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NORMATIVE 7 Giugno Giu 2016 1710 07 giugno 2016

Blue card, l'Ue riforma la procedura per attrarre talenti

 

Tagliando allo strumento per semplificare l'ingresso di lavoratori qualificati. L'obiettivo è affrontare la mancanza di competenze in alcuni settori.

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«Insufficiente e poco attraente» e per questo «poco utilizzata». Con queste motivazioni Bruxelles si prepara a rivedere la Blue card, la procedura per richiedere l'ingresso in Europa di lavoratori altamente qualificati provenienti da Paesi terzi, in modo tale da renderla più «inclusiva» e «flessibile» rispetto all'attuale «patchwork di regole nazionali».
ESTENSIONE AI RIFUGIATI. In particolare l'Ue punta a estendere il nuovo strumento, che si chiamaerà Blue card Ue, ai beneficiari di protezione internazionale, come ad esempio i rifugiati siriani. In questo modo potranno lavorare nell'Unione, sulla base delle loro competenze e preparazione, riempiendo i posti vacanti.
L'OBIETTIVO: ATTRARRE TALENTI. La proposta di riforma rientra nella volontà di promuovere una nuova politica Ue sulla migrazione legale, per affrontare la mancanza di competenze e attrarre talenti di fronte alle future sfide demografiche. Bruxelles prevede che nel 2020 ci saranno circa 756 mila posti di lavoro vacanti nel settore dell'Information technology, mentre nella sanità circa un milione, vale a dire circa il 15% non saranno coperti rispetto al 2010.
Si stima che la Blue card Ue avrà un impatto economico positivo tra 1,4 e 6,2 miliardi di euro l'anno.
ADOTTATA NEL 2009. La direttiva della Blue Card è stata adottata dagli Stati membri Ue nel 2009. Non vi partecipano Danimarca, Irlanda e Regno Unito. Tra il 2012 ed il 2014 solo la Germania ha fatto ampio ricorso alla direttiva, con 26.272 permessi di lavoro concessi. Seguono Francia (1.094), Spagna (813) e Lussemburgo (681). In tre anni l'Italia ne ha emessi 258. Ma c'è anche chi come Malta e l'Olanda ne hanno concessi rispettivamente 6 e 4.

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