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L'ULTIMO MARXIANO 7 Giugno Giu 2016 0900 07 giugno 2016

L'Ue evita guerre militari e crea quelle economiche

Paradosso: dovrebbe proteggerci dai conflitti, poi però ci distrugge a colpi di Troika e spread. Guardate la Grecia.

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Juncker ha incontrato Tsipras poco prima del summit Ue sulla Grecia.

Tra i compiti fondamentali del sapere filosofico, fin dal suo aurorale gesto socratico, vi è la problematizzazione dell’esistente e la messa in discussione delle “verità” inerzialmente accettate come tali; compito oggi reso, se mai è possibile, ancora più difficile dalla massiccia presenza della propaganda organizzata, del consenso televisivamente garantito e dalla gestione delle ideologie operata dai circenses giornalistici.
Se si volesse essere socratici in riferimento all’Unione europea e alle sue “verità”, il lavoro sarebbe improbo: la propaganda è così massiccia che ogni problematizzazione socratica viene silenziata, diffamata e demonizzata sul nascere, complici anche le categorie della neolingua (“complottismo”, “populismo”, eccetera).
Può ancora esistere una figura à la Socrate nel tempo del mibtel e dello spread, del «ce lo chiede il mercato» e della sacra legge del fiscal compact?
PROTEZIONE, FALSO TEOREMA. Difficile rispondere. Diciamo, però, che se si volesse oggi provare a seguire le orme di Socrate e, alla stregua della torpedine evocata nel Menone, scuotere chi ci sta intorno elettrizzandolo con dubbi e spunti critici, vi sarebbe molto lavoro da fare.
In primo luogo, si potrebbe mettere in discussione il noto teorema - ribadito un giorno sì e l’altro pure - dal circo mediatico e dal ministero della Verità: «L’Ue ci protegge dalle guerre», dai tragici conflitti a cui ci portarono i nazionalismi del 1900.
Non è difficile mettere in discussione questo teorema.
EFFETTI CATASTROFICI. Ci ripetono che l'Unione europea ci protegge dalle guerre: e intanto, a ben vedere, essa sta producendo gli stessi effetti che si produrrebbero se fossimo in guerra.
La Grecia martoriata ne è il più tragico esempio: un Paese ridotto alla fame, con la disoccupazione alle stelle, la mancanza dei medicinali negli ospedali, i giovani che frugano nei cassonetti in cerca di cibo.
Uno scenario apocalittico, che appunto ci si aspetterebbe in tempo di guerra.
A questo proposito, occorre essere radicali e, soprattutto, onesti con sé e con gli altri: l’Ue non ci protegge dalle guerre, giacché essa stessa si è venuta configurando nella forma di un conflitto economico.
SI PARLA DI PAX COMMERCIALE. Disse Lukács che, nel capitalismo funzionante a pieno regime, la violenza diventa «categoria economica immanente». Lo stesso potrebbe dirsi, con diritto, della guerra: anch’essa si fa economica. Già si parla, in effetti, di «guerre valutarie» e di «pax commerciale».
E, allora, diciamolo apertamente: con le sue asimmetrie sempre più marcate, l’Unione europea è una guerra economica, che prosegue in forma finanziaria le politiche di invasione militare a cui il Novecento ci aveva abituati in forma militare.
La Germania ha invaso la Grecia: non con bombe e mitra, con carri armati e cannoni, bensì con la Troika e con lo spread, con il fiscal compact e con l’acquisto dei beni pubblici greci. E questo è solo l’inizio.


Twitter @DiegoFusaro

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