Ignazio Visco 151020133003
ANALISI 31 Maggio Mag 2016 1508 31 maggio 2016

Visco condanna tutti, ma assolve se stesso

Nella relazione annuale il governatore di Bankitalia attacca l’Europa, il governo, Unicredit e le Popolari. Ma non fa ammenda su Etruria. Il suo discorso integrale.

  • ...

Ignazio Visco ha parole dure per tutti, ma non per se stesso.
Il governatore di Bankitalia condanna l’Europa, che non si dota delle strutture necessarie per «proteggere la stabilità dell’area dell’euro».
Accusa il governo, che non ha il coraggio di portare fino in fondo le sue riforme e si rifiuta di attivare l’unica leva per la crescita (gli investimenti).
Boccia Unicredit, che non ristruttura la sua rete (chiudendo le filiali) e le popolari che perdono tempo e non si fondono.
Soprattutto, Visco assolve se stesso sul crac di Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti, finite in risoluzione coatta.
Non sente di doversi giustificare sui ritardi della vigilanza neanche per quegli istituti che hanno azzerato il valore dei loro titoli, lasciando in braghe di tela i risparmiatori/azionisti.
E sottolinea di non avere i mezzi: a monte del sistema contro le storture della governance e, ancor meno, a valle contro i casi di gestione fraudolenta allo sportello.

Palazzo Koch si assolve su tutta la linea

Il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco.

Alla sua quinta relazione annuale, il governatore si mostra reticente sulla crisi bancaria, che spazia dal secondo soggetto del Paese alle piccole realtà che «rappresentavano complessivamente l’1% delle attività del sistema».
Che non sia giornata di ammende lo si capisce dalle prime pagine della relazione finale.
Visco esordisce dicendo che «la vigilanza unica europea opera a pieno regime dal novembre del 2014».
Rivendica che sono stati «costituiti quattro nuovi collegi dell’Arbitro Bancario Finanziario». Sottolinea «la nostra presenza sui mezzi di informazione».
«NON ABBIAMO STRUMENTI». Dietro i casi di Etruria & co., secondo lui, si sommano soltanto «l’aumento del rischio di credito che induceva le banche a contrarre l’offerta di finanziamenti» e «comportamenti imprudenti e a volte fraudolenti da parte di amministratori e dirigenti». Ma Bankitalia non avrebbe il compito di prevenirli?
La risposta è articolata ma negativa. La vigilanza sui grandi istituti si è trasferita a Francoforte. E con essa la possibilità di sostituire banchieri poco virtuosi e imporre aumenti di capitali.
Palazzo Koch, da parte sua, «non dispone degli strumenti riservati all’autorità giudiziaria, come sequestri o perquisizioni». E poi «gli ordinamenti e il modello di vigilanza prudenziale che si sono andati affermando a livello internazionale negli anni valorizzano l’autonomia imprenditoriale delle banche».
I GRANDI SI SALVANO. Il bilancio non poteva che essere imbarazzante: «Negli ultimi 20 anni abbiamo gestito, con il ricorso al commissariamento, le crisi di 125 intermediari, prevalentemente di piccole dimensioni, di cui 56 negli ultimi sette anni».
Ammettendo così che i grandi, anche quando la vigilanza era monopolio nazionale, sono liberi di fare quello che vogliono.

Visco contro la Commissione a trazione tedesca

Angela Merkel.

Fin qui la parte dell’autodafé.
Perché nelle considerazioni finali Visco si erge soprattutto a censore.
E al centro dei suoi strali c’è la Commissione europea a trazione tedesca.
Con questa Ue «il compito di proteggere la stabilità dell’area dell’euro è ricaduto quasi interamente sulla politica monetaria». Così non si può rispondere alle richieste di «benessere e sicurezza dando alle sfide globali risposte frammentate, di tenere le minacce fuori dell’uscio di casa, tornando a erigere barriere nazionali».
LA SUPPLENZA DELLA BCE. Visco dice che, mentre Mario Draghi e la Bce sostenevano il debito sovrano dell’area, l’Unione e i 28 si davano obiettivi che non hanno mai raggiunto. Cioè «unione bancaria e di bilancio, rafforzamento della legittimazione democratica delle istituzioni comuni» oppure «meccanismi comuni di risoluzione delle crisi e di garanzia dei depositi» da finanziare con il fondo salva Stati Ems.
Le rigidità contenute nel Fiscal compact e nel Six Pack avrebbero dovuto essere accompagnate dalla «creazione di un bilancio per l’area dell’euro e l’emissione di debito comune». Ma non abbiamo né un ministro dell’Economia dei 28 né gli eurobond. E neppure un meno ambizioso paracadute bancario.
«TRASFERIRE LA SOVRANITÀ». Visco, da europeista convinto, vede come unica via di salvezza «il trasferimento di sovranità. Perché sarebbe in effetti illusorio credere di poter governare l’economia e la finanza». Ma questa «costruzione è irregolare, incompleta, deve essere integrata con gli elementi mancanti».
In quest’ottica «la capacità finanziaria del fondo Esm è modesta», il fondo unico di risoluzione è scarsamente finanziato, il sistema unico di garanzia dei depositi non c’è. Mentre il bail in ha soltanto favorito gli interessi di singoli Stati e intermediari, a danno dei risparmiatori.
Nonostante «l’esperienza internazionale mostri che, a fronte di un fallimento del mercato, un intervento pubblico tempestivo può evitare una distruzione di ricchezza, senza necessariamente generare perdite per lo Stato, anzi spesso producendo guadagni».
IL CASO ITALIANO. Visco si è sempre battuto per un’applicazione graduale della nuova legge sui salvataggi bancari.
Ma nelle sue parole c’è anche la critica a una Ue che ha impedito all’Italia di utilizzare il suo fondo di garanzia per tutelare azionisti e obbligazionisti dei quattro piccoli istituti.
Infatti, «un’interpretazione rigida della normativa sugli aiuti di Stato, poco attenta alla stabilità finanziaria, ha anche ostacolato l’ipotesi di istituire una società per la gestione dei crediti deteriorati delle banche italiane».

Bastone e carota con il governo Renzi

Il permier Matteo Renzi con il ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan.

Visco si è mostrato meno duro con il governo.
Nel giorno in cui la disoccupazione è tornata all'11,7%, a Renzi riconosce che gli sgravi legati al Jobs Act hanno creato un numero di posti di lavoro inaspettato, mentre gli 80 euro e le altre «misure di sostegno al reddito si stanno riflettendo favorevolmente sui consumi».
Promossa anche la riforma del pubblico impiego.
I RISCHI DELLA FLESSIBILITÀ. Contemporaneamente si fa presente che la politica espansiva presente nell’ultima manovra rischia di «ostacolare» la riduzione del debito dall’anno in corso come promesso alla Commissione.
Per invertire la tendenza, meglio puntare su «uno stretto controllo dei conti pubblici e la realizzazione del programma di privatizzazioni».
Servono anche maggiori sforzi sul versante dell’innovazione, del taglio al cuneo fiscale e della lotta alla criminalità e all’evasione.
FATTORI DI INCERTEZZA. Più in generale si accusa Palazzo Chigi di non avere un’adeguata visione sul futuro, dove in prospettiva «l’andamento della domanda estera è il principale fattore di incertezza».
La chiave è quella degli investimenti, che «in rapporto al Pil restano però ancora molto al di sotto dei valori osservati prima della crisi, su livelli minimi nel confronto storico».
Infatti, in chiave keynesiana, Visco guarda all’edilizia, «alla ristrutturazione del patrimonio esistente, alla valorizzazione delle strutture pubbliche e alla prevenzione dei rischi idrogeologici».
Un rilancio del settore che, attraverso normative per «un più efficace raccordo tra il quadro normativo nazionale e quello locale», «avrebbe effetti importanti sull’occupazione e sull’attività economica», facendo crescere anche i salari e la dinamica interna.

Critiche a Unicredit e alle Popolari

La torre Unicredit a Milano.

Alla reticenza mostrata da Visco sui mancati controlli non è seguita un'assoluzione generalizzata del sistema bancario.
Il governatore ammette che «l’abbassamento dei tassi comprime i margini di interesse», ma dice che il denaro regalato «ha effetti positivi sulla domanda di prestiti e sulla qualità del credito».
Chi vuole i soldi li fa e un istituto può «essere stabile e ben capitalizzato» così come ci sono le condizioni per «poter generare un’adeguata redditività».
«INTERVENIRE SUI COSTI». Visco punta il dito contro quelle banche che non hanno saputo o voluto «ridurre la leva finanziaria» né adeguarsi al «calo dei prezzi di alcuni servizi connesso con le innovazioni tecnologiche e la maggiore concorrenza». Mentre «un recupero passa necessariamente attraverso un aumento dell’efficienza, un contenimento dei costi, un ampliamento delle fonti di ricavo». Pur senza che ci fossero riferimenti espliciti, chi ha ascoltato il governatore ha riconosciuto Unicredit in questo scenario.
E lo stesso istituto è parso al centro del Visco pensiero quando questi ha detto che «per molte banche italiane resta forte l’esigenza di intervenire anche sui costi, inclusi quelli per il personale, agendo su qualità e quantità degli organici in maniera coerente con gli sviluppi del mercato e della tecnologia».
Ergo, il successore di Ghizzoni dovrà soprattutto ristrutturare la rete e delimitare il perimetro delle attività estere.
ACCELERARE SULLE AGGREGAZIONI. Ancora più duro il banchiere centrale è stato con le Popolari e il credito cooperativo.
Visco è stato il vero motore delle due riforme che hanno fatto saltare il baluardo del voto capitario. Ma i risultati sono ancora timidi.
Secondo il numero uno di Palazzo Koch, queste banche non hanno compreso i benefici delle nuove normative, che hanno «posto le premesse per risolvere il duplice problema del controllo sull'operato degli amministratori, che nelle forme cooperative può essere poco efficace o addirittura soggetto a incentivi perversi, e dei vincoli a reperire capitali sul mercato».
Da qui l'obbligo, prima della necessità, di chiudere il processo di aggregazioni. E «va completato celermente; arrivare a ridosso del termine (concesso dalla legge, ndr) espone a incertezze».
IL NODO DELLE SOFFERENZE. Più ombre che luci sulla gestione delle sofferenze. Nonostante le misure messe in campo dal governo (dalla garanzia statale al fondo Atlante), Visco è convinto che «la riduzione delle esposizioni deteriorate non potrà che essere graduale».
Per Bankitalia il nodo delle sofferenze in Italia è acuito dall'assenza di «una gestione attiva, efficiente e consapevole» dei prestiti.
Tanto che Visco chiede alle banche interventi che vadano nella direzione di «un rafforzamento delle procedure interne» e dell'«affidamento della gestione a operatori specializzati».

Twitter @FrrrrrPacifico

Correlati

Potresti esserti perso