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BANCHE 16 Maggio Mag 2016 1522 16 maggio 2016

Fusione Bpm-Bp, previsti 1.800 esuberi

Il piano industriale delle due banche stima 1,1 miliardo di utili al 2019. 

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Dalla fusione di Bpm e Banco Popolare scaturiranno 1,1 miliardo di utili al 2019. Lo prevede il piano industriale delle due banche.
MEZZO MLD I COSTI DI INTEGRAZIONE. L'operazione costerà quasi mezzo miliardo di euro. Si prevede che i costi di integrazione, pari a circa 480 milioni (circa 150% delle sinergie di costo), siano pienamente sostenuti entro il 2018. A marzo erano stati indicati 435 milioni.
1.800 ESUBERI. Dall'operazione si attendono sinergie per 460 milioni al 2019. In particolare si stima un risparmio di circa 140 milioni grazie alla riduzione del personale, attraverso l'attivazione di fondi di solidarietà con capacità per 1.800 esuberi. Altri 110 milioni saranno risparmiati sui costi operativi, con la razionalizzazione delle duplicazioni di spesa, incremento del potere contrattuale e riduzione del numero di filiali.

Verso il terzo gruppo bancario

Il nuovo gruppo disporrà sin da subito di una posizione di capitale solida con un obiettivo di dividendo pari al 40%. La posizione di capitale del nuovo gruppo beneficerà inoltre dell'estensione dei modelli di rischio di credito Airb all'intero perimetro del nuovo gruppo. Dalla fusione nascerà il terzo gruppo bancario in Italia per numero di filiali, crediti netti verso la clientela e raccolta diretta ed indiretta. Conterà su un portafoglio di 4 milioni di clienti attraverso una rete distributiva estesa e complementare ed un modello distributivo multicanale, e beneficerà di una posizione di leadership nel Nord Italia ed in particolare in Lombardia, Veneto e Piemonte (con quote di mercato rispettivamente pari a circa il 16%, 10% e 13%).
LEADER IN DIVERSI BUSINESS. La fusione porterà alla creazione di un leader nazionale in diversi business ad alto valore aggiunto (top 3 nel Debt & Equity Brokerage, nel credito al consumo e nel Private Banking, top 5 nel Bancassurance e Asset Management), con un posizionamento unico per sfruttare una rete estesa di circa 2.467 filiali. Il piano strategico sarà realizzato da un management team con comprovate esperienze e specializzazioni complementari, con una solida esperienza e con un track-record unico nel panorama bancario.
DIVISIONE DEDICATA ALLE SOFFERENZE. Dalla fusione nascerà una nuova divisione che «si occuperà di sofferenze», ha annunciato il futuro Ceo di Bpm-Bp, Giuseppe Castagna. Il piano industriale prevede anche la dismissione nell'arco di piano di almeno 8 miliardi di non performing loans, ovvero appunto sofferenze, fino ad un massimo di 10 miliardi.
OBIETTIVO: RIDURRE I CREDITI DETERIORATI. Si tratta di una divisione pensata «per massimizzare l'efficacia dei recuperi e realizzare un piano di forte riduzione dei crediti deteriorati», si legge nella presentazione. Sarà dotata di circa 300-350 dipendenti, contro gli attuali 222, e risponderà direttamente all'amministratore delegato. L'obiettivo sarà portare il tasso di recupero dei non performing loans dal 2,7% del 2015 al 4,5% del 2019. Complessivamente si ritiene di arrivare ad una copertura delle sofferenze al 59% con un costo del rischio di 63 punti base nel 2019.

Il prossimo passo l'aumento di capitale

Si tratta di un «piano che abbiamo costruito con molti dettagli e con dovizia dei particolari, in modo coraggioso ma non aggressivo. Volevamo soltanto chiarire a noi stessi e alla comunità finanziaria qual è la valenza di questo piano», ha spiegato Castagna. «Il prossimo passo sarà l'aumento di capitale» da un miliardo della Verona «con precedente invio alla Bce del progetto di fusione per l'approvazione». Dopo il verdetto della Bce «convocheremo le assemblee per autorizzare sia il progetto di fusione sia la trasformazione in Spa delle due banche entro la fine di ottobre», ha proseguito l'ad.
AUMENTO A GIUGNO. «Sono ragionevolmente tranquillo, non vorrei essere tacciato di superficialità ma l'adesione all'aumento di capitale ci consentirà di chiuderlo entro la metà di giugno», ha tenuto a precisare il Ceo di Banco Popolare, Pier Francesco Saviotti, in vista del rafforzamento da un miliardo di euro chiesto dalla Bce per consentire la fusione con la Bpm. «Proprio oggi (lunedì 16 maggio, ndr) manderemo il piano industriale in Consob, che è l'ultimo elemento che attendono per le loro valutazioni. Consob è sempre stata collaborativa, credo che la risposta sarà positiva e per fine maggio potremo partire, mi sento tranquillo».
NO COMMENT SUL DIVIDENDO. Castagna non scioglie la riserva sul dividendo che sarà pagato sull'esercizio 2016 dal gruppo che nascerà dalla fusione: «Non commento sul tema del dividendo di quest'anno». E ancora «ci sembra anomalo il pagamento del 100% del dividendo, se qualcuno ha questa forza ne prendiamo atto» ha aggiunto Pier Francesco Saviotti. «Ci sembra che in un momento in cui viene chiesto di fare un aumento di capitale molto dibattuto, ci sembrasse un po' aggressivo immaginare una distribuzione maggiore di dividendo» ha precisato Castagna.
VALUTAZIONI SU ASSET MANAGEMENT. Il futuro gruppo valuterà che cosa fare delle partnership nella bancassicurazione e nell'asset management, anche in vista di una possibile razionalizzazione degli accordi che saranno ereditati dalle due banche. «Abbiamo accordi commerciali con alcune società, non diamo disclosure sul futuro. Ci siederemo con i partner e ragioneremo con loro per estrarre il maggior valore possibile» ha detto Castagna. «Le scadenze sono diverse sia per l'asset management che per la bancassicurazione, oggi è prematuro parlarne. La nostra ottica è di una massimizzazione delle fabbriche prodotto» ha aggiunto. La banca post fusione, ha infatti spiegato, ha «fin troppo» capitale e dunque «prima di incrementarlo» attraverso la vendita delle società prodotto «ci penseremo bene mentre vogliamo utilizzare il nostro capitale per incrementare i ricavi». Rispetto al capitale Castagna ha detto che in questa fase è «corretto non fare manovre straordinarie che possano impattare sulla solidità della banca».

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