Veneto Banca 150915185502
CREDITO 8 Giugno Giu 2016 1947 08 giugno 2016

Veneto Banca, il prospetto rivela nuove grane

Dalle ispezioni per riciclaggio fino ai fari sulle offshore della Bim. Mentre si avvia un aumento al buio, l'istituto di credito presenta nuovi rischi.

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Dagli uffici di Veneto Banca, gli ispettori continuano a entrare e uscire e rientrare.
Da gennaio 2015 a marzo 2016, nella sede della ex popolare di Montebelluna si sono avvicendati gli uomini della Consob, quelli della Bce e di Bankitalia. Ma il loro lavoro non è ancora terminato.
Mentre l'istituto di credito avvia un aumento di capitale da 1 miliardo definito dallo stesso direttore generale Cristiano Carrus ad «altissimo rischio» e destinato con tutta probabilità a essere sottoscritto per la gran parte dal fondo Atlante, dal prospetto informativo sull'offerta pubblica di azioni emerge che il 29 aprile gli uomini di via Nazionale e della Consob hanno concluso gli accertamenti sulla Symphonia Sgr, controllata dalla società partecipata Bim (Banca intermobiliare).
I CONTROLLI DELLA BCE. Nel mirino delle autorità di vigilanza ci sarebbero i flussi di denaro tra le società del gruppo e Symphonia e la verifica del rispetto delle «procedure sul conflitto di interesse».
Ma sulla Bim ha acceso i riflettori anche la Bce, che annuncia controlli sui legami tra Bim Suisse, il ramo svizzero di Banca intermobiliare, e lo studio panamense Mossack Fonseca.
E il documento spiega anche che il 14 aprile 2016 Bankitalia ha avviato una nuova ispezione, ancora in corso, sulla capogruppo per «verifica del rispetto della normativa in materia di contrasto del riciclaggio, con particolare riferimento alle componenti bancarie italiane del gruppo».
Il tutto mentre Montebelluna rischia di non riuscire a far fronte già ora ai contenziosi di soci, il piano industriale approvato qualche mese fa è già difficilmente realizzabile e la liquidità ha subito un nuovo calo sotto ai minimi regolamentari.

Riciclaggio, conflitti di interesse, informativa alla clientela: violazioni in serie

Vincenzo Consoli, direttore generale di Veneto Banca, e Flavio Trinca, ex presidente.

La Banca intermobiliare è stata guidata per anni da Roberto D'Aguì, uomo che teneva le redini della cassaforte per gli originari soci torinesi.
Quando Veneto Banca ne ha acquisito il controllo, nel Cda erano entrati direttamente Flavio Trinca e Vincenzo Consoli e la presidenza era stata affidata a Roberto Ruozi, ex rettore della Bocconi, uomo molto vicino al finanziere Roberto Meneguzzo della Palladio Finanziaria e a Consoli stesso.
Ruozi è stato fino al 2010 l'esperto a cui il dominus di Veneto Banca affidava la fissazione del prezzo delle azioni dell'istituto di credito. Dal 2013, in ogni caso, Veneto Banca progetta di cedere Bim. Nel giugno 2015, la cordata dei vecchi soci torinesi, supportati dall'esterno da de Benedetti e Montezemolo (entrambi clienti della Banca intermobiliare) avevano provato a riportare il timone della finanziaria da Montebelluna a sotto la Mole. Ma l'operazione era stata bloccata proprio dalla Bce. Ora nel prospetto di Veneto Banca, la Bim è diventata l'ennesima fonte di rischi reputazionali.
14 MILIONI NON TRACCIABILI. La Bce, viene spiegato nel documento, avrebbe chiesto alla direzione centrale audit di Montebelluna di fare chiarezza sulla clientela di Bim Suisse Sa residente a Panama, la cui operatività, si precisa, è diminuita rispetto agli ultimi anni.
Secondo i dati riportati nel prospetto Consob ad aprile, risultano accesi 19 conti di 18 clienti panamensi, di cui cinque collegati all'ormai celebre studio Mossack Fonseca. Da questi conti sono passati 32,8 milioni per cui non ci sono particolari rilievi, ma 13 milioni non sono tracciabili e 2,5 sono destinati o partiti da Paesi considerati a rischio.
Poi c'è la mole dei conti chiusi, 242 corrispondenti a 284 clienti, da cui sono transitati 261 milioni di euro di cui 45 milioni che la banca non è stata capace di tracciare e 14,8 milioni transitati da Paesi presenti nelle black list.
VERIFICHE A CAMPIONE. Il documento precisa che finora non sono emerse posizioni rilevanti. Ma che sono in corso verifiche documentali a campione da cui potrebbero emergere ulteriori significative posizioni.
In materia di riciclaggio, poi, a gennaio 2016 Bankitalia aveva già sanzionato l'istituto, in solido con il responsabile della segnalazione di operazioni sospette, per non aver comunicato un'operazione di un cliente per un ammontare di 1,23 milioni di euro.
La banca ha contestato il provvedimento, ma ora ci risiamo. da metà aprile gli uomini di via Nazionale sono tornati alla carica.
E le ultime ispezioni si aggiungono a quelle che hanno già dato risultati.
INFORMAZIONI SCORRETTE. Il documento pubblicato l'8 giugno mette nero su bianco che il consiglio di amministrazione in carica fino al 5 maggio presentava carenze nella composizione, non rispettava le norme in materia di gestione della remunerazione e qulle sul potenziale conflitto di interesse.
E poi ci sono i cinque provvedimenti sanzionatori che la Consob ha notificato a fine mese.
Dentro c'è di tutto: dagli illeciti legati al capitale finanziato alla priorità data ad alcuni soci nel rivendere le azioni, fino alla non correttezza delle informazioni diffuse nel 2013, nel 2014 e nel 2015, sulla determinazione del prezzo deli titoli e sui requisiti di indipendenza degli esperti che lo hanno fissato (il successore di Ruozi, Stefano Zorzoli come già scritto dall'Espresso era consigliere di un'altra società del gruppo). Sanzioni che, purtroppo, arrivano a danno fatto. E su prospetti che la stessa Consob a suo tempo aveva approvato.

Un aumento di capitale al buio, Atlante incassa 30 milioni di euro

Adesso, in parallelo con la caduta di fiducia e di liquidità - «a fine maggio l'indicatore è sceso a un livello inferiore rispetto ai minimi regolamentari» -, è un fiorire di ispezioni.
L'ufficio Abusi dell''Autorità per il Mercato e la Borsa ha avviato controlli a ritroso anche sull'anno 2013 per capire se gli organi apicali dell'istituto di credito abbiano dato ordini alla rete dei dipendenti per ricollocare le azioni alla clientela e in che tempi.
Il prospetto chiarisce poi quello che tutti possiamo immaginare. C'è il rischio che i soldi accantonati per i contenziosi non bastino a far fronte ai reclami di chi ha partecipato ad aumenti di capitale, acquisto di obbligazioni convertibili e titoli negli ultimi tre anni. Tali contenziosi, si legge, potrebbero obbligare la banca a «procedere ad ulteriori accantonamenti o potrebbero esporla a passività potenziali ulteriori». Il piano industriale, poi, è già da buttare. Su «otto ricerche predisposte dagli analisti del consorzio di garanzia», «la quasi totalità ha evidenziato utili» inferiori agli obiettivi del piano.
Un problema che però arriva solo dopo aver risolto il nodo dell'aumento.
L'INCOGNITA DEL FLOTTANTE. Stando ai pessimi risultati dell'operazione di premarketing la banca di Montebelluna dovrebbe finire nelle mani del fondo Atlante. I grandi soci dell'associazione 'Per Veneto Banca', che oggi ha in mano l'8% del capitale dell'istituto di credito, puntano ad arrivare al 25%.
In questo modo la ex popolare riuscirebbe ad agguantare la quota di flottante per lo sbarco in Borsa. Ma l'operazione è al buio visto che prezzo dell'offerta e numero delle azioni saranno determinati solo alla fine dell'aumento. E poi c'è la condizione posta da Atlante, pronto a garantire l'inoptato solo se pari ad almeno il 50,1% del capitale.
Sostituendo Banca Imi, il fondo della Quaestio sgr si è aggiudicato anche il 50% delle commissioni sull'operazione, per un totale di 30 milioni di euro che, ha specificato, andranno a beneficio dei suoi investitori. I vecchi soci invece vedranno diluito il loro capitale nel migliore dei casi del 94,3%, nel peggiore del 98,8%.
Un bagno di sangue annunciato. Potranno rifarsi forse negoziando i risarcimenti danni. In attesa dei risultati delle nuove ispezioni.

Twitter @GioFaggionato

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