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CHIESA 25 Maggio Mag 2016 2150 25 maggio 2016

Ior, lasciano i consiglieri Salvatori e Boersig

Cambio tra i vertici della banca vaticana. Sullo sfondo scandali e lotte intestine. La Santa Sede indaga sul costruttore Proietti.

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La sede dello Ior, la banca vaticana.

Non perde solo utili e correntisti, lo Ior, ma anche un terzo del suo Consiglio di Sovrintendenza. Se il 12 maggio la banca vaticana aveva pubblicato il bilancio del 2015, mostrando un crollo dell'utile da 69,3 milioni a 16,1 milioni, e se recentemente il risanamento voluto da papa Francesco ha portato alla chiusura di 4.935 conti, il 25 maggio è stato il giorno delle dimissioni di due membri su sei del board laico: il tedesco Clemens Boersig e l'italiano Carlo Salvatori.
Secondo il comunicato della Sala stampa vaticana, si tratta di un'uscita inserita «nel quadro delle legittime riflessioni e opinioni circa la gestione di un istituto di natura e finalità così particolari come lo Ior», ma sullo sfondo restano le lotte interne della 'Vatican connection', come quella che ha portato alla sospensione del contratto al revisore esterno dei bilanci vaticani Pricewhiterhouse Coopers (Pwc), vecchie e nuove indagini giudiziarie, processi per le fughe di notizie come il clamoroso 'Vatileaks 2', con l'imputata Francesca Chaouqui che il 25 maggio ha attaccato pesantemente su Facebook il sostituto alla Segreteria di Stato monsignor Angelo Becciu, accusandolo di esser stato il mandante del suo arresto e di una condanna praticamente già scritta.
SALVATORI NEL BOARD DAL 2014. Entrato nel board laico dello Ior il 16 settembre 2014, Carlo Salvatori, 74 anni, esponente della finanza milanese come presidente della banca Lazard Italia dal 2010 e delle assicurazioni Allianz Spa dal 2012, era ritenuto uomo vicino al cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, anche se si sussurra di un suo non buon rapporto col direttore generale dell'Istituto, Gian Franco Mammì, nominato direttamente dal papa a dicembre con il sostegno del prelato monsignor Battista Ricca.
Clemens Boersig, 67 anni, già presidente della Deutsche Bank e ora della relativa Fondazione, oltre che membro dei cda di 'colossi' come Bayer e Daimler, era nel consiglio Ior dal luglio 2014, entrato insieme all'attuale presidente, il francese Jean-Baptiste de Franssu.
IN CARICA IL PRESIDENTE E TRE CONSIGLIERI. Oltre al presidente De Franssu, restano in carica gli altri tre consiglieri, l'americana Mary Ann Glendon, il britannico Michael Hintze e il cileno Mauricio Larrain.
La sostituzione dei dimissionari potrebbe non avere tempi immediati: l'individuazione e la valutazione di nuove candidature prevede un iter che, come ha spiegato il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, «richiede un tempo abbastanza lungo, penso si possa parlare di mesi».
Sui possibili contrasti all'interno del board, Lombardi ha quindi spiegato che «ci possono essere diverse opinioni sulla gestione e le finalità di un istituto di questo genere, molto particolare, credo sia abbastanza normale».
Il 25 maggio si è appreso anche che Santa Sede e Stato della Città del Vaticano stanno indagando sulle attività dell'imprenditore romano Angelo Proietti, arrestato il 19 maggio dai magistrati romani per bancarotta fraudolenta in relazione al fallimento della sua 'Edil Ars', e hanno sottoposto a sequestro «tutte le risorse finanziarie interessate».
IL VATICANO COLLABORA CON LA GIUSTIZIA ITALIANA. Ampi la collaborazione e lo scambio di informazioni con le autorità italiane, anche questo segno del nuovo corso d'Oltretevere dove tra l'altro «è attualmente in corso un procedimento penale e le autorità competenti stanno valutando anche l'esistenza di eventuali danni nei confronti di enti» della Santa Sede e dello Stato vaticano.
Anzi, le indagini vaticane erano già partite nel 2013, sulla base di segnalazioni di «attività sospette». In altre parole, ha sottolineato ancora Lombardi, «l'iniziativa delle autorità competenti vaticane è precedente» all'arresto di Proietti in Italia, «e le autorità italiane ne hanno preso atto». Una risposta anche agli input di Moneyval sul fatto che in Vaticano le denunce di operazioni «sospette» si traducessero in processi.

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