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POTERI 27 Maggio Mag 2016 1547 27 maggio 2016

Unicredit, gli input di Bankitalia per il dopo Ghizzoni

Palazzo Koch vuole un manager con esperienza internazionale. Come Ermotti. E chiede tagli alla rete e la cessione delle controllate estere. Per evitare l'aumento.

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Il Financial Times e il Wall Street Journal, abili nell’intercettare i desiderata delle piazze finanziarie di Londra e New York, hanno sentenziato che alla guida di Unicredit «adesso ci vuole uno straniero».
La Banca centrale europea e Bankitalia si accontenterebbero di un manager con consolidata esperienza internazionale.
E tanto basta per rafforzare la candidatura di Sergio Ermotti, attuale amministratore delegato di Ubs, di nazionalità svizzera ma conoscitore della realtà italiana, anche perché dal 2005 al 2010 proprio in Unicredit.
L’IRA DEGLI STRANIERI. L’interessato ha fatto sapere: «Sto bene dove sto».
Ma i soci esteri (Aabar e Blackrock), che sono stanchi delle beghe tra gli azionisti italiani che dal dopo Profumo hanno prodotto una governance debole, premono non poco su di lui.
«Dietro quel 'ci vuole uno straniero'», spiega un banchiere d’affari che chiede l’anonimato, «c’è la richiesta degli investitori esteri di uno scatto per dare alla banca una struttura degna di un’azienda presente in 17 diversi Paesi. Da qui la necessità di un nome con un’esperienza più internazionale».
I DUBBI SU MORELLI. In quest’ottica si indeboliscono le altre candidature domestiche: Alberto Nagel (Mediobanca), Gaetano Micciché (Banca Imi) e, soprattutto, Marco Morelli (Bofa Italia). Il quale pagherebbe anche una certa freddezza da parte Bankitalia.
I rumors vogliono che in via Nazionale non abbiano dimenticato di quando l’allora direttore finanziario di Mps finì indagato con l’accusa di ostacolo all'autorità di vigilanza: secondo i pm di Siena aveva omesso di comunicare alla Banca d'Italia il rilascio di una indemnity side letter a Bank of New York in occasione dell'assemblea di sottoscrittori del Fresh nel 2009. Ma questa tesi viene attribuita ai giochi che si sono innescati tra i candidati, non foss'altro perché Morelli è uscito da quella vicenda con una archiviazione 'non risultando', recita il provvedimento del Tribunale di Siena, ' da fine 2007 l'interlocutore dell'Autorità di Vigilanza sull'operazione Fresh'.

Frizioni sull’asse Roma-Francoforte

Il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco.

Palazzo Koch si muoverebbe sulla vicenda Unicredit con molta circospezione. Circolano voci di frizioni con l’organismo che detiene la vigilanza sulle grandi banche di sistema, cioè la Bce.
Mario Draghi, si sa, è molto sensibile alla situazione italiana, non fosse altro perché appena scoppia un incidente la stampa del Nord Europa collega scandali ed errori al suo nome.
E all’Eurotower sarebbero dell’idea che Ignazio Visco e i suoi uomini avrebbero preso un po’ sottogamba la decisione dell’ex ad di Unicredit, Federico Ghizzoni, di coprire interamente la garanzia dell’aumento di capitale di Popolare di Vicenza.
I LIMITI DELLA VIGILANZA. Da via Nazionale raccontano di aver fatto notare in piazza Cordusio che, «per accaparrasi una commissione da 3 milioni di euro, stavano rischiando un aumento di capitale da 10 miliardi». Ma ammettono pure che «dai tempi nei quali la vigilanza si faceva con un aggrottar di ciglia le cose sono cambiate».
Al di là delle presunte frizioni, Palazzo Koch e l’Eurotower avrebbero idee comuni sul futuro della seconda banca italiana. È opinione diffusa che in questa fase non sia necessaria una ricapitalizzazione, nonostante l’istituto abbia un livello di patrimonio Cet1 pari soltanto al 10,85%, vicino alla sogna minima del 10.
Ma sono necessarie mosse molto coraggiose.
COME EVITARE L’AUMENTO. Innanzitutto, Bce e Bankitalia chiedono ai soci di nominare un manager di esperienza internazionale, con deleghe pesanti che Ghizzoni non aveva.
In secondo luogo, si chiede un piano industriale veramente invasivo. E che dovrebbe spaziare dalla razionalizzazione della rete italiana (soprattutto nel Mezzogiorno, che paga ancora le sovrapposizioni post fusione con Capitalia) a una gestione migliore delle sofferenze, fino alla cessione degli asset più remunerativi (una quota di Fineco o le controllate in Polonia).
Quest’ultima ipotesi vede storicamente la banca contraria, anche perché si parla di attività che garantiscono fortissimi utili.
Soltanto prendendo queste misure, dicono in via Nazionale, Unicredit «potrebbe evitare un aumento capitale». Che, secondo gli analisti, già oggi oscilla tra i 4 e i 9 miliardi in base al livello di risparmi da fare.

Twitter @FrrrrrPacifico

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