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VISTI DA VICINISSIMO 9 Giugno Giu 2016 1050 09 giugno 2016

Unicredit, il vero cacciatore di teste è Renzi

Il premier s'è incaricato di scegliere l'ad. Vorrebbe piazzare Costamagna o Gallia. Separati in casa dentro Cdp. Ma gli azionisti frenano. Spuntano Maioli e Viola.

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Matteo Renzi.

Prima a occuparsene era Maurizia Villa, managing director di Korn Ferry Italia e regina dei cacciatori di teste italiani.
Poi il mandato formale è stato assegnato alla Egon Zehnder, incaricata di profilare una rosa di nomi da affidare al comitato “Governance, Hr e Nomination”, che dopo averla scremata porta i candidati finali al board.
Ma il vero head hunter in cerca del nuovo amministratore delegato di Unicredit si chiama Matteo Renzi. No, non è un’omonimia. È proprio lui, il premier.
LO SCONTRO CON LOTTI. Quando ha avuto un battibecco con il suo fidato Luca Lotti dopo le Amministrative, incolpandolo di avere sbagliato le modalità di alleanza con Denis Verdini, per tutta risposta il riccioluto Richelieu avrebbe sibilato: «Parli tu che invece della campagna elettorale ti sei occupato di Unicredit…».
E non è cosa di questi ultimi giorni. Per esempio, quando Mario Greco era andato a trovarlo a Palazzo Chigi per preannunciargli l’intenzione di lasciare Generali, lui per tutta risposta aveva replicato: «Non ti preoccupare, per te c’è il posto di Ghizzoni pronto».
E allora l’amministratore delegato di Unicredit era sì un poco traballante – visti i risultati della banca e l’errore di aver preso l’impegno di supportare in toto l’aumento di capitale di Popolare Vicenza – ma certo non era ancora cotto come quando, nonostante gli sforzi nel difenderlo profusi dal suo lobbista-assistente spirituale Maurizio Beretta, il suo Cda ha proceduto a dargli l’estrema unzione pur non avendo pronto il sostituto.
IL PROBLEMA (ESPLOSIVO) DI CDP. Ma come mai Matteo s’interessa tanto della questione?
L’idea del premier è di cogliere i classici due piccioni con una fava: prendersi il merito della nomina in Unicredit (meglio avere lì un amico che un estraneo) e risolvere il problema, ormai esplosivo, di Cassa Depositi e Prestiti.

Renzi vorrebbe Costamagna o Gallia in Unicredit

Il presidente della Cdp, Claudio Costamagna.

In Cdp, infatti, è diventato intollerabile il livello di scontro tra il presidente Claudio Costamagna e l’amministratore delegato Fabio Gallia.
Litigano su tutto. E Renzi, che contava su Cdp come braccio operativo del governo per la politica industriale e gli investimenti, si è stufato.
Certo, avendoli messi lì lui, fatica ad ammettere di aver sbagliato. Per questo ha visto il posto di Ghizzoni come la soluzione dei suoi problemi: che vada l’uno o l’altro, ma che si rompa questo sodalizio malfunzionante.
GLI AZIONISTI SONO FREDDI. Tuttavia Costamagna, che già gli aveva detto di no per l'incarico di ad in Cdp, non ha alcuna intenzione di fare l’operativo né di sporcarsi le mani in un ruolo che comporta mille responsabilità. Quindi ha risposto picche.
Mentre Gallia, ex ad di Bnl, ci andrebbe di corsa. Sia per l’importanza del ruolo, sia perché non ne può più della coabitazione in Cdp.
Ma su di lui sono gli azionisti – già divisi su tutto – ad arricciare il naso.
Considerano lo standing dell’uomo limitato.
SPUNTANO MAIOLI E VIOLA. Il fatto è, però, che dopo il no di Sergio Ermotti, che non vuole muoversi da Ubs, su tutti gli altri nomi che sono girati non c’è alcuna convergenza tra i soci. Né alcun interesse da parte del “socio occulto” Renzi.
Per questo nelle ultime ore sarebbero emersi altri due candidati, di cui si è già un po’ parlato ma che finora non sono entrati nelle liste dei selezionatori: Giampiero Maioli e Fabrizio Viola, numeri uno rispettivamente di Cariparma e Mps.
Il primo sembra sponsorizzato da Nagel (anche Palenzona?), il secondo sarebbe ben visto da Montezemolo, Caltagirone e Del Vecchio.
Ma il cacciatore di teste Renzi cosa dirà?

(*) Con questo “nome de plume” scrive su Lettera43.it un protagonista e osservatore delle più importanti partite del potere politico ed economico-finanziario italiano.

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