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INCHIESTA 24 Maggio Mag 2016 1209 24 maggio 2016

Theranos e il mito incrinato della Silicon Valley

Elizabeth Holmes in 10 anni ha creato un impero. Acclamata come nuovo guru, ora è nei guai. La sua Theranos prometteva analisi hi-tech. «Ma manipola i test».

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Il vicepresidente statunitense Joe Biden con Elizabeth Holmes, ceo di Theranos.

C’è del marcio nella Silicon Valley. Nella terra promessa delle nuove tecnologie e dell’innovazione deflagra uno scandalo che colpisce un’azienda in procinto di diventare un gigante, getta nella polvere una giovane imprenditrice che era già stata osannata come l'erede di Steve Jobs e mette in crisi la credibilità di un intero sistema.
La storia è quella della Theranos, una start-up di Palo Alto diventata, grazie alla generosità dei fondi di investimento e alla compiacenza dei media, una sensazione mondiale.
UNA NUOVA FRONTIERA: ANALISI HI-TECH. L’azienda nasce nel 2003 con la mission di rendere la prevenzione più accessibile e promette un approccio hi-tech alle analisi mediche.
L’idea fondativa si basa su una tecnologia inedita che garantisce emocromi accuratissimi e completi a partire da una semplice goccia di sangue prelevata da un polpastrello. Alla base c’è la microfluidica, un campo di ricerca che studia tecnologie capaci di processare, manipolare e analizzare microscopiche quantità di liquidi. È il metodo Google per la diagnostica, sembra l’inizio di una rivoluzione.
L’idea è di Elizabeth Holmes, oggi 32 anni, ex studentessa non laureata di ingegneria di Stanford che rivela di lavorare al progetto da quando aveva 19 anni.
Giovane, bionda, carismatica, attira l’attenzione della stampa e soprattutto una mole impressionante di capitali.
686 MLN DA FONDI E VENTURE CAPITAL. L’azienda in 10 anni raccoglie 686 milioni di dollari da fondi e venture capital del mondo dell’hi-tech. Nel 2013 una cordata di imprenditori tra cui il colosso della sanità americana Walgreens investe 50 milioni di dollari.
È il grande salto, la corporation passa dalla ricerca al mercato e inizia a rendere disponibili i propri test al pubblico. Con una mossa astuta d'immagine, nel board della Theranos vengono cooptate figure di grande prestigio del mondo politico americano quali gli ex segretari di stato George Shultz e Henry Kissinger, l’ex segretario alla difesa William Perry e l’ex generale quattro stelle James Matis.
Nomi di grande spessore, ma con nessun legame con la ricerca medica.
L'AMERICA AI PIEDI DI ELIZABETH HOLMES. Nel marzo 2015 entra un nuovo finanziamento da 348 milioni di dollari. Sembrano soldi ben spesi. La Theranos arriva a promettere fino a 240 test con la propria tecnologia all’avanguardia. Dal test Hiv agli antigeni per alcune tipologie di cancro, l’innovazione promessa dalla Holmes si trasforma in un business da miliardi di dollari.
La ceo diventa la giovane e affascinante guru miliardaria di cui la stampa ha bisogno. Viene nominata da Time tra le 100 persone più influenti del pianeta, per Fortune è tra le 50 donne più potenti e tra le 400 più ricche, il New York Times la acclama come una rivoluzionaria.
Elizabeth cavalca l’onda con classe, come Jobs adotta un look minimal con maglione nero, frequenta i potenti, è invitata alla Casa Bianca e al summit internazionale di Davos. Promette: «I nostri test costano meno. Fanno risparmiare i consumatori, il governo e aiutano i medici».

L'azienda fnisce nel mirino: «Manipola i test»

Elizabeth Holmes.

Il suo messaggio diventa messianico e annuncia la sua visione di un futuro con una sanità low-cost e una vita più sana e lunga. Il valore della Theranos nell’autunno 2015 raggiunge i 9 miliardi di dollari.
Ma nell’ottobre del 2015 il sogno di un mondo in cui tutte le malattie vengono diagnosticate analizzando a costi minimi una goccia di sangue inizia a sembrare soltanto un meraviglioso inganno.
Il Wall Street Journal pubblica un’inchiesta firmata dal premio Pulitzer John Carreyrou che rivela la scarsa attendibilità dei test della Theranos. Diversi medici hanno iniziato a diffidare dei risultati della compagnia, alcuni dipendenti rivelano al giornale che parte dei test di efficienza sono stati modificati e che molte analisi diagnostiche non vengono compiute con l’innovativo metodo brevettato dall’azienda, bensì con procedure tradizionali e consolidate.
LE INDAGINI DELLA PROCURA GENERALE. La Holmes risponde alle accuse come un navigato politico: «È quello che succede quando vuoi cambiare le cose. Prima ti dicono che sei pazzo, poi ti combattono e poi improvvisamente cambi il mondo».
A quanto pare, però, la rivoluzionaria tecnologia diagnostica sarebbe efficace solo su 15 dei 240 test promossi e venduti ai clienti. Emerge anche un rapporto della Food and Drug Administrtion che mostra diverse pecche nelle procedure diagnostiche. Uno studio del Journal of Clinical Investigation conferma che le analisi della Theranos hanno anomalie statistiche significative.
L’ultima favola della Silicon Valley si trasforma in una storia all’italiana. La Theranos finisce sotto la lente degli inquirenti. Ad aprile viene reso noto che l’ufficio californiano della procura generale degli Stati Uniti e la Securities and Exchange Commission hanno avviato un’indagine.
IPOTESI DI CONDANNE PENALI. La Theranos avrebbe mentito agli investitori e agli enti di regolamentazione circa le effettive capacità della propria tecnologia. Sono accuse gravi che potrebbero sfociare in condanne penali.
La Holmes reagisce ammettendo finalmente le inadeguatezze della start-up: «Abbiamo scelto l’approccio di ricostruire i nostri laboratori da zero, vogliamo essere sicuri che tutto questo non accada più».
Il board viene ricostituito con l’ingresso di autorità più legate al mondo scientifico che alla politica, tra loro l’italiano Fabrizio Bonanni, chimico toscano con una lunga esperienza in multinazionali farmaceutiche e biotech. Ma potrebbe essere troppo tardi. Alcuni investitori come la Walgreens hanno già preso le distanze sospendendo la collaborazione commerciale .
La cover-girl della Silicon Valley sta ormai lottando per mantenere la propria credibilità. Ma sul banco degli imputati non c’è solo lei.
PIÙ IMMAGINE CHE SCIENZA. Ci si chiede come un’azienda con presupposti scientifici così deboli e con procedure non scientificamente garantite abbia potuto raccogliere tanto denaro, endorsement importanti e visibilità sui media.
È stato fatto notare come il board dell’azienda non avesse dato spazio necessario a figure scientificamente di livello, come la tecnologia non fosse stata sufficientemente verificata dagli stessi investitori, tanto che tra i venture capital che hanno generosamente foraggiato la start-up non ci sono mai stati i più grandi player nel settore medico e del biotech (Venrock, Third Rock Ventures, Polaris, Deerfield, Versant). Insomma, più immagine che scienza, più pubbliche relazioni e capacità di sedurre i media che sostanza.
Uno scandalo forse annunciato che incrina il mito della Silicon Valley.

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