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CREDITO 11 Maggio Mag 2016 0854 11 maggio 2016

Rcs, Mediobanca: «Non sappiamo di alternative all'Ops di Cairo»

L'ad Nagel: «Non promuoviamo noi altre iniziative». E nega contrasti con l'editore di La7. L'istituto valuta una partecipazione all'Ipo di Veneto Banca. Utili di Piazzetta Cuccia in crescita, ma quasi dimezzati rispetto allo stesso trimestre del 2015.

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L'ad di Mediobanca Alberto Nagel afferma di non sapere se ci saranno delle alternative all'Ops su Rcs annunciata da Urbano Cairo ed esclude di poterne promuovere una. «Non so dire se ci sono proposte alternative probabili. Oggi c'è un'unica proposta sul tavolo di Cairo e questa va valutata. Se ne arriveranno altre le valuteremo con lo stesso tipo di approccio», ha dichiarato, precisando che «non siamo noi promotori. Non siamo un gruppo editoriale. Valutiamo quello che c'è man mano sul tavolo di concreto».
CON CAIRO «RAPPORTI CORDIALI». L'amministratore delegato ha escluso anche «relazioni tese o difficili» con Urbano Cairo o con Intesa Sanpaolo, dopo le ricostruzioni seguite all'offerta di scambio annunciata dall'editore su Rcs.
«I rapporti tra le parti in causa sono stati descritti in maniera assolutamente distorta», ha detto, «abbiamo un rapporto molto cordiale con Urbano Cairo da almeno 15 anni, da quando ha fatto l'Ipo lo conosciamo molto bene, non c'è alcun tipo di 'confrontation' né con lui né con Banca Intesa. Con i nuovi vertici di Intesa abbiamo un rapporto collaborativo e proficuo. Ognuno fa il proprio lavoro».
PARTECIPAZIONE ALL'IPO DI VENETO BANCA? Intanto si fa avanti l'ipotesi di una partecipazione dell'istituto all'Ipo di Veneto Banca, anche se al momento «non è sul tavolo». «Lo valuteremo nell'ambito della quotazione se fosse indispensabile per farla», ha dichiarato in conference call. L'impegno all'Ipo della Banca popolare di Vicenza per 75 milioni «era finalizzato a ottenere quotazione di cui eravamo arranger insieme ad altri», ha spiegato. Su Veneto Banca «se ci dovessero chiamare perché c'è bisogno di un ordine per la quotazione lo valuteremo», ha aggiunto.

Utili in calo nei nove mesi dell'esercizio 2015-2016

Mediobanca segna nei nove mesi dell'esercizio 2015-2016 un utile di 442 milioni, in calo dai 466 milioni di un anno prima, per effetto delle poste non ricorrenti legate al fondo di risoluzione (57 milioni). Il dato si confronta a un consensus degli analisti finanziari di 411 milioni. I ricavi sono stabili a 1.519 milioni.
Nel terzo trimestre, chiuso a fine marzo, l'utile va a 121 milioni, in crescita del 58%, con un margine di intermediazione in crescita del 2% a 502,7 milioni. Tuttavia, il guadagno rispetto allo stesso periodo del 2015 è stato quasi dimezzato (era di 205 milioni).
AUMENTANO GLI IMPIEGHI. L'istituto spiega di aver compensato nel periodo il marcato trend negativo dei mercati finanziari e i tassi di interesse ai minimi storici con la diversificazione delle attività e l'elevata qualità degli attivi. Gli impieghi crescono dell'8% a 34,8 miliardi, aumentando nel corporate investment banking (cib) del 9% e del 10% nel retail & consumer banking (rcb).
DIMINUISCONO LE ATTIVITÀ DETERIORATE. La raccolta aumenta del 6% a 45,5 miliardi. Il margine di interesse aumenta dell'8% a 906 milioni. Le rettifiche sui crediti scendono del 22% a 319 milioni. Le attività deteriorate sono pari a 1.055 milioni, rispetto ai 1.220 milioni del trimestre precedente, e in calo per il quinto trimestre consecutivo. L'utile operativo incluso il costo del rischio cresce dell'11% a 558 milioni, pur con una crescita del 6% dei costi (a 643 milioni), connessi all'ampliamento della capacità distributiva e all'avvio di nuovi progetti.

Paolo Rotelli: «Offerta coraggiosa»

Intanto Paolo Rotelli, presidente del gruppo ospedaliero San Donato e socio Rcs con il 3,5%, vede positivamente l'offerta di scambio annunciata da Cairo: «Mi piace, è coraggiosa. La stiamo valutando con calma, perché il prezzo è basso».
SERVE AZIONISTA UNICO. E ha aggiunto: «Ci vuole un azionista unico per il Corriere. Questa società andrà bene quando c'è una persona unica che decide», ha detto Rotelli. Per Rcs «ci vuole una persona del settore che prenda la maggioranza e faccia efficienza. Deve entrare e fare subito tutto quello che serve, e non come ha fatto Pietro Scott Jovane, e si fa anche adesso, entrare e poi dire 'tra due anni cambio tutto'».
CAIRO PERSONA CAPACE. Rotelli ha ricordato che Rcs tra aumento di capitale e dismissioni ha raccolto 1 miliardo e ha ancora 400 milioni di debiti. Così «l'offerta di Cairo, come idea e progetto è buona. Mi piace che abbia il coraggio di fare queste cose». L'esperienza mostrata con l'acquisizione de La7 «dimostra che è una persona capace». «Un piano sulla carta non è mai una cosa difficile. È facile dire, il difficile è fare». Cairo «queste cose le ha fatte veramente, a La7 ha dimezzato i costi. Non si può dire che non ha dimostrato nei fatti che non sa fare. Quello che dice si è dimostrato attendibile». Per Rcs «ci vuole un'azione forte e immediata. Non deve bruciare cassa fin dal primo trimestre».
SBAGLIATA LA VENDITA DI FLAMMARION. «Mi ha dato fastidio che hanno venduto tutto ciò che andava bene. Hanno venduto Flammarion» che era un gioiellino, mentre «la Spagna non è stata né gestita, né venduta». Se anche l'avessero venduta sotto costo, poi i margini sarebbero stati positivi con le altre attività, ha detto. «Vendere cose che fanno margini per ridurre il debito non ha senso».
TERREMO LA QUOTA. Rotelli afferma che sulla propria partecipazione non è stato contattato da nessuno, che valuterà ogni ipotesi, «tranne salire». «Nessuno ci ha contattato - ha spiegato della propria quota -. Se fossimo contattati valuteremmo tutto, ma nessuno si è fatto avanti in nessuna direzione. Valuteremo tutto tranne che salire, non aumenteremo mai, neanche di una azione». Se invece non aderirà all'Ops annunciata da Cairo, Rotelli afferma di voler mantenere la quota: «La terremmo in ogni caso. Non è strategica ma abbiamo bruciato già 300 milioni» per comprarla, «varrà pochi milioni. Tanto vale tenerla».

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