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FISCO 9 Giugno Giu 2016 1747 09 giugno 2016

Iva, dietro lo scontro tra Renzi e Confcommercio

Il premier: non aumenterò l'imposta. Ma dovrebbe sacrificare il taglio dell'Irpef. Tanto caro a Boccia. Confcommercio teme "l'inciucio". E lo fischia sugli 80 euro.

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Matteo Renzi.

L’Europa lo ripete da tempo: bisogna spostare la tassazione dalle persone alle cose.
Ma finora l’unico, in Italia, a fare suo lo storico mantra fiscale è stato il neopresidente di Confindustria, Vincenzo Boccia.
L’ha citato nella sua relazione d’insediamento in viale dell’Astronomia. E tanto è bastato a Carlo Sangalli - con Matteo Renzi ad ascoltarlo in platea – per sbottare durante l’assemblea annuale di Confcommercio: «Spostare la tassazione sulle cose, quindi aumentare l'Iva, è come lanciare un boomerang. Perché alla fine l'Iva la paghiamo tutti».
LA GUERRA TRA LE CONF. Ma questa non è soltanto l’ennesima sfida tra industriali e commercianti, per quanto su un aspetto centrale come quello fiscale.
Per la cronaca, il premier si è beccato un bel po' di fischi quando ha rivendicato il bonus sull’Irpef: «So che a voi non piace, ho grandissimo rispetto per chi ritiene gli 80 euro una mancia elettorale, sono contento di averli dati», ha risposto.
Un gruppo di contestatori – che a fine giornata si sono conquistati anche un selfie con l’inquilino di Palazzo Chigi – gli hanno pure chiesto conto del suo stipendio.
IL PESO SUL REFERENDUM. Confcommercio, in questi anni, ha sempre guardato con maggiore interesse verso il centrodestra.
Ma questa vicenda non può essere derubricata all’interno dei rapporti sempre più tesi tra un governo in affanno e le parti sociali.
A ottobre si vota il referendum costituzionale, e Renzi sta provando a conquistare il consenso dei sindacati con il riavvio della concertazione.
Ma, soprattutto, tra luglio e settembre si decide la politica fiscale del Paese.

  • I fischi a Matteo Renzi.

POCHI SOLDI, TANTI SOGNI. Gli unici dati certi dai quali partire sono che la Ue per l’anno prossimo ci chiederà indietro otto decimi di flessibilità concessi per il 2016 e che servono 15 miliardi per disinnescare una clausola di salvaguardia sull’Iva.
Nel contempo Renzi ha, nell’ordine, garantito di ampliare il bonus da 80 euro, di rendere stabile lo sgravio sui nuovi assunti che nel 2015 è costato all’Erario 6,5 miliardi di euro tra tasse e contributi in meno per una vera sforbiciata al cuneo fiscale e di tagliare l’Irpef al ceto medio.
Pier Carlo Padoan - che pure ha ammesso che «gli spazi non sono infiniti, bisognerà fare una scelta e buttare qualcosa fuori» - ha invece promesso di portare la fiscalità al 40% del Pil.
Adesso è al 43,5, un solo decimale in meno rispetto ai tempi del governo Letta.
PIÙ FACILE AUMENTARE L'IVA. Per fare tutto questo - sommando anche la conferma degli sgravi per la casa, il bonus bebè e il calo dell’Ires – servirebbero oltre 50 miliardi.
Che il Tesoro non ha, a meno che Padoan non riesca a invertire la dinamica di spesa (leggi spending review) o tagli da quel mare magnum che sono gli incentivi alle imprese (circa 160 miliardi di euro).
Per la cronaca, nessuno ci è mai riuscito.
Anche per questo Sangalli e i commercianti temono che Renzi baratti i 15 miliardi necessari per bloccare l’aumento dell’Iva, usandoli per sforbiciare l’Irpef e il costo del lavoro.
Tanto caro agli storici “nemici” di Confindustria.

Twitter @FrrrrrPacifico

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