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ANALISI 10 Maggio Mag 2016 2000 10 maggio 2016

Oltre Gomorra: i numeri della camorra in mappe e infografiche

Guadagni annuali di 3,75 miliardi. Più di 6 mila affiliati. Tentacoli in 46 Paesi. Con 228 morti provocati. La camorra a confronto con Cosa nostra e 'ndrangheta.

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Ricavi illegali miliardari, giro d'affari sporchi, investimenti nelle aziende ed espansione dentro e fuori l'Italia.
Sono i soldi che muove la criminalità organizzata del nostro Paese.
E qui la fiction di Gomorra non c'entra: è l'impero fotografato dalla Direzione investigativa antimafia (Dia), il ministero dell'Interno, l'Università Cattolica e il centro studi Transcrime.
CONFISCHE E SEQUESTRI PER 30 MILIARDI. Un potere solo parzialmente scalfito dai sequestri e dalle confische.
Fra il 1992 e il 2015 sono stati sottratti alla camorra, che ha radici in Campania, quasi 7 miliardi di euro.
Un patrimonio simile a una manovra finanziaria o al Pil di un piccolo Stato.
Sommando la cifra a quelle delle altre grandi organizzazioni criminali che operano in Italia, la 'ndrangheta calabrese e la siciliana Cosa nostra, si raggiunge quota 30 miliardi di euro.

CAMORRA, BUSINESS DA QUASI 4 MILIARDI. Sfogliando le pagine dello studio 'Sicurezza per lo sviluppo per gli anni dal 2007 al 2013', realizzato nell'ambito del Programma operativo nazionale (Pon), si scopre che i ricavi medi annui della camorra si aggirano intorno ai 3,75 miliardi di euro.

COCAINA MERCATO DI PUNTA. La maggior parte delle entrate arrivano da attività illecite, in primo luogo dalla gestione del traffico di droga.
Mentre il mercato dell'eroina rimane limitato e in mano a organizzazioni dell'Est Europa, la camorra prospera nella gestione della cocaina.
La polvere bianca, che in Italia ha un mercato potenziale tra 1,3 e 1,4 miliardi di euro, viene gestita in larga parte dall'ndrangheta che amministra il porto di Gioia Tauro, ma anche dalle associazioni campane, grazie al controllo degli snodi europei in Olanda e Spagna.
CANNABIS PRODOTTA IN PROPRIO. Discorso analogo anche per la cannabis, e si registrano anche gruppi camorristici che hanno iniziato a produrla in proprio per limitare la dipendenza dai mercati esteri.
Oltre alla gestione degli stupefacenti la camorra si conferma la prima organizzazione mafiosa in Italia nel mercato delle merci contraffate.
Secondo una stima del 2010, riportata dal centro studi Transcrime, nel nostro Paese il volume di affari intorno alle merci contraffatte è di circa 4,6 miliardi di euro ed è in gran parte gestito dalla camorra e dalla mafia cinese.
In particolare le organizzazioni campane sarebbero specializzate nella contraffazione di prodotti di alta moda.

La camorra risale verso Nord: soprattutto in Umbria e Toscana

Nel rapporto si legge come la camorra negli ultimi 10 anni abbia allargato il raggio delle sue attività verso Nord.
Negli ultimi anni le grandi organizzazioni criminali hanno esplorato i 'mercati' fuori dalla regione d'origine.
Mentre la criminalità pugliese trae il 90% dei suoi guadagni dalla Puglia, Cosa nostra e soprattutto 'ndrangheta, hanno aumentato le percentuali di guadagno derivanti dalle regioni del Nord, soprattutto l'associazione calabrese che dalla propria regione ricava solo il 24% delle entrate.
IL 62,5% DEGLI AFFARI DALLA CAMPANIA. La camorra invece ottiene il 62,5% del proprio patrimonio dalla Campania, ma sta facendo aumentare anche le percentuali delle altre regioni.
Oltre al territorio campano l'influenza si è estesa nelle regioni vicine come Molise e Abruzzo e in maniera consistente anche nel centro Italia, in particolare in Umbria e Toscana.
A Nord ha rinforzato la propria presenza in Emilia, Lombardia e Friuli.
Timide invece le attività in Piemonte e Trentino, territori di caccia per la 'ndrangheta.


CAMPANIA E LAZIO IN TESTA PER I GUADAGNI. La presenza sul territorio non è il solo elemento da prendere in considerazione.
Sul fronte dei guadagni l'altra grande miniera d'oro per la camorra è il Lazio, che secondo il rapporto genera mediamente ogni anno 314 milioni di euro.
Al terzo posto c'è la Lombardia con 307 milioni di introiti, seguita dalla Toscana (282 milioni).


INVESTIMENTI NELLE AZIENDE. Le associazioni malavitose però non si limitano solo alle attività illecite come traffico di droga, estorsioni e altri reati, ma esplorano anche ambiti legali.
La camorra investe in aziende e imprese, per riciclare denaro e creare nuove fonti di guadagno.
Nel periodo compreso fra il 1983 e il 2012 sono state confiscate 403 aziende.
Tra di loro le forme più apprezzate dalla malavita erano società di capitali (39%), seguite dalle società di persone (33%) e dalle imprese individuali (20,8%).

ALLA CONQUISTA L'EUROPA. L'attività della camorra non si ferma all'interno dei confini nazionali.
Secondo i rapporti della Dia e in generale degli organismi antimafia dei vari Paesi, l'associazione ha fatto registrare oltre 276 riferimenti in 46 Stati diversi.
La presenza maggiore in Europa è in Spagna, Olanda e Germania.
In particolare i primi due sono snodi strategici per il traffico di stupefacenti e per i collegamenti con i Paesi produttori dell'America latina.
La penisola iberica è la porta europea della cocaina mentre i Paesi bassi sono un punto di passaggio fondamentale per cocaina, cannabis e droghe sintetiche.
Discorso diverso per la Germania. Da sempre meta di flussi migratori provenienti dalle regioni meridionali d'Italia, è diventata un centro logistico per i traffici di merci contraffatte e rifiuti.

TIMIDA LA PRESENZA EXTRA-UE. Se Italia ed Europa rappresentano i terreni preferiti per le attività malavitose, fuori dal Vecchio continente la camorra fatica a imporsi.
In generale si registrano azioni camorristiche in quei Paesi che fungono da snodo per le attività illecite.
In testa c'è la Cina, seguita da Colombia, Venezuela e Brasile.
Pechino rappresenta il mercato di approvvigionamento primario per le merci contraffatte, mentre il Sud America rimane il mercato di riferimento per i traffici di sostanze illecite come la cocaina.

POCHI AFFILIATI (UFFICIALI) PER UN GRANDE IMPERO. Difficile dire quanti siano gli uomini a disposizione di associazioni così potenti.
Secondo lo studio Sos Impresa nel 2008 tra le fila della camorra c'erano 6.700 affiliati distribuiti in 75 clan campani per una densità di un camorrista ogni 840 abitanti.
Nella stessa rilevazione si legge che la 'ndrangheta aveva 6 mila affiliati, Cosa nostra 5.500 e la mafia pugliese 2 mila.


228 MORTI NEGLI ULTIMI 50 ANNI. La camorra non può essere descritta solo dalle sue attività e dal numero dei suoi affiliati, ma anche dai morti che si è lasciata alle spalle.
Complesso dire quanti siano stati in realtà.
Hanno provato a ricostruire la lunga scia di vittime le associazioni vittimemafia.it e Libera.
Dagli Anni 60 fino al 2014 la mafia campana ha provocato oltre 228 morti accertati.
Numeri che la collocano al secondo posto dopo Cosa Nostra (526 omicidi), ma prima della 'ndrangheda calabrese (226).

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