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CONFLITTI&BUSINESS 30 Maggio Mag 2016 0800 30 maggio 2016

Medio Oriente, le fabbriche Ue di armi (e di migranti)

I tedeschi producono bombe a Riad. Francia e Italia violano l'embargo all'Egitto. Così l'Occidente alimenta le guerre arabe. Che acuiscono l'emergenza profughi.

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Un report di Amnesty international ha rivelato che 12 Stati dell'Unione europea (Italia inclusa) continuano a inviare armamenti e tecnologie sofisticate all'apparato di sicurezza egiziano per miliardi di euro l'anno, violando l'embargo deciso da Bruxelles nel 2013, dopo le centinaia di morti nel massacro di Rabaa del regime contro la Fratellanza musulmana.
Germania, Francia e Gran Bretagna sono i Paesi europei che più fanno affari con gli apparati militari in campo nei conflitti delle cosiddette primavere arabe, alimentando così cinicamente l'emergenza profughi che si ripercuote sul Vecchio Continente.
ARMI IN ORIENTE. Il business dei mercanti di armi europei è cresciuto dal 2011 e si è diretto diretto soprattutto verso l'Egitto, l'Arabia saudita, il Qatar e le altre petromonarchie del Golfo.
Rheinmetall è il colosso tedesco che in Italia ha fatto parlare di sé per diversi carichi di bombe e munizioni inviati - con il nulla osta indispensabile del governo Renzi - ai sauditi attraverso la sussidiaria Rwm, che ha fabbriche in Sardegna e nel distretto delle armi bresciano, per bombardare a tappeto in Yemen.
TRASLOCO A RIAD. E non a caso ha aperto ora una fabbrica direttamente nel regno wahabita, attraverso la controllata sudafricana Rheinmetall Denel Munition, in joint venture con la Saudi Military Industries Corp.
Lo stabilimento è stato inaugurato ad aprile 2016 dal presidente sudafricano in persona Jacob Zuma e dal discusso figlio del re e ministro degli Esteri saudita, Mohammed bin Salman, finanziatore per ragioni geopolitiche del regime egiziano di al Sisi e ormai anche molto vicino anche al presidente turco Erdogan.

Sauditi storici acquirenti di Panzer tedeschi

Una protesta contro l'export di armi nei Paesi del Golfo, davanti al Parlamento tedesco.

In un rapporto riservato dell'intelligence tedesca, il principe Bin Salman è risultato attenzionato come soggetto «pericoloso» e «destabilizzante» del Medio Oriente, mente della campagna in Yemen e di altre escalation militari.
Ma i miliardi di introiti del comparto degli armamenti - anche in Germania, per le commesse autorizzate dal Consiglio di sicurezza ad hoc del governo Merkel - non devono evidentemente essere disturbati.
I sauditi sono da decenni i migliori clienti della poderosa industria pesante tedesca: degli scandali sui tank e sulle commesse sporche è lastricato il percorso dei cristiano-democratici (Csu-Cdu) della cancelliera e, di conseguenza, anche la storia della Bundesrepublik del Secondo dopoguerra.
CANNONIERI DEL REICH. Ma la storia di Rheinmetall inizia ancor prima: il maggior gruppo tedesco degli armamenti nasce nella Ruhr nel 1889, in pieno imperialismo, come rifornitore di munizioni del Reich e, durante il Nazismo, della Wehrmacht.
Oggi il colosso siderurgico di Düsseldorf che da quasi un secolo produce locomotive, cannoni, carri armati e armi leggere conta decine tra controllate e sussidiarie nel mondo, per fatturato di oltre 5 miliardi di euro nel 2015, in progressiva crescita dai 4 miliardi e mezzo del 2013, e oltre 22.600 dipendenti.
L'AFFAIRE DEI LEOPARD. Specializzata nella produzione di cingolati, Rheinmetall ha nel suo campionario anche i 200 panzer Leopard e gli armamenti in loro dotazione che l'Arabia saudita aveva richiesto nel 2011 all'esplosione delle Primavere arabe: rinforzi da usare anche in sostegno alla repressione delle rivolte in Bahrein.
La commessa, autorizzata dal Consiglio di sicurezza del gabinetto Merkel, fu per mesi al centro di grandi contestazioni e di un ampio dibattito parlamentare, e sarebbe stata infine sospesa per le aspre critiche.
Il gruppo della Ruhr, che in Italia sforna bombe e munizioni dalle fonderie bresciane prime esportatrici al mondo per armi comuni, non è d'altra parte una mosca bianca, né in Germania né in Europa, per tentate o riuscite forniture sporche.

Boom di armi europee e Usa per la Primavera araba

L'ospedale di Rzaeh, in Yemen, distrutto dalle bombe saudite.

Partner di Rheinmetall nella partita degli ultimi panzer a Riad era il colosso di armamenti bavarese Krauss-Maffei Wegmann, leader nella produzione di carri armati sin dalla Seconda guerra mondiale.
Sull'onda dello scandalo montante, la commessa miliardaria del 2011 sfumò anche per il gruppo di Monaco.
Che nel 2013 aveva comunque inviato 62 Leopard e 24 sistemi d'artiglieria per tank al Qatar: cliente in passato di altre grosse partite di Krauss-Maffei Wegmann e agitatore di prim'ordine, con la Turchia, delle rivolte islamiste.
TyssenKrupp, prima compagnia siderurgica europea, è poi un altro dei grandi confezionatori di armamenti tedeschi destinati (anche) al Medio Oriente: nel 1991 il gigante di Essen, che conta 155 mila dipendenti e un fatturato annuo di oltre 40 miliardi di euro, risultò implicato nel grosso scandalo dei fondi neri dell'era Kohl - mai chiarito - che avrebbero incluso anche la maxi tangente alla Cdu per inviare 36 panzer Fuchs all'Arabia saudita.
HITLERIANI CONVINTI. Nel Terzo Reich gli industriali delle dinastie Krupp e Thyssen furono tra i primi finanziatori del Nazismo e produttori di armi per Hitler, impiegando anche dei lavoratori forzati.
Riuniti in un cartello dagli Anni 70, gli stabilimenti di Thyssen e Krupp anche Oltroceano producevano, tra gli altri macchinari, anche i Fuchs: un ramo aziendale poi rilevato, nel 1999, da Rheinmetall.
Ma se in Germania il cerchio alla fine si chiude tra la cordata di un pugno di vecchie e grandi famiglie, in Europa il panorama è più vasto e intricato: Rheinmetall figura al decimo posto nella top list dei maggiori armatori, preceduti dagli inglesi di Bae, dall'italiana Finmeccanica e da altri concorrenti francesi e olandesi.
ARMI, +60% DAL 2011. Verso l'Egitto, solo nel 2014 il gabinetto Hollande ha dato il via libera a «bombe siluri, missili, e altri ordigni esplosivi» prodotti Oltralpe per 100 milioni di euro.
Dalla data non casuale del 2011, il mercato bellico del Medio Oriente si è gonfiato del 60%: l'Arabia saudita, dal report 2016 dell'International Peace Institute di Stoccolma, spicca come seconda importatrice mondiali di armi dopo l'India, nonché primo acquirente di inglesi e americani.
In cinque anni gli acquisti bellici dall'estero di Riad sono schizzati al +275%: solo nel 2015 materiale per 25 miliardi di dollari che poi si perde nei mille rivoli delle guerre tra ribelli in Siria, tra i gruppi di radicali sunniti in Iraq, in Yemen e anche delle guerre per procura di Riad in Nord Africa.


Twitter @BarbaraCiolli

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