CONTRACCOLPI 23 Maggio Mag 2016 1200 23 maggio 2016

Bruxelles, la paura dell'Isis affossa l'economia

Viaggi in città -60%. Bruciati 4 miliardi. Lo scalo di Zaventem perde 90 milioni. Nei weekend presenze calate del 25-30%. Così il jihad colpisce un intero settore.

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da Bruxelles

I tre attentatori all'aeroporto di Zaventem.


In meno di sei mesi la capitale europea è stata messa in ginocchio due volte: prima dagli attentati terroristici del 22 marzo 2016 e poi dalla paura di nuovi attacchi, che hanno fatto crollare l'economia turistica della città polverizzando oltre 4 miliardi di euro.
Da quando i tre kamikaze si sono fatti esplodere all'aeroporto di Bruxelles e alla stazione della metro di Maalbeek quella mattina, uccidendo 32 persone, lo scalo di Zaventem ha registrato perdite tra gli 80 e i 90 milioni di euro.
PRESENZE -29,1% A MARZO. Secondo i dati dell'Airport council international (Aci) si è verificata una riduzione delle presenze del 29,1% solo a marzo, quando l'aeroporto è stato completamente chiuso dal 22 fino al 2 aprile.
Ora, con la riapertura parziale della sala partenze da inizio maggio, la struttura è operativa all'80% delle sue capacità e gli operatori sperano ci sia una ripresa.
Ma la paura di visitare il cuore dell'Ue è ancora tanta.

Dopo gli attacchi il calo del settore turistico è stato di circa il 60%

Esercito alla metropolitana di Bruxelles.

All'indomani degli attentati di Parigi del 13 novembre 2015 tutte le grandi capitali europee avevano risentito dell'effetto domino con forti cali nel settore turistico, e proprio Bruxelles era stata una delle città più colpite dal fenomeno.
Sin da fine anno, a causa degli arresti e delle perquisizioni fatte nei quartieri della capitale Ue dove gli jihadisti avevano le loro basi operative (Molenbeek e Schaerbeek), la città è stata messa sotto assedio, e con l'allerta terrorismo portata al livello più alto - il 4 - hotel, agenzie di viaggio e ristoranti hanno dovuto fare i conti uno calo netto delle prenotazioni.
IMPATTO DELLO 0,1% SUL PIL. Ma dopo le stragi del 22 marzo l'impatto negativo sull'economia belga è stato addirittura pari allo 0,1% del Pil.
Secondo i calcoli del capo economista di Ing, Peter Vanden Houte, riportati dal quotidiano fiammingo Het Nieuwsblad, si tratta di circa 4 miliardi di euro andati in fumo.
Perdite che comunque vengono considerate temporanee: «Nei Paesi sviluppati gli attacchi sono eventi che non lasciano una traccia duratura sull'attività economica», ha spiegato il broker.
COME LONDRA E MADRID? Una teoria condivisa anche dalla società di ricerche e analisi Ihs Global, che ha ricordato come le conseguenze economiche e finanziarie sono state limitate dopo gli attentati di Londra del luglio 2005 e di Madrid nel marzo 2004.
Il turismo rappresenta il 5% del Pil del Belgio, e per ora, per quanto il contraccolpo sia considerato un evento a breve termine, ha già provocato perdite economiche importanti.

Le stragi a ridosso di Pasqua hanno dimezzato il fatturato di bar e ristoranti

Dispiegamento delle forze di polizia nelle strade.

A peggiorare la situazione è stato soprattutto il fatto che gli attacchi terroristici si sono verificati poco prima del fine settimana di Pasqua, un periodo in cui ristoranti, bar e caffetterie sono nel picco di attività e che invece hanno perso oltre la metà del loro normale fatturato.
PRIMI TRE MESI DEL 2016 A -15%. Già dopo gli attacchi di Parigi, Bruxells aveva iniziato la parabola discendente, registrando nei primi tre mesi del 2016 una diminuzione delle vendite del 15% circa rispetto allo stesso periodo del 2015.
«Ma gli attentati hanno avuto un ruolo di acceleratore di quell'effetto e, purtroppo, penso che ci vorrà molto tempo per recuperare il tasso di attività normale», ha spiegato all'Agence France presse il direttore della Federazione e servizi in Belgio (Comeos) Dominique Michel.
TURISTI, RITORNO GRADUALE. Durante le due settimane immediatamente successive agli attacchi il calo è stato di circa il 60%, ora i turisti hanno ripreso gradualmente a frequentare la capitale, ma ancora meno del solito.

Nei weekend c'è ancora un calo di presenze «dal 25% al ​​30%»

Misure di sicurezza nelle strade di Bruxelles.

Nei primi 15 giorni di maggio «la forbice si è ridotta al 15%», ma per quanto si stima che si dovrebbe tornare alla normalità nel mese di giugno, «durante i weekend vi è ancora un segno meno sulle presenze che va dal 25% al ​​30%, sia nei musei sia negli alberghi», racconta Patrick Bontinck, il direttore dell'Agenzia per il turismo di Bruxelles, 'Visit Brussels'.
THE BRUSSELS CORNER IN CRISI. In città ci sono pochi turisti, molti si aggirano impauriti, con scarsa voglia di spendere e frequentare le zone commerciali del centro cittadino, osserva il proprietario del negozio di souvenir 'The Brussels Corner' Hadewych Vandeweghe, che si trova a pochi passi dalla iconica statua Manneken Pis.
«Il nostro fatturato è ormai calato della metà», ha denunciato, con il risultato che ora «è impossibile pagare un altro dipendente».
CHIESTE LE GUARDIE DI SICUREZZA. Stessa atmosfera di crisi e incertezza si respira anche all'osteria 'La Carriola' sulla famosa Grand Place, un locale che di solito serve molti pranzi di lavoro: «Ad aprile, anche i nostri clienti fissi che vengono qui da oltre 10 anni ci hanno chiamato per sapere se potevamo fornire loro guardie di sicurezza», ha raccontato al quotidiano Capital il responsabile Paul-Louis De Gendt.
Insomma, spese aggiuntive e ricavi dimezzati sono il risultato di sei mesi trascorsi all'insegna del terrore per i commercianti, gli albergatori e i ristoratori della capitale Ue.
CI SI METTE ANCHE LA POLITICA... L'impatto degli attacchi, la chiusura della metropolitana e il suo funzionamento parziale per diverse settimane hanno peggiorato la situazione di molti operatori del settore che già avevano risentito di alcune misure impopolari, come quella presa l'estate del 2015 dall'amministrazione cittadina di trasformare in una grande zona pedonale il centro di Bruxelles.

Deroga temporanea alla tassa di soggiorno per gli alberghi

Un messaggio di amore e libertà per le strade di Bruxelles

Per cercare di venire incontro alle loro esigenze e rivitalizzare il settore, le autorità regionali di Bruxelles hanno preso una serie di provvedimenti di stimolo economico, tra cui quello di fare una una deroga temporanea alla tassa di soggiorno per tutte le strutture alberghiere.
Un settore che occupa 12 mila lavoratori, ora a rischio.
PROVVEDIMENTI AD HOC. Il 22 aprile il primo ministro Charles Michel ha provato a dare una risposta al malcontento dei professionisti del turismo annunciando la tanto richiesta estensione della disoccupazione temporanea, il differimento delle quote di pagamento dei contributi sociali e la sospensione delle multe Iva.
La speranza è che il governo prenda adeguati provvedimenti per migliorare l'immagine molto appannata di Bruxelles e del Belgio.
Ma nonostante l'effetto maquillage, l'incertezza resta. E chissà se a cancellarla sarà, più che un'iniziativa del governo, una parola rassicurante detta ai turisti dagli stessi cittadini belgi.
TU CHIAMI, I CITTADINI RISPONDONO. Così era successo a novembre 2015, quando dopo il lockdown Patrick Bontinck aveva lanciato l'iniziativa 'telefona a Bruxelles': alcuni telefoni erano stati disposti nei punti centrali della città (Mont des Arts, place Flagey e le hall di Molenbeek) e quando squillavano i passanti potevano rispondere alle domande dei turisti che chiamavano e attraverso una telecamera collegata in streaming si ritrovano a parlare con i cittadini belgi e a vedere direttamente la città.
In cinque giorni sono arrivate oltre 12 mila telefonate provenienti da 154 Paesi diversi che hanno generato 9 milioni di reazioni sui social media.
«Vogliamo continuare a fare attività di questo tipo», ha detto Bontinck, «vogliamo dare voce ai cittadini, perché l'attrattiva di una città è rappresentata anche dalle persone che vi abitano».

  • I telefoni sparsi per Bruxelles con cui i passanti potevano rispondere alle domande dei turisti e rassicurarli.


Twitter @antodem

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