Veneto Banca Banca 150422162950
CREDITO 31 Maggio Mag 2016 2138 31 maggio 2016

Veneto Banca, adesso Atlante vuole governare

Al fondo di Quaestio Sgr la maggioranza del capitale. Ancora incerta la quotazione. L'unica sicurezza è la guerra per bande interna.

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Comunque vada, il fondo Atlante vuole la sicurezza di governare Veneto Banca. Questo è il risultato annunciato a 24 ore dal consiglio di amministrazione dell'istituto di credito, in un clima di guerra interna che prosegue da settimane. Veneto Banca ha approvato l'operazione di aumento di capitale - forchetta di prezzo tra 0,10 e 0,50 centesimi e tanti saluti all'investimento dei vecchi soci - e l'ingresso del fondo di Quaestio Sgr.
QUAESTIO HA CHIESTO IL 51%. Ma questa volta al contrario dell'operazione di ricapitalizzazione di Popolare di Vicenza, Atlante ha chiesto la garanzia di sottoscrivere almeno il 51% del capitale, insomma di avere la maggioranza dell'istituto di credito per governarlo come crede slegandosi dagli interessi territoriali. Si dice che la clausola sia dovuta alla possibilità di un intervento di una cordata di imprenditori veneti, intervento che l'accordo con Atlante in qualche modo scoraggia. In ogni caso l'intesa potrebbe creare qualche problema alla Consob, la quale nel caso della Popolare di Vicenza aveva considerato il fondo di Quaestio un veicolo di investimento del risparmio collettivo, esentandolo dall'obbligo del lancio di un'offerta pubblica di acquisto.

Atlante per «evitare il rischio sistemico»

Veneto Banca.

Intanto i vertici di Intesa San Paolo che per settimane avevano ripetuto che il coinvolgimento di Atlante poteva anche non essere necessario hanno ammesso il fallimento dell'attività di premarketing. Il comunicato di Veneto Banca spiega che l'operazione risponde al «fine di evitare un possibile rischio sistemico e di limitare al massimo l'impatto per le economie dei territori nei quali opera l'istituto». Insomma per evitare il fallimento della banca o ripercussioni per Banca Imi che aveva garantito l'inoptato in un'operazione di sistema parallela a quella di Unicredit su Bpvi.
SOVRAPPOSIZIONE DI COMPETENZE. L'istituto ribadisce che la conduzione del progetto Serenissima - cioè appunto l'aumento di capitale e la quotazione - è affidato all'ex ad della gestione Vincenzo Consoli, indagato per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, e attuale direttore generale Cristiano Carrus ma con il supporto «anche di natura istruttoria» a Carlotta De Franceschi, ex consigliera economica di Matteo Renzi a Palazzo Chigi, «nell'attività di ricerca di potenziali investitori e nell’interlocuzione con gli advisor finanziari e con la società di comunicazione, in coordinamento con il Direttore Generale». Una sovrapposizione di competenze che dà l'idea delle tensioni interne alla banca.

Il vicepresidente Schiavon già pronto alle dimissioni

Una raffigurazione di Atlante, personaggio della mitologia greca che regge sulle spalle la volta celeste.


Il conflitto più pesante però è quello attorno al vicepresidente Giovanni Schiavon, numero uno dell'associazione piccoli azionisti e ex presidente del tribunale di Treviso. Schiavon è finito in mezzo alle polemiche per aver ricevuto regali per circa 16 mila euro dal vecchio presidente della banca Consoli. Dal canto suo ha parlato di attività di dossieraggio, ha presentato querela e ha già annunciato che lascerà la banca. Ma nel giorno del consiglio di amministrazione ha parlato alla stampa dicendo quello che già in molti avevano capito e cioè che «livello reputazionale, fiducia, raccolta e liquidità» sono «in continua discesa» e l'ambiente è «pesante da tagliare col coltello».
ENIGMA QUOTAZIONE. Il presidente Stefano Ambrosini lo ha invitato a non parlare visto «il momento delicato». E ha ribadito che c'è il margine perchè i vecchi soci arrivino al 25% del capitale. Il collocamento delle azioni è slittato di due giorni, all'8 giugno, e durerà fino alla fine del mese. A quel punto si capirà se Veneto Banca avrà le 'carte' per il collocamento in Borsa, cioè il 20% di flottante, o se sarà la seconda banca del Nord Est a finire salvata dal fondo partecipato dalle altre banche e dalle fondazioni. I vecchi azionisti possono solo sperare nei tavoli di riconciliazione: quelli che ancora stentano a essere avviati.

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