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AZIENDE 15 Giugno Giu 2016 1128 15 giugno 2016

Agenzie investigative al servizio delle PA

Anche il pubblico impiego può avvalersi dell’investigatore privato per difendersi dal dipendente infedele.

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L’investigatore privato, figura professionale sino a poco tempo fa impiegata solo nell’ambito delle investigazioni difensive private, diventa oggi appannaggio anche della pubblica amministrazione. È quanto stabilito da una recente sentenza pronunciata dalla II Sezione centrale d’appello della Corte dei Conti (n. 71/2016), che legittima il ricorso ai detective privati per verificare l’infedeltà del dipendente pubblico.
IL CASO. La vicenda sottoposta al vaglio della Corte dei Conti riguardava la condotta dell’allora Presidente di un’azienda a partecipazione pubblica che aveva ingaggiato un’agenzia investigativa per l’espletamento delle indagini sulle attività retribuite che un dipendente si sospettava svolgesse durante la fruizione del congedo parentale concessogli ai sensi della L. 53/2000 e che, sul presupposto che non fossero state esperite verifiche sulla possibilità di ricorrere a soluzioni meno onerose per la società (servizi ispettivi dell’amministrazione pubblica, evitando dispendi di risorse finanziarie), era stato condannato al pagamento in favore dell’azienda stessa dei danni derivanti dalla spesa sostenuta per l’incarico investigativo (peraltro il dipendente era stato condannato nel 2010 sulla base dei fatti accertati per mezzo dell’attività investigativa, ma “paradossalmente” il Giudice del Lavoro non aveva ricompreso nella condanna le relative spese).
Il Collegio giudicante, in accoglimento dell’appello proposto dal dirigente pubblico, ha sancito la legittimità dell’impiego di investigatori privati per documentare eventuali comportamenti gravemente lesivi della fiducia del datore di lavoro e tali, quindi, da esigere l’irrogazione di sanzioni risolutorie nei confronti del lavoratore infedele, in quanto mezzo ritenuto, nel caso specifico e stante l’urgenza nel provvedere, “attendibilmente più idoneo, anche per la prevedibile maggiore rapidità d’intervento, a disgelare il comportamento del dipendente sospettato di svolgere attività retribuita presso terzi nel periodo di congedo parentale”, statuendo inoltre la mancata sussistenza del danno erariale a carico del dirigente in considerazione del fatto che lo stesso aveva assunto ogni accorgimento idoneo a far sì che il lavoratore si facesse carico delle spese sostenute per palesare le violazioni contrattuali accertate.
AGENZIE INVESTIGATIVE ANCHE PER LE PA. Anche, dunque, sul fronte del pubblico impiego sembra diventare legittimo avvalersi di un’agenzia investigativa per raccogliere elementi di prova inoppugnabili e utili a reprimere eventuali azioni illecite e lesive dell’interesse dell’azienda e che, in quanto tali, costituiscono grave inadempimento dei doveri fondamentali del lavoratore.
“Sempre più spesso, e ancor di più nel periodo storico che stiamo vivendo, vengono alla ribalta una serie di episodi, per nulla encomiabili, di dipendenti statali inoperosi e assenteisti” – afferma Salvatore Piccinni, Senior Security e Intelligence Analyst di Inside Agency, agenzia specializzata nella gestione del rischio aziendale, con sedi in USA, Russia, Emirati Arabi, Brasile, Svizzera, UK, Hong Kong e Sudafrica e presente anche in Italia, nelle città metropolitane di Milano e Roma – “Finalmente lo scenario è mutato: grazie al recente intervento della Corte dei Conti, la pubblica amministrazione ha a disposizione delle “armi” in più, sicuramente più idonee e più celeri per difendersi da tutti quei dipendenti volontariamente inoperosi che gravano sulle casse dello Stato. In passato, quando vi era il sospetto che un dipendente pubblico agisse illecitamente a danno dello Stato, le autorità competenti avviavano le dovute verifiche servendosi esclusivamente delle forze dell’ordine ed evitando, quindi, di ricorrere a società private, quali appunto le agenzie investigative, per paura di essere accusati dalla Procura contabile di danno erariale per ricorso ad incarichi professionali esterni. Se ogni ente pubblico ricorresse all’intervento delle nostre forze dell’ordine per sincerarsi della fedeltà dei suoi dipendenti – continua Salvatore Piccinni – ciò determinerebbe uno spreco di risorse finanziarie ma anche un dispendio di energie per tutti gli operatori della difesa, che mai come ora rappresentano un supporto importante per la sicurezza del nostro Paese, senza contare poi che il settore della pubblica sicurezza soffre di un’insufficienza non solo di mezzi ma anche di persone, e ciò rappresenta motivo di rallentamento e, ancor peggio, impedimento nelle attività di prevenzione e lotta di tutti quei fenomeni criminali che stanno assumendo oggi una connotazione sempre più grave e preoccupante, temi che non possono essere assolutamente sottovalutati e che oggi più che mai sono di interesse pubblico. Pertanto, ritengo doveroso, ma anche moralmente responsabile - conclude Salvatore Piccinni - implementare misure di controllo che siano mirate ed efficienti per smascherare ogni inadempienza… Non possiamo più stare a guardare, è tempo di agire!!!”

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