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BILANCIO 25 Maggio Mag 2016 1417 25 maggio 2016

Grecia, i nuovi aiuti rischiano di non bastare

Debito al 177%. Pil in calo. Sofferenze per 85 mld. E i soldi dei risparmiatori che “fuggono” all’estero. L'Ue sblocca l'ultima tranche di prestiti, ma il futuro è nero.

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Il premier greco Alexis Tsipras.

Alexis Tsipras assicura che la Grecia è di fronte «all’ultimo sforzo, poi dal 2017 inizierà la primavera con un Pil in crescita del 3%».
Di diversa idea è il Gsee: il principale sindacato ellenico, davanti all’ultimo pacchetto di austerità (tasse e tagli delle pensioni per un valore di 3 miliardi di euro, clausole di salvaguardia se i conti non torneranno a posto pari ad altri 3,8 miliardi), ha derubricato la cosa come «l’ultimo chiodo nella bara dei lavoratori e dei pensionati greci».
OBIETTIVI IRREALIZZABILI. Intanto la Ue ha dato il via libera alla nuova tranche di prestiti (10,3 miliardi di euro) che potrebbe non bastare a rimettere in sesto un Paese piegato dalla scarsa produttività e dall’altissimo debito, che secondo il Fondo monetario potrebbe arrivare a 250% del Pil nel 2060.
L’Unione europea è convinta che il rigore risollevare la Grecia: tagliando la spesa e migliorando la riscossione potrebbe vedere nel giro di pochi anni l’avanzo primario al 3,5%. Livelli degni della Germania.
Ma i numeri del Paese mettono in dubbio gli effetti della cura della Troika.
IL DEBITO NON SI ARRESTA. Al riguardo il Fondo monetario ha posto l’accento soprattutto sul debito, che nonostante tre salvataggi (l’ultimo da 86 miliardi) è schizzato al 177% del Pil. Tra precedenti accordi e ristrutturazioni il governo di Atene ha ottenuto ottime condizioni (tassi di poco sopra il 2% e tempi lunghi per risarcire i creditori).
Ma come ha spiegato il Fmi, in simili condizioni, la Grecia non potrà mai tornare sul mercato a finanziarsi autonomamente.
Anche per questo l'ultimo Eurogruppo ha dato mandato alla Commissione di studiare una ristrutturazione dell'altissimo passivo, anche se soltanto dopo il 2018.

Sofferenze bancarie per 85 miliardi di euro

Atene, un manifestante contro l'austerità tedesca indossa la maschera del ministro delle Finanze della Germania Wolfgang Schäuble.

A questo tema se ne intreccia un altro non meno scivoloso: la debolezza del sistema bancario. A fine 2015 le sofferenze erano pari a 85 miliardi di euro, più di un terzo di quanto impegnato dal settore sul versante degli impieghi.
Per evitare il crac, il governo ha usato più strumenti per ricapitalizzarle o sostenerle, tanto che dei quasi 260 miliardi messi a disposizione da Bce, Fmi e Ue soltanto 15 sono stati utilizzati per aiutare la macchina burocratica statale.
CRESCITA, QUESTA SCONOSCIUTA. A esasperare questi numeri anche una stagnazione quasi strutturale. Dopo un sorprendente +0,8% nel secondo periodo dell’anno c’è stata un’inversione di tendenza.
Non a caso il capo della locale banca centrale, Yannis Stournaras, ha ricordato che «nella seconda metà del 2015 l'attività economica si è contratta a causa dell'impatto dei controlli sui capitali e della pressione fiscale sulle famiglie e le imprese, portando a una flessione del Pil di 0,2% sull'intero 2015».
LA PIAGA DELLA DISOCCUPAZIONE. Una strada, necessaria per rimettere a posto i conti, che non ha portato benefici all’economia reale.
La disoccupazione, seppure in calo, a febbraio era ancora al 24,2%. Tra gli under 24 uno su due non lavora.
Soltanto una famiglia su 10 gode di un sussidio, quasi la metà è esposta in banca. E gli unici consumi che salgono sono per psicofarmaci, antidolorifici e droghe.
Il tutto mentre 95 miliardi di euro dei risparmiatori sono “scappati” all’estero soltanto lo scorso anno.

Twitter @FrrrrrPacifico

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