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VISTI DA VICINISSIMO 15 Giugno Giu 2016 1141 15 giugno 2016

BpVi, le controverse scelte di Penati per il Cda

Da Bragantini a Bianchi: fanno discutere i nomi selezionati dal presidente di Atlante. Che già in precedenza aveva fatto irritare Bce e Bankitalia. L'analisi di Occhio di lince. 

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Alessandro Penati, presidente di Atlante.

Ad Alessandro Penati non ne va bene una da quando Giuseppe Guzzetti ha avuto l’idea (malaugurata dice lui ora, pentito) di metterlo alla guida di Atlante.
Prima voleva far fuori l’amministratore delegato della Popolare di Vicenza, Francesco Iorio, e Bce e Bankitalia gli hanno fatto capire che non era il caso.
Poi è andato al Festival dell’Economia, a Trento, a dare lezioni su come si amministrano le banche a manager e soci di Unicredit, che si sono risentiti e lo hanno fatto sapere a tutti, dal ministro Padoan in giù.
Quindi ha tentato di mettere becco nelle scelte di Iorio su alcuni manager chiave.
PENATI SPONSORIZZA LA MONICA. Per esempio, ha contestato il ruolo di Iacopo Di Francisco, numero due della banca che Iorio si era portato da Ubi. E ha “suggerito” anche il capo della comunicazione, indicando un giornalista di Mf-Dow Jones, Gabriele La Monica, ingaggio possibilmente accompagnato dalla consulenza a Vittorio Moccagatta, ex spin doctor di Berlusconi e De Benedetti, nonché storico portavoce del presidente emerito di Intesa Giovanni Bazoli.
Infine, Penati ha stilato la lista dei nuovi componenti del Cda dell’ex banca di Zonin, facendo scelte controverse, pur mitigate da quella (ottima, ma non sua) di Gianni Mion come presidente.
LE POLEMICHE SU BRAGANTINI. La prima si chiama Salvatore Bragantini, che Penati avrebbe voluto come presidente e per il quale si è dovuto accontentare della vicepresidenza.
Dopo le polemiche che lo hanno riguardato per il conflitto d’interessi tra il suo ruolo di editorialista su Repubblica e quello di presidente di Atlante, ora piazza al vertice di BpVi un altro opinionista (del Corriere della Sera) che non manca mai di farci sapere cosa pensi del sistema bancario?
D’accordo, Bragantini siede già nei board di Sea, Interpump e Sabaf, ma questa semmai è un'aggravante.

Accuse di mancata imparzialità all'avvocato Bianchi

La sede della BpVi.

Penati ha inserito nel Cda della Vicentina anche Luigi Arturo Bianchi, docente della Bocconi, avvocato blasonato in quel di Milano, presente in tutti i circoli meneghini (specie radical chic) che contano, grande sostenitore di Umberto Ambrosoli e sponsorizzato da gente del calibro di Massimo D’Alema (è vicino alla fondazione ItalianiEuropei) e Giuliano Pisapia.
Ma questi sarebbero titoli di merito, se non fosse che Bianchi è recentemente inciampato in un caso di quella che nel capoluogo lombardo chiamano la “mafia degli arbitrati”.
E che lo ha portato lunedì scorso davanti al Tribunale di Milano, chiamato a esprimersi sul fondamento della ricusazione che una società oggetto di arbitrato, la Gestione Integrata, attiva nel settore del facility management, gli ha rivolto per mancata imparzialità.
LA CONTESA CON SIRAM. La piccola società italiana è infatti in causa con la multinazionale francese Siram (gruppo Veolia), frequentatrice abituale degli appalti pubblici dei servizi energetici.
Bianchi, sbattuto in prima pagina da Il Giornale proprio pochi giorni prima della nomina nella Popolare di Vicenza, presiede il collegio arbitrale – di cui fanno parte anche l’avvocato Franco Toffoletto (legato a Bianchi dal comune supporto alla candidatura di Ambrosoli) e Marco Lacchini – nonostante, sostengono i ricusatori, avesse avuto collegamenti con il mondo Siram, a comprova dei quali sono stati riportati nell’atto di ricusazione documenti e persino dichiarazioni rese dallo stesso avvocato a soggetti terzi circa l'esito del lodo a favore dei francesi.
UN ARBITRATO VITALE. D’altra parte per Siram, da tempo afflitta da perdite di bilancio e grane penali (tra cui il caso Belsito, ex tesoriere della Lega), vincere l’arbitrato è vitale.
Non a caso ha schierato in sua difesa studi e nomi blasonati: l’avvocato Andrea Zoppini, già sottosegretario nel governo Monti nel 2012 (carica da cui si dimise per via di un’accusa di frode fiscale che fece scalpore) e socio di studio di Giulio Napolitano (figlio dell’ex presidente della Repubblica), e con lui Mauro Pisapia, figlio dell’ormai ex sindaco di Milano.
A quando la prossima di Penati? Occhio di Lince è all’erta e vi riferirà.

(*) Con questo “nome de plume” scrive su Lettera43.it un protagonista e osservatore delle più importanti partite del potere politico ed economico-finanziario italiano.

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