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ANALISI 6 Maggio Mag 2016 1300 06 maggio 2016

Bitcoin, le ombre sul futuro della moneta virtuale

Limite alle transazioni. Tempi di verifica allungati. Scontro tra sviluppatori. La valuta sembra vivere una fase declinante. L'economista Fantacci a L43: «È solo uno strumento speculativo».

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Craig Steven Wright ha affermato di essere l'inventore dei Bitcoin.

Il mistero sembrava essere stato risolto lunedì 2 maggio 2016: l'imprenditore australiano Craig Steven Wright ha rivelato di essere il fantomatico Satoshi Nakamoto, creatore del bitcoin, la valuta virtuale.
Coming out clamoroso che ha diviso la comunità dei bitcoiner tra coloro che credevano all'annuncio e chi invece era scettico.
MANCA LA PROVA. Qualche giorno dopo, il 5 maggio, una parziale marcia indietro: «Mi spiace. Pensavo di potermi lasciare alle spalle anni di anonimato. Ma mentre si susseguivano gli eventi di questa settimana e mi preparavo a pubblicare la prova, non ce l’ho fatta. Non ho il coraggio. Non posso».
Quindi Wright non nega di essere il padre della criptovaluta, ma allo stesso tempo si rifiuta di provarlo adducendo come giustificazione il fatto di voler porre fine alle polemiche scaturite dalla sua dichiarazione.
Nonostante continui a far parlare di sé, a distanza di sei anni l'astro del bitcoin non sembra brillare più come un tempo.
CRIPTOVALUTA SENZA FUTURO? Luca Fantacci, docente di Storia economica alla Bocconi e autore, insieme con il collega Massimo Amato, del libro Per un pugno di Bitcoin – Rischi e opportunità della moneta virtuale, è piuttosto tranchant: «Il bitcoin ha vissuto momenti di popolarità e altri di declino. Ma, al di là della contingenza, è una moneta che non avrà alcun futuro».
Il professore spiega a Lettera43.it che si tratta di uno «strumento speculativo concepito come contante virtuale che si sostiene con il signoraggio, ovvero con la produzione di nuova valuta».

Il funzionamento: portafoglio virtuale con tecnologia blockchain

Hacking Team tracciava le transazioni effettuate con i Bitcoin.

Per comprendere le affermazione del professor Fantacci è opportuno fare un passo indietro e capire come funziona il conio elettronico.
Intanto i bitcoin si possono comprare diventando così proprietari di un portafoglio virtuale.
Le transazioni sono poi registrate attraverso la tecnologia blockchain, un libro contabile distribuito, basato su tecnologia peer to peer.
COMPLESSA CRITTOGRAFIA. La certificazione delle operazioni avviene attraverso un complesso sistema di crittografia per il quale chi lo effettua (miner) è remunerato attraverso bitcoin.
Insomma, è un sistema che si autoalimenta.

Valuta in declino: decisive le dichiarazioni di uno sviluppatore

Il Bitcoin è una moneta virtuale nata nel 2009.

A offuscare l'aura magica del bitcoin è stato uno dei suoi sviluppatori, Mike Hearn: il 14 gennaio 2016 ha dichiarato che la criptovaluta è morta e che il suo valore nel lungo periodo tenderà al ribasso.
Non solo: secondo lo sviluppatore uno dei problemi principali sarebbe il limite nelle dimensioni delle singole transazioni all’interno del libro contabile.
CALO DEL 10% IN 24 ORE. Per consentire scambi di maggior peso sarebbe necessario apportare modifiche alla piattaforma, ma questo non è possibile a causa delle divisioni tra gli sviluppatori. Le parole di Hearn sono bastate a far calare il prezzo dei bitcoin del 10% in sole 24 ore.
ALLUNGATI I TEMPI DI VERIFICA. Ma anche un altro elemento, stavolta di carattere tecnico, ha raffreddato i fan della moneta.
L'aumento delle transazioni ha provocato l’allungamento dei tempi di verifica delle stesse, passati da una media iniziale di 10 minuti a 43 minuti. Troppi, tanto che molti negozi online hanno deciso di sospendere i pagamenti con la criptovaluta.

Fantacci: «Non una moneta, ma uno strumento speculativo»

Fantacci spiega che «a differenza delle monete reali il bitcoin non ha riconoscimento di mezzo legale per il pagamento dei debiti. Le valute vere, come gli euro, sono coperti dagli attivi della banca centrale, da riserve auree e da titoli di Stato».
INVESTIRE? UN AZZARDO. Il docente, sottolineando che il bitcoin come valuta non ha possibilità di successo, ricorda che molte banche ne hanno limitato l'utilizzo perché introduce incertezza nel sistema.
Anche sul versante degli investimenti, l'esperto stenta a considerarlo un'alternativa: «Certo, può essere preso in considerazione in un'ottica di differenziazione, ma è un gioco pericoloso, è azzardo».
SOLO IL 10% USATO PER LE TRANSAZIONI. Insomma «il bitcoin è un esempio di finanza completamente scollato dall'economia reale. Quando si compra per rivendere subito si sta speculando. Del resto solo il 10% della criptovaluta è usato per le transazioni», conclude Fantacci, «mentre è frequente che sia utilizzata per attività illegali perché consente di comprare beni nel più completo anonimato».
ALCUNI BANCHIERI FAVOREVOLI. Non tutti sono però ostili alla moneta digitale.
Lo stesso Fantacci ricorda come alcuni banchieri sostengono che sia opportuna la loro liberalizzazione perché sono asset che si rivalutano e creano ricchezza e, come conseguenza, rafforzano l'economia.


Twitter @PierLuigiCara

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