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PUBBLICA AMMINISTRAZIONE 19 Maggio Mag 2016 1738 19 maggio 2016

Equitalia: dal peccato di Tremonti al requiem di Renzi

Quanto riscuote? E quante volte sbaglia? Storia e cifre del braccio 'armato' del fisco.

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Una morte annunciata, ma nella realtà ancora lontana. Il presidente del consiglio Matteo Renzi ha dichiarato che Equitalia non resisterà fino al 2018. Il governo vuole cambiare nome, ma soprattutto funzione all'agenzia di riscossione divenuta troppo spesso simbolo di burocrazia cieca, ma che ha anche reso più efficiente la fondamentale riscossione delle tasse.
RIPUDIATA ANCHE DA CHI L'HA POTENZIATA. L'idea sarebbe dare a quella che oggi è una mera esecutrice degli ordini di enti creditori e dell'Agenzia dell'Entrate, poteri di controllo e valutazione autonoma.
Obiettivo: fare in modo che sia la stessa pubblica amministrazione a frenare le 'cartelle pazze' e trasformarla da poliziotto cattivo a buono del fisco italiano. Renzi potrebbe così abilmente intestarsi la rottamazione di una struttura ripudiata anche da chi le ha dato i poteri che l'hanno resa tale. Ecco 12 cose che forse non sapete sul braccio 'armato' del fisco.

1. L'amministratore delegato è arrivato dalla Leopolda

Il cambio di passo in Equitalia è arrivato a giugno 2015 con la nomina ad amministratore delegato di Ernesto Maria Ruffini. Avvocato, esperto di fisco e collaboratore del Sole 24 Ore e dell'Espresso, Ruffini è un fedelissimo del presidente del consiglio Matteo Renzi. Ha partecipato a tutte le Leopolde, a partire dalla prima, Ultima fermata Italia, anno 2010. Prima di essere scelto per guidare la società di riscossione delle tasse, nel 2014 -2015 Renzi lo aveva chiamato come componente del Tavolo permanente per l'innovazione e l'agenda digitale. Un passaggio rapido a cui Ruffini vorrebbe dare un senso digitalizzando il sistema fiscale.

2. Una volta su cinque il fisco sbaglia

Ruffini ha iniziando ammettendo gli errori. E non da poco. In un'audizione al Senato ha dichiarato che tra 2000 e 2015 il 20,5% delle cartelle di Equitalia, cioè una su cinque, sono state annullate dagli stessi creditori. Si trattava di debiti inesistenti o di documenti errati che chiedevano pagamenti per 1.058 miliardi di euro. Oggi c'è la possibilità di sospendere le cartelle pazze con un click.

3. Equitalia riscuote in tutta Italia, ma non in Sicilia

Equitalia è una società partecipata al 51% dalle Entrate e al 49% dall'Inps. Il gruppo comprende Equitalia Giustizia e Equitalia Nord, Centro e Sud. A luglio le tre agenzie verranno riassorbite in unico servizio di riscossione nazionale. La Sicilia è l'unica regione che ha un servizio diverso di riscossione delle imposte statali.

4. La riforma partirà in estate

Renzi ha parlato di una «riorganizzazione» di un «modello tutto diverso». «A disposizione del cittadino e non vessatorio verso il cittadino». Per realizzarlo, ha aggiunto « stiamo lavorando con il ministro Padoan, con la direttrice dell’Agenzia delle Entrate Orlandi e con il direttore Equitalia», ha aggiunto Renzi. L'idea è che la società diventi un braccio operativo delle Entrate. Anche se inizialmente, il premier avrebbe voluto portare la società di Ruffini sotto il controllo del ministero dell'Economia. Una società autonoma, insomma. Che avrebbe avuto il potere di valutare agli atti delle stesse Entrate. In ogni caso, per liquidare la quota in mano all'Inps bisogna attendere l'estate, quando dovrebbe arrivare il decreto riordino delle agenzie fiscali.

5. Da 39 società private alla centralizzazione

Prima di Equitalia, a riscuotere le tasse erano 39 società private, soprattutto le banche. Il sistema era inefficiente e anche molto costoso per i contribuenti. Cioè gli istituti di credito incassavano poco e facevano pagare una quota importante sulle somme ricevute. Il passaggio alla riscossione pubblica è deciso dal ministro dell'Economia del governo Berlusconi, Giulio Tremonti con il decreto legge 203/2005 da cui nasce la Riscossione SpA che diventa poi Equitalia Spa. All'agenzia vengono affidate la riscossione dei tributi per tutti gli enti dello Stato, compresi i tribunali e gli enti locali.

6. Tremonti ha trasformato gli avvisi in atti esecutivi

Nel 2010 è sempre Tremonti con il decreto legislativo 78/2010 a trasformare gli avvisi di accertamento di Equitalia, in veri e propri atti esecutivi: fermi amministrativi, espropri, pignoramenti. Non solo ma Tremonti addossa ai debitori anche una percentuale piàù alta della quota che Equitalia trattiene per sé.

7. Equitalia incassa l'8% delle somme riscosse

Equitalia incassa l'8% delle somme riscosse. Secondo quanto dichiarato alla stessa Corte dei conti, la quota serve per pagare i servizi, in media è una percentuale minore alla quota delle società di riscossione comunali. Dopo le proteste, la società ha diminuito la quota della sua percentuale che è a carico del debitore. Per chi paga entro 60 giorni, la percentuale è scesa dal 4,65% all'1,65. Mentre per chi paga oltre i due mesi, la quota è scesa dall'8% al 2.

8. Proteste e bombe: la stagione nera 2011-2012

Negli anni più neri della crisi Equitalia è stata al centro di eventi tragici. Il 9 dicembre 2011 poco dopo mezzogiorno un pacco bomba esplose in una filiale di Equitalia di Roma. Il direttore di filiale perse la falange di un dito. Fu l'inizio di una lunga serie di pacchi bomba, per lo più ordigni casalinghi, che vennero ritrovati in diverse città d'Italia, tra cui Olbia, Genova, Verona. Alla sede di Torino fu inviato un proiettile, a una filiale di Modena tre pacchi bomba furono spediti da un uomo su cui pesavano 400mila euro di debiti. Alcune sedi, a Livorno, a Napoli, a Foggia, vennero murate, attaccate con lancio di pietre o subirono attacci incendiari. Nel milanese, due dipendenti di Equitalia furono aggrediti fisicamente. Un imprenditore veneto arrivò a denunciare l'agenzia, allora guidata da Attilio Befera, per istigazione al suicidio e si ritrovò a sua volta denunciato per diffamazione.

9. Dalla burocrazia cieca all'operazione simpatia

Il nodo centrale è il ruolo di mero esecutore finora riservato alla società che avvia atti esecutivi, pignoramenti e iscrizioni a ipoteche e spesso senza comunicarlo adeguatamente ai cittadini. Nel 2013 anche l'Ocse aveva definito «aggressiva» l'azione di Equitalia. Non sono pochi i casi di titolari di imprese che si sono visti bloccare fidi dalle banche per un'iscrizione di ipoteca a loro insaputa. Ma il meccanismo si ripeteva in piccolo anche per le multe comunali e sempre a causa di automatismi burocratici e lentezze nella trasmissione delle informazioni. Nel caso delle multe l'agenzia di riscossione riceveva l'avviso del debito al quinto giorno, il termine entro il quale l'ammenda viene scontata, ma gli istituti di credito impiegavano due giorni in più per trasmettere l'eventuale avvenuto pagamento. I termini sono stati rivisti all'inizio del 2016. Soprattutto è stata ampliata la possibilità di rateizzare i debiti. E oggi il 49,6% delle entrate deriva proprio dalla rateizzazione, per un valore di 107 miliardi e di 5,6 milioni di euro di richieste. Per rendere più amichevole la società, la società ha deciso di sospendere le notifiche degli atti di riscossione tra il 24 dicembre e il 6 gennaio e anche a Ferragosto.

10. Triplicate le entrate (e la lotta all'evasione)

Dal punto di vista degli incassi sono stati ottenuti buoni risultati. Prima della centralizzazione, ha dichiarato in audizione di fronte i parlamentari il nuovo amministratore delegato Ernesto, i concessionari privati incassavano 2,9 miliardi di euro. Nel 2015 invece il totale ammonta a 8,5 miliardi di euro.

11. La Regione Lombardia ha pagato 1,8 miliardi nel 2015

Secondo i dati pubblicati nel 2015 Le somme incassate sono fortemente aumentate: nel 2015 sono stati riscossi 8.243,8 milioni di euro con un incremento dell’11,2% rispetto al 2014, quando erano stati riscossi 7.411,2 milioni di euro. Secondo i dati pubblicati sul sito di Equitalia, la classifica delle riscossioni realizzate nel 2015 è guidata dalla con. È la Lombardia con 1,814 miliardi di euro, seguono il Lazio (1,776 miliardi di euro) e la Campania (859 milioni di euro) l'Emilia Romagna 606 milioni e il Veneto 601 milioni di euro.

12. Senza Equitalia servizi più costosi

Dal 2012 i comuni possono scegliere se affidare a Equitalia la riscossione delle tasse locali o se affidarsi ad altre agenzie in house o private. Tuttavia secondo quanto dichiarato da Ruffini, gli operatori alternativi sono 100 mentre sono più di 6mila i comuni che si affidano ancora all'ente centrale. Soprattutto nn ci sono ancora regole comuni per i servizi locali e la percentuale che incassano gli esattorivaria dalll'8 al 15%. Da giugno 2016, in ogni caso, tutti i comuni dovranno abbandonare Equitalia.

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