Giuseppe Vegas 160614214959
POLTRONE 15 Giugno Giu 2016 0800 15 giugno 2016

Consob: Renzi in pressing, ma Vegas non cede

Il premier vuole un suo uomo alla Consob. Ma non può licenziare il presidente. Che rifiuta di lasciare. Timori per la scarsa autorevolezza dell'organismo.

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Giuseppe Vegas.

L’idea di mettere un suo uomo alla presidenza della Consob alletta Matteo Renzi.
Ma a Palazzo Chigi sanno che licenziare Giuseppe Vegas è impossibile.
La legge del 1974 che ha istituito le authority garantisce massima indipendenza a questi organi dal governo.
Così, nell'esecutivo, la speranza è che Vegas risolva da solo il problema. E si dimetta.
REPORT FA IL GIOCO DI RENZI. In una certa ottica la campagna di stampa portata avanti da Report contro l’ex viceministro berlusconiano – è stato lui a cancellare dai prospetti di investimento i cosiddetti scenari probabilistici necessari per chiarire i rischi agli investitori – sarebbe stata vista di buon occhio nel cerchio magico renziano.
Con il Pd in caduta libera, aiuta che un altro soggetto istituzionale finisca nel mirino per il fallimento di Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti.
Senza contare che è ancora vivo lo scontro tra Palazzo Chigi e la stessa Consob, quando Renzi ha deciso che a occuparsi degli arbitrati per i risparmiatori truffati fosse l’Anac di Raffaele Cantone.
Il quale potrebbe essere uno dei candidati, se come sembra - in caso di dimissioni di Vegas - nell’esecutivo si privilegerà la scelta di spingere il parlamento verso un magistrato.
GLI ATTACCHI DI ZANETTI E CALENDA. C’è anche chi dice che da Palazzo Chigi qualcuno abbia avuto mandato di comunicare a Vegas l’impegno a conferirgli un nuovo incarico, se avesse rinunciato a quello di 'vigilante' delle Borse. L’ex viceministro avrebbe rifiutato sdegnosamente: considera, dal punto di vista personale, ingiuste le accuse che gli sono piovute da più parti.
Ma a Palazzo Chigi ogni velleità di mettere le mani sulla sua poltrona è caduta quando sono arrivate le richieste di dimissioni del viceministro dell’Economia Enrico Zanetti – «Non ha alcuna credibilità» – o le critiche del responsabile dello Sviluppo, Carlo Calenda, che ha dato ragione a Milena Gabanelli.
Nel primo caso la cosa è apparsa come una guerra tutta centrista nella maggioranza, con gli uomini di Scelta Civica che provano a recuperare spazi sugli ex berlusconiani di Ncd. I quali, con Angelino Alfano in testa, hanno difeso Vegas.
Le parole di Calenda, invece, hanno messo in imbarazzo non poco il governo. Che a quanto pare avrebbero costretto il ministro a fare marcia indietro e parlare soltanto di «un giudizio personale».
I RISCHI DI UNA CONSOB INDEBOLITA. Dal governo fanno intendere che con il cambio della guardia in Unicredit (a cui potrebbe seguire un aumento di capitale), la crisi bancaria in atto, la guerra a colpi di Opa per il controllo di Rcs e le prossime privatizzazioni, tutto serve fuorché una Consob delegittimata.
Perché le critiche stanno minando la fiducia degli operatori.
Che, come ha spiegato alla Stampa l’ex ministro Vincenzo Visco, vedono in corso «quello che in gergo si definisce cattura del vigilante da parte del vigilato. Una posizione tenuta magari anche a fin di bene, se così si può dire, per tener conto delle condizioni dell’industria finanziaria».
La Consob, tradotto, sarebbe troppo succube delle banche, anche a costo di non tutelare a sufficienza i risparmiatori. Almeno questo è il sentore.

Twitter @FrrrrrPacifico

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