Visco, avanti aggregazioni banche
KEYNESIANI 11 Giugno Giu 2016 1200 11 giugno 2016

Merkel copia Visco: la Germania riparte dal mattone

I tedeschi crescono. Investendo sulla costruzione di case per gli immigrati. Proprio come Visco consiglia a Renzi. La ripresa passa dal settore edile.

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In un impeto di keynesismo, il governatore di Bankitalia Ignazio Visco ha collegato le possibilità di ripresa al futuro dell’edilizia.
Del settore prociclico per eccellenza che si porta con sé i produttori di materie prime, i trasformatori, il mondo dell’engeenering e della progrettazione fino alla base della piramide fatta di operai, padroncini e artigiani.
L’ha scandito nelle sue conclusioni finali in un passo che ha riportato l’Italia a concetti come politica industriale e investimenti per l’economia reale, dimenticati in anni di terziario e di spinta sulla bilancia estera.
Ma l'aveva accennato anche nella relazione finale del 2015.
BANKITALIA DOCET. «Come più volte e da più parti osservato, un rilancio degli investimenti in costruzioni, indirizzato soprattutto alla ristrutturazione del patrimonio esistente, alla valorizzazione delle strutture pubbliche e alla prevenzione dei rischi idro-geologici, avrebbe effetti importanti sull’occupazione e sull’attività economica».
A ben guardare c’è già chi sta applicando la ricetta di Visco.
E con ottimo successo: è la Germania, che ha accelerato sulle costruzioni per attutire il rallentamento delle esportazioni, a loro volta frenate dalla crisi degli emergenti e dalla debolezza dei partner storici (i vicini europei come l’Italia o la Francia) che ancora non hanno assaporato la ripresa.
TEDESCHI, FUTURO INCERTO. Nel primo trimestre del 2016 il Pil tedesco è cresciuto dello 0,7%.
Due decimali in più della media europea, grazie alla domanda interna.
Non male per un Paese dal futuro molto incerto: la Bundesbank, per esempio, ha ridotto le stime sul prodotto interno per gli anni 2016 e 2017: quest'anno si passa da +1,8 a +1,7, tra 12 mesi si scende da +1,7 a +1,4.
In uno scenario del genere il mattone è determinante.
Con la cancelliera Angela Merkel che non ha fatto altro che importare la ricetta capace all’inizio del secolo di segnare la rinascita spagnola: costruire case per gli immigrati.

Quell'accoglienza a doppio fine

Matteo Renzi e Angela Merkel.

Alla fine dell'estate 2015 la cancelliera spiazzò tutti dicendosi pronta ad accogliere un milione di profughi dalla Siria.
Prima di Natale scatenò le ire della sua maggioranza spingendo il falco Wolfgang Schäuble a promettere di usare quasi tutto il surplus commerciale (17 miliardi di euro) per aiutare i migranti.
A gennaio 2016 ha annunciato un piano per la costruzione di 400 mila nuove case.
Soprattutto l’ha accompagnato con investimenti pubblici da qui al 2020 pari a 5 miliardi di euro e con un piano per erogare mutui a condizioni sociali.
IL SOGNO ITALIANO. Il resto è storia di questi giorni.
Destatis, l’Ufficio federale di statistica, ha dichiarato che soltanto nei primi due mesi dell’anno sono stati rilasciati permessi in più per costruire unità abitative superiori al 33,1% rispetto al 2015.
Il settore edile locale - bloccato da una bolla sui titoli legati al mattone - ringrazia e già stima una crescita del fatturato pari al 2,5% annuo.
Per la cronaca, la corsa al mattone portò la Spagna in default, ma Merkel in questa fase non può guardare ai dettagli, con la fronda nella Cdu e i partiti anti-europei che crescono.
In Italia l’Associazione nazionale dei costruttori edili (Ance) spera che Renzi segua la stessa strada. Anche perché il settore, che crea valore ormai soltanto all’estero, ha perso dall’inizio della crisi quasi 700 mila posti di lavoro.
E soltanto a marzo 2016 ha segnato una riduzione dello 0,7% su base mensile.

Twitter @FrrrrrPacifico

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