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FISCO 13 Maggio Mag 2016 1323 13 maggio 2016

Renzi, voluntary disclosure bis per pagare il calo tasse

Il premier cambia idea. E apre l'ipotesi di un altro condono sui capitali esteri. Perché ha annunciato 50 miliardi di euro in tagli fiscali. E non sa dove trovarli. 

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Il premier Matteo Renzi e il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan.

Sei punti in meno di cuneo fiscale, tre di Ires, l’estensione del bonus da 80 euro a una platea più ampia di lavoratori. Cinquanta miliardi di tasse in meno da qui al 2019, per non parlare delle clausole di salvaguardia dell’Iva, che soltanto nel 2016 valgono 15 miliardi.
Tutti soldi che Matteo Renzi non sa ancora dove trovare.
Tanto da smentire quando aveva detto meno di un anno fa e annunciare un’edizione bis della voluntary disclosure, la sanatoria per chi fa rientrare capitali all’estero.
RENZI CAMBIA IDEA. Lo scorso 15 ottobre, alla Camera, il premier l’aveva definita una misura «one shot, che vale circa 2 miliardi sul 2016 ma non sarà replicata nel 2017 e 2018».
Nelle scorse ore, ospite di Porta a Porta, ha annunciato di avere cambiato idea: «C’è uno spazio per poterci lavorare ancora. La voluntary disclosure 2 è un'ipotesi molto concreta».
Con il ministero dell’Economia che, se lo scorso anno ha recuperato 4 miliardi di euro dal sommerso, quest’anno si accontenterebbe della metà.
DUE STRADE ALLO STUDIO. L’uscita del premier ricorda quanto dichiarato dal ministro Pier Carlo Padoan nel mese di aprile al Sole24Ore: «Stiamo facendo un “tagliando” ai meccanismi della voluntary disclosure per capire quali risultati ha prodotto e se esistano ancora margini di utilizzo. Se una macchina funziona e ci sono ancora chilometri da fare, si può certamente usare ancora».
All’inizio del 2018 saranno 132 i Paesi nel mondo che si scambieranno dati su quanto deposito su conti offshore. Per questo e per non perdere credibilità fiscale, cioè la faccia, con i contribuenti, in via XX settembre si starebbero studiando due strade del tutto opposte tra loro.
Da un lato riaprire i termini per chi non è riuscito a partecipare all’ultima sanatoria relativa all’esercizio 2015, dall'altro rendere strutturale la misura. Rendendola però più rigida.

Grandi capitali in fuga

La voluntary disclosure è una sanatoria volta a far rientrare i capitali all'estero.

Chi ha aderito all’ultima voluntary disclosure ha versato un misero 6% su quanto era nascosto tra liquidi, immobili e partecipazioni oltre confine. Immutata la manleva di natura giudiziario–fiscale, che rende nulli i rischi legali.
In termini quantitativi il bilancio dell’ultima edizione del provvedimento è stato positivo. Sono state depositate quasi 130 mila autodenunce, 68 mila dalla Lombardia, che hanno portato nelle casse dell’erario 3,8 miliardi in più e hanno fatto emergere asset per oltre 59,5 miliardi.
Questi i numeri in senso stretto che hanno permesso alle Finanze di registrare un nuovo record (15 miliardi) nella lotta all’evasione. Eppure gli esperti hanno gioco facile nel far notare che non c’è nessuna inversione nel merito, nella caccia agli evasori totali o ai maxi patrimoni.
LE BRICIOLE DA PANAMA. L’Agenzia delle entrate ha comunicato che le attività provengono per la quasi totalità dalla Svizzera (69,6%, pari a 41 miliardi), dove il segreto bancario è di fatto già un ricordo.
Non a caso da località più amene per gli evasori sono arrivate le briciole: dal Principato di Monaco il 7,7%, dalle Bahamas il 3,7, da Singapore il 2,3, dal Lussemburgo 2,2 da San Marino l’1,9. Anche perché, come hanno chiarito i Panama Papers, le direttrici del sommerso sono sempre più estreme ed esotiche.
Dal Paese centroamericano sono rientrati soltanto 150 milioni (lo 0,25% del totale)
I DUBBI DELLA ORLANDO. Si va verso una sanatoria bis. Ipotesi che non piacerebbe alla titolare dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi. La quale, oltre ad avere un approccio diverso da quello del premier (è cresciuta alla scuola di Visco), deve anche fare i conti con l’aggravio di lavoro legato al vaglio delle pratiche. Tra l’altro, su una struttura che da anni lamenta mancanza di personale.
Eppure, anche quest’anno si farà buon viso a cattivo gioco. Le promesse sul versante fiscale di Renzi sono molto onerose e ambiziose. A maggior ragione se si pensa che la Ue si accingerebbe a chiedere un rientro del deficit per l’anno prossimo superiore all’1,3 previsto dal governo.
Di conseguenza, a Palazzo Chigi non resta che sperare in un’inversione di tendenza nel campo della spending review, in una concessione di nuova flessibilità sui conti da parte della Ue, oppure affidarsi a misure spot come la volontary disclosure.

Twitter @FrrrrrPacifico

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