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CREDITO 10 Giugno Giu 2016 1914 10 giugno 2016

BpVi, i grandi soci ad Atlante: «Riaprite la sottoscrizione»

L'associazione Futuro150: «Con noi 5 mila azionisti: è nell'interesse della banca».

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Una filiale della Banca popolare di Vicenza.

Non ci stanno, i grandi soci della Banca popolare di Vicenza, quelli che hanno sostenuto l'operazione di trasformazione in Spa e hanno partecipato all'aumento mentre tutti fuggivano, a rimanere fuori dal capitale, inghiottito dal fondo Atlante dopo il fallimento della quotazione in Borsa.
5MILA SOCI E 25 MILIONI DI EURO. L'associazione Futuro 150, i 400 'grandi' soci, la cordata di industriali e colletti bianchi, che prima dell'intervento del fondo della Quaestio sgr detenavano l'8% della banca, chiedono ad Alessandro Penati e al nuovo consiglio di amministrazione di riaprire la sottoscrizione. «In tre giorni ci hanno seguito in 5mila, nella completa dissuasione dei media e persino della stessa banca: io li chiamo eroi». Hanno investito 25 milioni di euro, ovviamente ritornati al mittente nel momento in cui l'istituto di credito ha dovuto ricorrere alla sub-garanzia di Atlante. «Possono dire che non è molto rispetto alla necessità di liquidiità dellla banca, ma in condizioni normali sono convinto che sarebbero molti di più».
Ma a quel punto, dice Fortuna, si sono ritrovati nel silenzio e con gli interlocutori «spariti»: «Non sapevamo nemmeno con chi parlare», prosegue. Il 20 maggio, cioè circa due settimane dopo l'aumento di capitale, è arrivato il primo incontro con l'amministratore delegato, ora riconfermato, Francesco Iorio.
«SENZA APERTURE VIA I CLIENTI». A lui hanno spiegato l'idea e anche fatto presente che i soci sono anche clienti: «Senza aperture, abbiamo chiarito, se ne sarebbero anche potuti andare». E ancora, il 1 luglio un altro faccia a faccia con Iorio. E un primo risultato. La sera del 9 giugno Atlante ha snocciolato i nomi del nuovo cda - Mion presidente, l'ex Consob Bragantini vice, e la riconferma di Iorio - , messo in calendario per l'assemblea del 7 luglio l'azione di responsabilità contro chi ha causato «il dissesto della banca» e «avviato uno studio delle modalità opportune affinchè gli azionisti storici, che sono stati gravemente danneggiati, possano beneficiare in modo equo dell’auspicato rilancio della loro Banca». Le indiscrezioni parlano di un'offerta di warrant, come fu per il crac dell'Ambrosiano. «Un'apertura importante» per Futuro150. Ma gli industriali veneti vogliono di più. Investire per poter contare. «Lo facciamo in funzione della banca, servono alla banca», conclude Fortuna, «Certo non possiamo mettere condizioni, ma ci riuniremo il 14 luglio: è il giorno della presa della Bastiglia».

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