Granbretagna 160616210925
SPIRITO ASPRO 18 Giugno Giu 2016 1000 18 giugno 2016

Toh, i mercati sociopatici esultano per la Cox uccisa

La morte dell'anti-Brexit risolleva le Borse ciniche. In un'eterna «euforia irrazionale».

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La deputata laburista Jo Cox.

Le Borse ciniche. Ma va', chi l'avrebbe mai detto?
Qualcuno si sarebbe immaginato che i mercati potessero entusiasmarsi per il brutale assassinio di una povera deputata inglese, danzare sul cadavere ancora caldo di una mamma, tirare un sospiro di sollievo mentre almeno mezza Inghilterra piange?
Forse sì, a giudicare dalla reazione di tutti i media, che la mattina del 17 giugno 2016, nel riferire l'improvvisa impennata dei mercati, chiaramente dovuta all'indebolimento delle chance della Brexit dopo l'omicidio Cox, si sentivano in dovere di sottolineare il «cinismo» del mondo della finanza.
NESSUNA COMMOZIONE. Fa quasi tenerezza l'idea che navigati giornalisti, compresi quelli economici, avessero conservato l'illusione che i mercati non fossero totalmente anaffettivi.
Forse covavano la speranza che le Borse, commosse dalla tragica fine di Jo Cox, martire dell'anti-Brexit, avrebbero continuato a perdere, come facevano da giorni, solo per mantenere il segno ''meno'' a mo' di lutto al braccio, per non urtare la sensibilità del pubblico facendo soldi sulla morte della deputata laburista.
TRA SCIACALLI E COCCODRILLI. Noi, invece, da profani ignoranti, abbiamo capito da anni che le Borse sono l'impersonale elevamento a potenza di Francesco Maria Piscicelli, l'imprenditore che rideva del terremoto dell'Aquila.
Sembrava quasi di sentirla, la gigantesca risata che rimbalzava da Wall Street a Parigi, da Milano alla stessa City londinese, mentre si chiarivano i contorni dell'assassinio e si veniva a sapere che la parlamentare laburista era minacciata da tre mesi dall'estrema destra per il suo impegno a favore del «remain», ma che ancora si stava discutendo se assegnarle o no la scorta.
Dum Londinii consulitur, Cox occisam. E le lacrime del coccodrillo fanno più rabbia della risata dello sciacallo.

Condannati alla sindrome bipolare dei mercati internazionali

Indici delle Borse asiatiche.

La finanza mondiale non solo è uno sciacallo, ma uno sciacallo sociopatico (è euforica quando muore qualcuno, si abbacchia se una multinazionale decide di non licenziare, si ringalluzzisce se vince le elezioni uno che vuole distruggere il welfare, si avvilisce se vince uno che vuole sostenere scuola e sanità pubblica) e per di più affetto da sindrome bipolare: passa dall'esaltazione allo sconforto nel giro di poche ore e spesso per motivi incomprensibili o futili.
Gli aggiornamenti quotidiani sull'andamento delle Borse internazionali sembrano i bollettini di un reparto psichiatria: sono «nervose», «depresse», «impaurite», «tese», «ottimiste», «vanno in altalena» o «sulle montagne russe, «stanno alla finestra», sono «esuberanti», «preoccupate», «soggette ad alti e bassi».
I RUMOR BRUCIANO MILIARDI. I mercati finanziari hanno la ragionevolezza e l'autocontrollo di un branco di tori alla corsa di Pamplona: basta il minimo rumor e si impennano, si imbizzarriscono, corrono tutti a testa bassa in una direzione, poi di colpo in quella opposta, distruggendo miliardi.
E come tutti i pazzi, se gli dici che sono pazzi la prendono malissimo. Come quando 20 anni fa Alan Greenspan, presidente del Federal Board a Washington, chiamò «euforia irrazionale» l'atteggiamento degli investitori sul mercato azionario.
Questo ne fu così profondamente ferito che precipitò immediatamente in tutto il mondo, dal Giappone alla Germania.
UN'UNICA GIGANTESCA BOLLA. Euforia irrazionale è poi diventato il titolo di un fortunatissimo saggio dell'economista Robert Shiller uscito nel 2000, immediatamente prima dello scoppio della bolla della New Economy.
Ma secondo Shiller ormai nella finanza tutto è bolla, cioè «una situazione per cui la notizia di un incremento di prezzo stimola l'entusiasmo degli investitori che si diffonde per contagio psicologico di persona in persona, ingigantendo storie capaci di giustificare l'incremento di prezzo».
Il primo che smette di crederci ciecamente innesca il processo opposto, e la bolla scoppia. Insomma, la finanza mondiale è una rete planetaria di gabbie di matti.
E da questa gabbie di matti avidi, creduloni e sconsiderati dipendono ormai le sorti dei governi, e quindi i destini di tutti noi.
Perché ai matti bisogna dire sempre di sì. Se qualcuno sorvolerà la City, Wall Street, Piazza Affari e compagnia spargendo a pioggia sali di litio renderà un inestimabile servizio all'umanità.


Twitter @LiaCeli

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