Banca Popolare Vicenza 160305150541
CREDITO E GIUSTIZIA 17 Giugno Giu 2016 1900 17 giugno 2016

BpVi, mutui per comprare le azioni pure ai disoccupati

Storia della signora D: era senza entrate, ma la banca le ha fatto acquistare quote tramite finanziamento. E ora in Veneto può scoppiare la bomba fidi e ipoteche.

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La sede della Banca Popolare di Vicenza in via Frammarin.

Non vengono in piazza, non vogliono mostrare i volti, far trapelare i nomi.
Si vergognano di aver perso i risparmi faticosamente accumulati, hanno paura di vedersi chiedere dalla banca nuove garanzie, liquidità che non hanno perché volatilizzate con l'azzeramento del valore delle azioni o, peggio, immobili che ora le banche possono sequestrare e vendere.
Patrizio Miatello, rappresentante del coordinamento di 12 associazioni dei piccoli azionisti della Banca popolare di Vicenza e di Veneto Banca, a cui aderiscono circa 10 mila soci, sgrana un rosario di storie disperate che solo oggi stanno venendo alla luce.
UN MUTUO PER DIVENTARE SOCIO. Ora che la Banca centrale europea (Bce) ha certificato ciò che era prevedibile: solo la BpVi ha manipolato 58 mila profili di rischio, quelli che secondo la direttiva Mifid dovrebbero indicare la competenza finanziaria dei clienti.
Storie diverse, come quella della signora D., disoccupata e con una figlia a carico a cui la banca vicentina nel 2014 ha proposto di aderire all'aumento di capitale attraverso un finanziamento ad hoc per l'acquisto di azioni.

Un questionario della banca mai compilato dalla cliente

La lettera inviata dalla signora D.

All'inizio del 2016 la signora D. ha ricevuto dalla Banca popolare di Vicenza una comunicazione in cui si citava un questionario sulle competenza finanziarie che lei spiega di non aver mai compilato.
Le operazioni di ricapitalizzazione del 2013 e del 2014 offrivano ai non soci la possibilità di ottenere un finanziamento, in deroga alle regole sul capitale finanziato ma come previsto dall'articolo 2358 del codice civile, per l'acquisto di azioni fino a un prestito massimo pari al valore di 100 quote: 6.250 euro.
«ACCORDI SU 100 EURO AL MESE». «L'operazione alla quale la vostra signora Emanuela mi ha indotto ad aderire», si legge in una lettera inviata dalla cliente all'istituto di credito a febbraio e che Lettera43.it ha potuto consultare, «era quella che avendo un conto corrente con spese elevate, diventando socia della Banca popolare di Vicenza a costo zero, versando 100 euro al mese dei miei risparmi, che tale importo da me versato era sicuro e garantito e si sarebbe certamente rivalutato nel tempo, senza nessun tipo di problema in quanto, essendo la banca una popolare cooperativa, le quote erano garantite dalla vigilanza della Banca d'Italia e della Consob».
«DISSERO DI STARE TRANQUILLISSIMA». Quei 6.250 euro secondo il valore di recesso sono 630 euro, ma il finanziamento deve essere pagato.
Scrive ancora la signora D. nella sua lettera: «Alle mie domande e dichiarazioni che ero senza lavoro e senza reddito e che quei 100 euro che mi impegnavo a versare comportavano notevoli difficoltà con enormi sacrifici, solo per avere un capitale per il mio incerto futuro... Ribatteva che potevo stare tranquillissima e che il capitale era sempre garantito dalla banca».
E specifica: «Comunico di non aver sottoscritto alcun investimento a rischio, di non aver mai risposto a domande o compilato il Mifid come riportato nella vostra comunicazione da me ricevuta il 12/02/2016, di non avere mai firmato o essere stata informata su investimenti a rischio o tanto meno a alto rischio».

Cedibili anche i beni della signora, fatta salva la casa

La comunicazione della Popolare di Vicenza a una cliente sull' investimento ad alto rischio.

La banca il 29 marzo 2016 ha inviato una comunicazione in cui definisce quel finanziamento per acquisto di azioni «una posizione aperta scoperta con passività potenziali».
E prosegue: «Le rappresentiamo che in quanto azionista (...) si stima lei abbia allo stato riportato una perdita potenziale maggiore del 50%».
La banca specificava anche che con la trasformazione in Spa i titoli che secondo il contratto firmato precedentemente non erano cedibili prima della fine del rimborso lo erano diventati.
TITOLI CHE NESSUNO VOLEVA. Con il patto marciano inserito nel decreto banche, attualmente in discussione alla Camera, si prevede però che cedibili siano anche i beni della signora D., fatta salva la casa di proprietà, se non riuscisse a pagare per nove mesi la rata del mutuo.
Il paradosso però è che quel mutuo serve a pagare dei titoli che ora valgono 0,10 centesimi. E che nessuno voleva comprare, tanto che l'istituto di credito vicentino, come è noto, è stato salvato dal Fondo Atlante.
«SONO FALSI CREDITI DETERIORATI». La signora D. dunque deve alla banca migliaia di euro per azioni che la trattativa tra Atlante e BpVi ha prezzato 10 euro.
«Se questi sono i crediti deteriorati di cui parla il mercato», dichiara Miatello, «sono falsi: il frutto di una manovra sporca».

La bomba ''ipoteche e fidi'' pronta a scoppiare

Gianni Zonin, ex presidente della Banca popolare di Vicenza.

I non performing loan (Npl), zavorra per le banche, rappresentano un asset per i fondi come Atlante che ne gestiscono il mercato. E il rappresentante del coordinamento degli azionisti delle popolari venete è convinto che lo schema sia destinato a riproporsi per ipoteche e fidi.
«Ci sono azionisti che chiedevano di smobilizzare le azioni per comprare la casa al figlio e la banca rispondeva: ''ma no, vi diamo un prestito, facciamo un'ipoteca''. Ne conosciamo molti. La garanzia era la liquidità delle azioni che ora non c'è più e le regole di Basilea III impongono agli istituti di credito di avere garanzie liquide ed esigibili. Risultato: altri crediti deteriorati».
AZIONI INTOCCABILI, I RISPARMI NO. In un'assemblea del 2014, secondo i verbali pubblicati dalla stessa Banca popolare di Vicenza, Gianni Zonin si vantava di avere in portafoglio 200 mila ipoteche.
Veneto Banca ne ha altre 80 mila. Erano le stesse assemblee in cui gli azionisti chiedevano quando finalmente avrebbero potuto vendere i loro titoli, erano le assemblee in cui soci come Maurizio Dalla Grana chiedeva conto del valore elevato di quelle azioni.
«Se coloro che hanno firmato le ipoteche erano anche soci e se hanno perso la loro liquidità che fine faranno i loro beni?», si chiede Miatello, che prosegue: «Con i fidi va peggio: sono circa 680 mila. E anche qui spesso erano garantiti dalle quote nelle cooperative. Lo schema era lo stesso: non muovete le azioni, vi diamo prestiti».
LA TRASFORMAZIONE IN INVESTITORI. Ma gli illusionismi contabili ora rischiano di rovesciarsi a cascata su quelli che erano soci di cooperative di risparmio, che da Costituzione andrebbe tutelato. Si sono ritrovati trasformati in investitori.
E il combinato disposto delle garanzie facili e delle manipolazioni, prima, e della trasformazione in Spa e del salvataggio di Atlante, poi, sembrano condurli in una direzione obbligata.
IMMOBILI A RISCHIO, PRONTI GLI NPL. «Ora rischiano di perdere case, piccole fabbriche, laboratori artigianali e campi di terra», lancia l'allarme Miatello.
«La banca ha accantonato 380 milioni per fare fronte ai reclami, ha ridotto la liquidità e a molti soci sono arrivate le lettere che chiedono conto della garanzia prevista da Basilea III. Ora sono pronti a mettere gli immobili in esecuzione. Ovviamente il mercato è quello che è, i valori sono scesi di molto: è una tragedia sociale, hanno distrutto il Nord-Est».
Nemmeno l'azione di responsabilità contro gli ex vertici potrebbe servire: oggi non risarcirebbe i soci, ma il fondo Atlante che la banca ha acquisito.


Twitter @GioFaggionato

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