Bernabeu 160527194427
SCENARIO 29 Maggio Mag 2016 0900 29 maggio 2016

Madrid, la ripresa senza debito e grandi opere

La città che domina nel calcio riparte. Ma blocca i faraonici piani urbanistici. Tra inchieste sui conti e turismo, il risveglio della Capitale che non dorme mai.

  • ...

Addio tavoli verdi, fiches e slot machine.
Il presidente del Real Madrid, Florentino Pérez, ha dovuto rinunciare al sogno di costruire il casinò vicino al nuovo stadio Bernabeu.
Il sindaco della capitale spagnola ha ridimensionato il progetto approvato dalla vecchia amministrazione e bocciato dalla Corte superiore di giustizia spagnola nel 2004.
Troppo suolo pubblico fagocitato e soprattutto troppi fondi destinati a un business privato.
LA CAPIENZA RESTA UGUALE. Nessuna espansione fino alla Castellana, l'area delle ambasciate e dei ministeri, dove si trovava anche il vecchio quartiere sportivo ora trasformato in distretto d'affari e occupato dai grattacieli simbolo del boom della Spagna che fu.
La capienza del Bernabeu resterà di 81 mila posti, aumenteranno i parcheggi e il centro commerciale da oltre 6 mila metri quadri verrà trasformato in un albergo, unica concessione alle mire della squadra sul tetto d'Europa che solo con il museo dell'attuale stadio attira a Madrid 1,2 milioni di visitatori l'anno, dietro solo al Museo del Prado e alla galleria di arte contemporanea del Reina Sofia. Entro luglio dovrebbe arrivare anche l'intesa per l'impianto dell'Atletico Madrid.
ALLA RICERCA DI UN NUOVO EQUILIBRIO. Ma è la nuova era madrilena, in bilico tra l'ubriacatura degli anni passati, il credito fin troppo facile e la ripresa appena imboccata.
La terza area metropolitana d'Europa, la capitale del Paese che cresce di più nell'Unione europea, cerca di far quadrare i progetti di sviluppo con la tenuta dei conti, dopo aver ereditato un debito monstre.
E riduce le ambizioni di imprenditori e immobiliaristi abituati all'espansione dell'ultimo decennio, alla ricerca di un nuovo equilibrio.

  • Il progetto di ricostruzione dello stadio Bernabeu di Madrid.

Basta debito e freni ai progetti urbanistici

Manuela Carmena, sindaco di Madrid e candidata di Podemos.

Lotta agli sfratti e alla povertà, partecipazione della cittadinanza e qualche dichiarazione originale sul mandare i bambini a raccogliere i mozziconi di sigarette per le strade.
Quando, nel maggio 2015, dopo una vita spesa per i diritti civili, la giudice Manuela Carmena si è ritrovata eletta con la piattaforma Ahora Madrid (Podemos e altri movimenti civici) alla guida della Capitale spagnola, credeva che la sua fosse una missione sociale.
E invece si è ritrovata assediata dalle cifre di bilancio e i progetti di urbanistica.
TRA BUCHI E SPRECO. Tra il 2000 e il 2012 il debito della capitale spagnola è cresciuto da 990 milioni di euro a 7,73 miliardi, un aumento pari quasi al 1000%.
Carmena ha stracciato il contratto con le agenzie di rating e dichiarato che lei di debito non ne farà più.
Intanto solo per pagare gli interessi nel 2016 dovrà impiegare il 15% del bilancio.
La maggioranza e l'opposizione socialista, che stanno collaborando su molti fronti, hanno creato una commissione di inchiesta per spiegare il buco nei conti pubblici e setacciare gli sprechi delle partecipate.
NIENTE GRANDI OPERE. Troppe le spese per le grandi e piccole opere, come la Magic Box, il palazzetto per i concerti e gli eventi sportivi, dove 10 mila persone si sono riunite per ascoltare Pablo Iglesias nell'ultimo giorno della campagna elettorale di dicembre, il cui costo di costruzione è più che raddoppiato.
Nel mirino anche le attività della Calle30, società che si occupa di infrastrutture stradali. e poi i conti in rosso del mercato Mercamadrid e i contratti di molte società comunali con il gruppo di ristorazione dell'ex presidente della camera di commercio regionale.

Affari coi magnati cinesi e dossier ventennali

Una delle poche società in utile, ironia della sorte, è il servizio di onoranze funebri, che però è stato privatizzato nel 1992, e che la maggioranza ha deciso di rimunicipalizzare.
Il sindaco a un anno dall'inizio del mandato trova il tempo di parlare di scuole, dei laboratori di educazione alimentare per i bambini, degli orti comunali.
Preferisce le soluzioni a problemi quotidiani piuttosto che le opere di sviluppo urbanistico.
E però quelle non si fermano, in una città da 3 milioni di abitanti che da sola produce oltre il 10% del Pil nazionale. Sta, per esempio, litigando con il magnate cinese Wanda deciso a ristrutturare, senza tenere conto dei vincoli della soprintendenza, uno dei simboli della città, l'edificio Espana, una torre da 300 appartamenti di lusso costruita negli Anni 50.
3,2 MILIONI DI METRI QUADRI. Ma soprattutto ha per le mani un dossier che va avanti da 20 anni: l'operazione Chamartìn, un progetto da più di 6 miliardi di euro e 3,2 milioni di metri quadri (di cui 700 mila edificabili) destinato a ridisegnare la zona Nord della città e finanziato da un gruppo di investitori privati capeggiati dalla banca Bbva.
Zone residenziali, 15 mila appartamenti, una nuova linea della metro, tre nuove stazioni, strade di collegamento, spazi commerciali.
Ma il Comune frena, taglia, limita. E propone un progetto alternativo, il Madrid North Gate, che è la metà dell'originale, prevede un quinto degli alloggi, stoppa la nuova metropolitana e le altre infrastrutture stradali, amplia le aree per le attività produttive.
I privati però dicono che non basterà a soddisfare la domanda di appartamenti che si svilupperà nei prossimi anni. Per loro il business è as usual. Anzi più che as usual, il mercato si sta riprendendo ed è il momento di investire e di riniziare a pensare in grande per attirare finanziamenti internazionali a carburante della città

A sinistra il progetto di Bbva, a destra quello presentato dal comune.

La città ha ricominciato a correre, tra turismo e terziario

La Spagna, è vero, ha riniziato a correre.
Nel 2015 il Pil è cresciuto del 3,5%.
E ancora a maggio 2016 ha segnato un più 0,8% sul trimestre precedente, il risultato migliore di tutta Europa.
Crisi o non crisi, i madrileni hanno continuato ad affollare le strade e le piazze di giorno e di notte, a frequentare i locali dove il rock, dicono, è arrivato prima che a Londra, i bar non chiudono mai e le discoteche sono frequentate a tutte le età.
«La città è aperta 24 ore su 24 ore, gli spagnoli rimangono ottimisti», spiega a Lettera43.it un manager che ha lasciato Enel per la controllata Endesa. «Solo per il gusto di vivere a Madrid».
CULTURA IN AFFANNO. Nei quartieri crescono i gruppi civici, ma le biblioteche pubbliche rischiano di chiudere e i centri culturali che dai fondi pubblici dipendono pure.
Tanto che il sindaco che si è impegnata nella rinascita delle periferie si è inventata il ruolo di mediatore culturale, una sorta di assistente sociale della cultura che interviene nelle aree del disagio.
Intanto nascono templi del divertimento, come l'Opium Madrid, locale inaugurato nel 2015: 6 mila metri quadri di cocktail e luci stroboscopiche.
GLI HOTEL FANNO AFFARI. «Il turismo è cresciuto a febbraio del 15% rispetto all'anno precedente», osserva José Carlos Diez, professore di economia, ex consulente di José Luis Zapatero e madrileno doc.
«Conosco i manager del Marriott hotel: sono entusiasti».

Nella Capitale si moltiplicano le start up fintech

I dati dell'Ine, l'istituto nazionale di statistica, confermano la buona annata: il 63,6% degli operatori del settore cittadino prevedono una crescita.
E in questa boccata d'aria anche l'immobiliare (sceso al 6% del Pil cittadino rispetto all'85% della torta dei servizi) vorrebbe riprendere la sua (troppo spesso folle) corsa.
Madrid è soprattutto un centro del terziario avanzato, dell'energia, delle telecomunicazioni e della finanza, la casa di Telefonica e del Banco Santander.
Barcellona resta il cuore dell'innovazione digitale spagnola. Ma nella Capitale si moltiplicano le start up fintech, quelle che adottano la tecnologia al settore finanziario.
SIMBOLO DI STABILITÀ. «La città si muove, è in ripresa e contemporaneamente è anche un simbolo di stabilità, abbiamo una legge di bilancio», fa notare Diaz, ricordando ch la giunta di Barcellona non ha ancora varato il budget.
«Abbiamo la sinistra al Comune e la destra alla Regione, non solo siamo stabili, ma puoi anche scegliere quello che vuoi», conclude ironicamente pensando al governo che non c'è.
E mentre la campagna elettorale riempie le strade degli stessi slogan di sei mesi prima e la Moncloa è sospesa nell'incertezza, la città è già andata avanti.
A Puerta del Sol, nel quinto anniversario delle manifestazioni degli indignados, il Comune ha fatto porre una targa: «Stavamo dormendo, ora ci siamo svegliati».
Da svegli i sogni sono meno ambiziosi, ma chissà se più duraturi.


Twitter @GioFaggionato

Articoli Correlati

Potresti esserti perso