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CRISI 26 Maggio Mag 2016 2154 26 maggio 2016

Stipendi, aumento al minimo dal 1982

Ad aprile +0,7%. Nuovo record negativo storico. Consumi in calo dello 0,6%. Confesercenti: «Cinque anni per tornare ai livelli del 2009».

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Una busta paga.

Gli stipendi italiani stanno fermi al palo. E così anche i consumi. Ad aprile, i compensi orari hanno visto una crescita tendenziale dello 0,7%, nuovo minimo storico dopo lo 0,8% di gennaio, la più bassa dal 1982. Mentre a marzo i consumi sono tornati in calo dello 0,6% in valore rispetto a febbraio, mantenendo comunque un andamento positivo sull'anno, in aumento del 2,2%, grazie alla spinta degli acquisti alimentari (che crescono del 3,7%) e delle vacanze pasquali, cadute con un mese di anticipo.
SERVIZI +0,3%. Risulta migliore la situazione dei servizi in generale, in espansione dello 0,3% nel primo trimestre rispetto al periodo precedente, trainati da commercio all'ingrosso e trasporto aereo. L'ufficio studi di Confcommercio ha letto negli ultimi indicatori congiunturali «un leggero rallentamento dell'attività economica» mentre, per il futuro del commercio al dettaglio, Federdistribuzione ha indicato che non ci sono segnali positivi fino alla metà di maggio.
«Con questi ritmi, ci vorranno cinque anni per tornare ai livelli del 2009», ha commentato Confesercenti ricordando che i piccoli negozi continuano a chiudere a un ritmo di più di 1.000 al mese.
Più ottimista, la Coldiretti, indica che le vendite al dettaglio per i prodotti alimentari aumentano su base annua in tutte le forme distributive dai discount (+4,6%) alle piccole botteghe (+2,8%).
Per una volta, le associazioni dei consumatori si sono schierate al fianco dei negozianti, con il Codacons che ha osservato come «il commercio continua a soffrire e i consumi non ripartono, a dispetto delle attese» e chiede misure per il settore.
CONSUMATORI: «STRADA LUNGA E INCERTA». La fuoriuscita dalla crisi, per Federconsumatori e Adusbef, è «ancora lunga e incerta. Un percorso fatto di molti ostacoli». «Fino a che gli stipendi restano al palo le famiglie non ce la faranno ad arrivare alla fine del mese e i consumi resteranno congelati», ha concluso l'Unione nazionale consumatori spronando il governo a rinnovare i contratti della pubblica amministrazione.
Su 8,3 milioni di persone in attesa del rinnovo, secondo i dati Istat, circa 2,9 milioni lavorano infatti nel pubblico impiego, che sconta da sette anni il blocco della contrattazione. Hanno il contratto scaduto complessivamente oltre sei dipendenti su dieci (il 64,1%) e l'attesa media per il rinnovo, calcolata sul totale dei lavoratori, supera i due anni, toccando il valore record di 24,3 mesi (erano 20,5 un anno fa).
L'importanza dei rinnovi dei contratti per contrastare la deflazione è stata sottolineata di recente dal governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco. Visco ha detto che in alcuni degli ultimi rinnovi «si prevede che una parte dei futuri aumenti salariali sia rivista al ribasso nel caso in cui l'inflazione scenda al di sotto delle attuali previsioni» e che questo schema, se adottato in maniera generalizzata, abbasserebbe «significativamente» il tasso di crescita dei salari finendo per pesare su un'inflazione già negativa.

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