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AFFARI 30 Maggio Mag 2016 2027 30 maggio 2016

Finmeccanica, ora l'India guarda agli Stati Uniti

New Delhi: gli italiani nella black list. Intanto gli americani trattano forniture miliardarie con Boeing e Sikorsky. Che nel 2010 perse l'appalto incriminato.

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Finmeccanica era considerata «intoccabile» in India.
O almeno così appariva fino a oggi: una nuova Bofors, la società svedese di armamenti che venne accusata alla metà degli Anni 80 di aver pagato tangenti a funzionari e politici indiani.
Anche allora furono coinvolti membri del partito del Congresso, Rajiv Gandhi finì per perdere le elezioni, ma il gruppo europeo non ebbe ripercussioni fino allo scandalo successivo.
Il colosso guidato fino al 2011 da Giuseppe Orsi, ex amministratore delegato condannato a due anni e mezzo per false fatturazioni nell'ambito dell'inchiesta sulla fornitura di elicotteri all'aeronautica indiana, sembrava godere della stessa 'immunità'.
UNA DECISIONE RINVIATA PER 4 ANNI. Dal 2012, a ogni ipotesi di inserire Finmeccanica nella black list delle aziende sospese dalla corsa alle commesse della Difesa di New Delhi - una misura già applicata a Singapore Technlogies, Israel Military Industries Ltd, Rheinmetall Air Defence, Corporation Defence Russia e Denel per citare gli ultimi casi - il dossier veniva rimandato o affievolito. Era successo con il partito del Congresso, sulla graticola perché il nome di Ahmed Patel, segretario politico della presidente Sonia Gandhi per più di 10 anni, compare più volte nelle carte dell'inchiesta accanto a quello dell'ex capo dell'areonautica indiana Sp Thiagy. Ed è successo anche dopo l'arrivo dell'attuale premier Nerendra Modi.
INVERSIONE DI TENDENZA. E più che il caso di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone il problema è stato per anni la dipendenza e i legami dell'esercito indiano con una società che nel Subcontinente ha fatto buoni affari e venduto tecnologia per quattro decenni.
Nell'agosto 2014 il nuovo esecutivo guidato dai conservatori del Bharatiya Janata Party (Bjp) aveva deciso infatti di «recepire ampiamente» il parere del procuratore generale della Repubblica Mukul Rohatgi (ex legale dei marò).
Il pm spiegava allora che la sospensione completa avrebbe intaccato «la capacità indiana di reagire a potenziali aggressioni esterne».
L'INDAGINE INDIANA IN CORSO. Il risultato era stato un compromesso: il mantenimento degli appalti già vinti e delle gare in cui Finmeccanica partecipava come subfornitore tramite le controllate Selex e Wass (Whitehead Alenia Sistemi Subacquel) che forniscono materiali per gli elicotteri e i sottomarini forniti all'India rispettivamente dalla Russia e dalla Francia. Ma da allora è arrivata la sentenza italiana di secondo grado con le relative condanne e le indagini della giustizia indiana, ancora in corso, hanno avuto degli sviluppi: a inizio maggio Gautam Khaitan, l'uomo descritto come «la mente» della presunta corruzione, avvocato di un noto studio legale di New Delhi, ha ammesso di aver creato società di comodo per far passare i fondi destinati a politici e funzionari.
E lo scontro politico è ripreso, le accuse tra i partiti anche, mentre la geopolitica degli armamenti di New Delhi è cambiata. Tutta a favore degli Usa.

Boeing, Lockheed e Sikorsky: i veri vincitori della partita

Mauro Moretti, amministratore delegato di Finmeccanica.

Il 29 maggio il ministro della Difesa indiano Manohar Parrikar ha annunciato a mezzo intervista l'apertura del procedimento per inserire Finmeccanica nella black list.
Niente di ufficiale per ora, hanno fatto sapere dai vertici di Leonardo (il nuovo nome di Finmeccanica).
Ma un messaggio politico chiaro agli elettori indiani.
Al giornalista che chiedeva che fine faranno le forniture italiane a marina e aeronautica, Parrikar ha risposto placidamente: «Ci sono altre imprese».
STOP ALLE FORNITURE. Ci vorranno mesi, ma poi il cartellino rosso dovrebbe arrivare.
E allora stop ai cannoni navali in costruzione con la licenza della controllata Oto Melara. Che non potrà nemmeno partecipare all'ultima gara della marina indiana da 400 milioni di euro.
Stop ai siluri Black Shark in costruzione dalla Wass a Mumbai.
Stop alle forniture radar della Selex Electronics Systems. E forse anche alla gara tra il consorzio europeo Nh industries - partecipato anche da Agusta Westland - e la società americana Sikorsky, la stessa che era stata battuta nell'appalto per la fornitura degli elicotteri alla base dell'inchiesta.
IL PIVOT TO ASIA. L'India, del resto, ha altre offerte nei settori in cui Finmeccanica ha focalizzato il business, e cioè tecnologie elettroniche, per l'aeronautica e aerospaziale.
E vengono soprattutto dall'altra parte dell'Atlantico.
Mentre l'Italia era impegnata ad azzuffarsi sui marò, la diplomazia del Subcontinente, il suo posizionamento internazionale e quei rapporti politici così cruciali nel settore delle armi, infatti, sono cambiati.
Il Paese, che finora importava armi soprattutto dalla Russia, ha intessuto relazioni sempre più strette con gli Usa.
La politica di Barack Obama del pivot to Asia ha obiettivi strategici di lungo periodo, ma anche effetti molto concreti nel business.

Il riavvicinamento di Obama al Subcontinente

Dal 2012 India e Cina sono le potenze che, assieme all'Arabia Saudita, stanno investendo di più nella corsa agli armamenti. E dall'inizio del suo mandato Obama ha tentato il riavvicinamento all'orgogliosa Repubblica asiatica in parallelo alla crescita esponenziale delle tensioni geopolitiche nel Pacifico.
In quell'anno Washington e New Delhi hanno firmato il Dtt (Defence Tecnology and Trade Initiative) per lo scambio di tecnologie militari.
Le feluche hanno continuato a lavorare alacremente per riavvicinare le due nazioni che rivendicano il titolo di più grande democrazia del mondo. E alla fine l'India non allineata e potenza nucleare a inizio del 2015 ha dato il primo vero via libera all' intesa con gli Usa sull'atomica civile.
L'ASSE TRA WASHINGTON E NEW DELHI. In cambio, a giugno 2015, gli Stati Uniti hanno appoggiato l'ingresso degli indiani nel Missile Technology Control Regime, l'organismo internazionale contro la proliferazione missilistica.
Nessuna opera di bene. Ma una scelta con un obiettivo preciso: sedere a quel tavolo significa per il premier Modi avere un più facile accesso alla tecnologia dual-use (nell'altro ente internazionale di controllo del nuclare, Nsg, siede peraltro la Cina: la missione è complicata).
Ma l'Italia, decisa a dare un segnale forte sul caso dei marò, a ottobre ha messo il veto su New Delhi.
AD APRILE LA DELEGAZIONE DEL PENTAGONO. Intanto, con gli accordi commerciali sul nucleare sono arrivate anche altre commesse per le imprese americane.
A febbraio 2016 è cominciata la discussione sulla fornitura da parte della Lockheed Martin - che già sta cooperando con il colosso indiano Tata - per la produzione di nuovi F16.
Ad aprile, prima della visita del segretario alla Difesa americano Ash Carter, a New Delhi è arrivata un'intera squadra del Pentagono per discutere di cooperazione e possibili nuovi affari targati Lockheed Martin, Boeing e Sikorsky (acquisita dalla stessa Lockheed nel 2015, dopo che era stata ipotizzato anche un interesse di Finmeccanica).
QUEL BIGLIETTO DI ORSI AGLI AMERICANI. Se il gruppo americano vincesse la gara per i 120 elicotteri dell'aeronautica, spiegava in occasione della visita il Wall Street Journal, sarebbe pronta a produrli direttamente in India, collaborando con Tata o con un'altra società del Paese.
Ironia della sorte, nel 2010, quando Finmeccanica vinse l'appalto, Orsi si ritrovò nello stesso ristorante scelto dai rappresentanti della Sirkosky e inviò loro una bottiglia di champagne accompagnata dal biglietto: «Non sempre si può vincere».
Ora a brindare però sono loro, la rivincita va servita fredda. Come lo champagne.

Twitter @GioFaggionato

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