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CONTI ALLA MANO 5 Maggio Mag 2016 1629 05 maggio 2016

Tasse, Renzi punta a farsi finanziare dalla Ue

Il premier promette 50 miliardi di tasse in meno. Oltre a sconti sulle pensioni. Ma cala il recupero dell'evasione. Serve più flessibilità da Bruxelles. Che nicchia.

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Matteo Renzi con Angela Merkel.

A Roma Matteo Renzi promette 50 miliardi in meno di tasse in due anni. Eppoi uno sconto pensionistico agli over 60 che da solo costa tra i 5 e i 6 miliardi, oltre ai 3,5 miliardi già garantiti al mondo della cultura.
Per non parlare della cancellazione del bollo auto: 6 miliardi di gettito in meno, più di quanto garativa all'erario l'Imu sulla prima casa.
A Bruxelles l'Unione europea (e sulla stessa linea è la Bce) invece è convinta che soltanto tra il 2014 e il 2015 l'Italia, nonostante sia saldamente nei parametri di Maastricht, abbia rallentanto il raggiungimento del pareggio di bilancio di sette decimali. Deve quindi 'restituire' tra gli 8 e i 9 miliardi.
ROMA-BRUXELLES SU BINARI OPPOSTI. Le distanze tra Roma e Bruxelles si allargano.
E le direttrici seguite sono a dir poco opposte.
Nei prossimi giorni la Ue dovrebbe finalmente esprimersi sulle richieste dell'Italia di maggiore flessibilità, quei quasi 10 miliardi che nella scorsa manovra Pier Carlo Padoan ha chiesto di spendere in deficit, facendosi scudo col ciclo economico negativo, le riforme e gli investimenti fatti, i costi della prima accoglienza ai profughi.
LA MANOVRA SI ALLONTANA. A guardare soltanto le valutazioni economiche della Commissione, tutto farebbe pensare a una bocciatura seguita alla richiesta di una manovra bis: crescita del Pil nel 2016 dell'1,1% e dell'1,3 nel 2017, mentre il debito risalirà fino al 132%. E il calo del recupero dell'evasione, diminuito in tre mesi del 7,3% (153 milioni), non aiuta.
Invece la manovra bis per quest'anno si allontana: Bruxelles potrebbe accontentarsi della promessa di Padoan di mettere a bilancio una minore spesa per l'assistenza ai migranti.
Ma sullo sfondo già si litiga sulla prossima Legge di Stabilità: l'Ue chiede che il deficit-Pil scenda sotto l'1%. Livello che Padoan punta a raggiungere soltanto l'anno dopo, nella speranza di invertire la dinamica del debito.
FLESSIBILITÀ CONTRO RIGORE. Roma vuole strappare nuova flessibilità sui conti. Con una crescita tanto lenta Renzi può sperare di finanziare le sue promesse fiscali soltanto in extradeficit. Anche perché da qui al 2018 deve disinnescare clausole di salvaguardia che valgano 74 miliardi di Iva in più (15 soltanto quest'anno).
Non può neppure affidarsi al piano di privatizzazioni del Tesoro: 0,5% di Pil nel triennio 2016-2018, 0,3 nel 2019, che l'Ufficio parlamentare di Bilancio ha bollato come «ambizioso».
E non meno ambiziosi sono gli impegni presi da Gutgeld per ridurre la spesa di 25 miliardi solo nel 2016.
Così il premier e il suo ministro giocano tutte le loro carte nella riforma del Fiscal compact, il cui tagliando è previsto per quest'anno.
RISCRIVERE IL FISCAL COMPACT. Roma ha proposto di ricalcolare gli obiettivi finanziari in base al cosiddetto «parametro di sensitività al ciclo economico»: più alta la distanza tra Pil effettivo e Pil potenziale, più un Paese può ottenere misure d'aiuto straordinarie, come per l'appunto sono i margini di flessibilità.
Ma a questa partita - che ha il placet anche di Paesi deboli come Francia e Spagna - è legata ad altre non meno decisive per il futuro dell'Italia e dell'Europa: il completamento dell'unione bancaria, il rilancio dell'unione fiscale, la garanzia europea sui depositi bancari e la nascita di un ministero del Tesoro Ue.

Twitter @FrrrrrPacifico

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