa direzione altri prelievi da 140 milioni per il 2017, 110 milioni per il 2018, 76 milioni per il 2019 e 30 milioni per il 2020.
Se non bastasse, altri 100 milioni serviranno per la copertura degli oneri finanziari derivanti dal divieto di cumulo di riscatto della laurea, mentre 250 milioni incrementeranno il Fondo sociale per l’occupazione e la formazione. Come se l’esecutivo sapesse che da qui ai prossimi anni nessun 'usurato' avrà diritto a uno sconto sulla pensione.

Twitter @FrrrrrPacifico

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