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FOCUS 4 Giugno Giu 2016 1200 04 giugno 2016

Reddito di base, se la proposta viene anche dai liberali

La Svizzera al voto sulla proposta. Il promotore liberale Dupertuis a Lettera43.it: «Risposta all'imprenditoria del futuro». Dalla Finlandia a Utrecht: gli altri casi.

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Il parlamento della Confederazione elvetica.

«A sinistra dicono che vogliamo distruggere il sistema del welfare, a destra il mercato»: Michael Dupertuis è uno dei sostenitori che non ti aspetti dell'iniziativa per il reddito di base incondizionato su cui i cittadini elvetici sono chiamati a votare il 5 giugno.
E cioè l'idea che la Confederazione elvetica offra a tutti gli svizzeri senza distinzione di sorta 2.500 franchi (2.257 euro) al mese.
Un progetto che il parlamento, chiamato sempre a dare un indirizzo sulle consultazioni pubbliche, ha bocciato con 157 voti contro 19 a favore - soprattutto tra verdi e sinistra - e 16 astensioni. E contro cui l'associazione degli industriali è stata nettissima: «L'introduzione di un reddito di base indebolirebbe estremamente l’attività economica e la competitività. Il benessere del nostro Paese ne soffrirebbe».
UNA PROPOSTA A FAVORE DELLA COMPETITIVITÀ. Imprenditore, leader del partito dei verdi liberali, membro del comitato esecutivo di SwissTech, l'ente che si occupa di sostenere l'avviamento di aziende innovative, Dupertuis è invece convinto dell'esatto contrario.
Studi in informatica, specializzazione alla University of Virginia, a 23 anni ha lasciato il posto da dipendente per fondare la Ecowiss, una società di gestione di contatori intelligenti che aiuta cittadini, imprese e amministrazioni a controllare i ridurre i propri consumi e i cui proventi sono addirittura legati ai risparmi ottenuti dai clienti.
«PER 18 MESI HO LAVORATO GRATIS». «Per realizzare l'idea e arrivare sul mercato», racconta a Lettera43.it, «ho investito i miei risparmi e per 18 mesi ho lavorato gratis fino a che non ho trovato un partner commerciale».
Ci sono voluti due anni, poi sono venute le soddisfazioni, compreso l'inserimento tra le migliori 10 start up svizzere. Ma oggi ripensando a quei momenti, spiega: «Non avevo una famiglia e dei figli da mantenere, oggi non potrei permettermelo».
Dalla sua biografia viene la convinzione che il reddito incondizionato sia la soluzione per affrontare «le dinamiche del mercato del lavoro e dell'ecosistema economico che verrà».

Dal test (limitato) di Utrecht alla battaglia del centrodestra finlandese

La manifestazione a favore della proposta di introduzione di un reddito base, a Berna, nel 2013.

La Svizzera non è certo la prima nazione a maneggiare l'idea.
Le prime sperimentazioni sono state avviate in piccole città degli Usa e in Canada, con ottimi anche se costosi risultati: una maggiore propensione alla formazione e riduzione della disoccupazione e zero povertà.
In Europa, poi, la città di Utrecht in Olanda dovrebbe avviare proprio nel 2016 il suo test.
IL CASO OLANDESE. Nel caso del centro universitario olandese l'esperimento coinvolge solo cittadini che già sono beneficiari di alcune forme di assistenza sociale. Cinque gruppi da circa 50 persone saranno coinvolte e solo uno su cinque otterà il reddito in sostituzione delle altre forme di welfare, senza vederselo ridurre in caso di altre entrate dovute ad attività lavorativa.
Altri tre gruppi otterranno un reddito condizionato ad attività di volontariato o che viene ridotto in caso di altre entrate. In questo modo gli olandesi vogliono capire se la misura scoraggia o incentiva a trovare un lavoro. Se andrà a buon fine, Utrecht potrebbe tagliare gran parte della burocrazia legata al welfare, semplificando tutta la macchina amministrativa della sicurezza sociale e offrendo anche una maggiore libertà alle fasce più deboli.
LA PROPOSTA DEI 5 STELLE. È lo stesso principio della proposta del Movimento 5 stelle, che nel suo disegno di legge prevede un contributo di 750 euro per coloro che, calcolo Isee alla mano, hanno entrate inferiori alla soglia di povertà.
In Italia, per ora, ci si limita a redditi di garanzia adottati in sette regioni con una grande variabilità di importi, dai 200 euro della Basilicata ai 950 della Provincia autonoma di Trento, e condizionati all'accettazione di offerte di lavoro.
LA FINLANDIA VUOLE RIDURRE LA SPESA. In Finlandia, il reddito di base è invece, a sorpresa, un cavallo di battaglia del governo di centrodestra, deciso a sostituire il sistema attuale dell'assistenza sociale, per renderlo meno farraginoso, ma soprattutto meno costoso.
Dal 2017 chi beneficia di un assegno di disoccupazione o altri contributi superiori allo stipendio medio del suo settore riceverà un reddito di 720 euro. E, secondo l'esecutivo, sarà più motivato a lavorare. L'esempio finlandese dimostra, quindi, che l'idea in sé ha poco a vedere con le divisioni ideologiche. Ma tutti gli esempi citati finora si limitano alla platea di chi è in effettive condizioni di difficoltà.
Mentre la proposta elvetica, sostenuta da un gruppo composito che comprende l'ex cancelliere Oswald Swigg, esponenti socialisti, ma anche imprenditori e liberali come Dupertuis, va ben oltre.

Il collocamento politico del leader dei verdi liberali.

«È una risposta liberale alle domande dell'imprenditoria»

I manifesti per il referendum del 5 giugno.

In Svizzera, si voterà per un reddito incondizionato destinato a tutti i cittadini, bambini compresi, per i quali i promotori hanno limitato il beneficio a 625 franchi (564 euro).
Una utopia per molti, una follia per l'associazione degli industriali, una misura adeguata ai tempi per Dupertuis: «Il mercato del lavoro è molto differente. Abbiamo moltissimi professionisti che lavorano nelle multinazionali, ma vorrebbero aprire un'attività in proprio, ma non hanno la protezione adeguata per farlo. Li incontro durante le conferenze: hanno le competenze e l'esperienza, ma sono scoraggiati».
UNO SPRECO DI COMPETENZE. La mancanza di un sistema di sostegno al reddito, secondo l'imprenditore e politico, comporta un pesante spreco di risorse e il blocco dell'iniziativa imprenditoriale: «Soprattutto legata ai professionisti senior, eppure io stesso mi rendo conto che a 30 anni sarei stato più preparato al lancio della mia società rispetto a quando ho iniziato realmente».
E infatti, spiega il membro di SwissTech, «la maggioranza delle start up e delle imprese innovative vengono create da giovani studenti stranieri aiutati dagli incubatori delle nostre università». Insomma, la formula del reddito di base risponde alle «domande dell'imprenditoria di domani, in uno scenario destinato a essere profondamente segnato dalla digitalizzazione avanzata».
«IL SOGNO DI ADAM SMITH». Il suo impegno, dice, è profondamente liberale, anzi è proprio «il sogno di Adam Smith: una società è libera solo se è libero il lavoro».
A chi gli fa notare che il reddito incondizionato può demotivare i beneficiari a impegnarsi professionalmente, risponde: «Vale lo stesso per l'assistenza sociale, da cui peraltro nessuno è motivato a uscire».
Proprio sull'alternativa all'attuale sistema di welfare, il gruppo di promotori ha giocato la sua partita.
Secondo il Consiglio federale svizzero, infatti, la proposta costerebbe 208 miliardi di franchi, un terzo del Pil, una cifra insostenibile in valore assoluto. Ma in parte sarebbero coperti proprio dai risparmi sulle altre prestazioni di assistenza.
UNA SPESA DI 25 MILIARDI. A marzo il ministero della Sicurezza sociale ha calcolato una spesa di 25 miliardi di franchi. Il comitato che ha lanciato l'iniziativa riduce ulteriormente il costo, addrittura a 2 miliardi, ipotizzando l'introduzione di un'imposta sulle transazioni finanziarie ad alta frequenza o una tassa sui consumi, di cui però non sono ancora chiare natura e portata.
Secondo Dupertuis e compagni, il combinato disposto della nuova tassa e del reddito incondizionato porterebbe a un sistema contemporaneamente più equo e più competitivo. I sondaggi, però, dicono che il referendum è destinato a non passare.
«Siamo certi della bocciatura», conclude sereno, «ma per noi era fondamentale portare la questione al centro del dibattito. Siamo un Paese conservatore, abbiamo dovuto aspettare il 1970 per istituire le pensioni e questa riflessione serve per il futuro della Svizzera».

Twitter @GioFaggionato

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