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POTERI 21 Giugno Giu 2016 1400 21 giugno 2016

Confindustria, il ''sì'' al referendum diventa tiepido

Renzi ora è debole. Dubbi in Viale dell'Astronomia sulla consultazione di ottobre. No a campagne politico-mediatiche. E inizia il toto-poltrone per l'organigramma.

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Il premier Matteo Renzi e il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia.

L’onda lunga del grillismo che ha sbancato Roma e Torino si percepisce fino in Confindustria.
Complice la sconfitta di Matteo Renzi, aumentano i dubbi in viale dell’Astronomia sulla decisione di schierarsi a favore del referendum costituzionale di ottobre 2016.
Anche perché monta la paura di apparire all’esterno schiacciati su un premier sempre più debole.
C'È UN FRONTE INTERNO. Già il 25 maggio, alla “privata” che ha preceduto l’assemblea generale nella quale è stato incoronato Boccia, esponenti dell’opposizione interna (Umberto Marchesini, Antonio D’Amato e il presidente di Pordenone Raffaele Agrusti) avevano criticato questo passo.
A loro dire si rischia di indebolire l’indipendenza di viale dell’Astronomia.
Stesse scene potrebbero ripetersi il 23 giugno, quando il neopresidente ha convocato il Consiglio generale per ottenere il mandato ad appoggiare pubblicamente le modifiche alla Carta volute da Renzi.
DOCUMENTO DI GARANZIA. Per evitare spaccature Boccia e i suoi stanno preparando un documento da far approvare nello stesso consesso.
Cinque o sei pagine, nelle quali si ricorda che Confindustria è da sempre schierata per le riforme, come dimostrerebbero le scelte fatte da tutti i presidenti (da Pininfarina a Abete con il referendum Segni fino a D’Amato e Montezemolo) in passato.
Soprattutto il neopresidente si impegnerebbe a non partecipare a nessuna campagna mediatica, per evitare commistioni di natura politica, mentre l’associazione si soffermerà soltanto sul merito della questione.

Messaggio di pace inviato da Rocca a Boccia

Antonella Mansi e Gianfelice Rocca.

Difficile dire se questi distinguo eviteranno nuove critiche a Boccia.
Quel che è certo è che lo stampatore salernitano potrà contare sull’appoggio del principale animatore della candidatura di Alberto Vacchi, cioè Gianfelice Rocca.
Il numero uno di Assolombarda avrebbe inviato a Boccia un sms di pace, per precisare che dopo essersi astenuto il 25 maggio sull’ultimo voto di ratifica, non ha alcuna intenzione di scatenare la guerra interna contro il nuovo corso, che vede impegnati ancora pezzi da novanta di Confindustria come Antonio D’Amato e Luca Cordero di Montezemolo.
TAGLIANDO ALLA MACCHINA. Quello del 23 giugno è il primo Consiglio generale dell’era Boccia.
Ma anche il primo esame per capire qual è il vero consenso del neopresidente.
Il quale, parallelamente e in sordina, starebbe guardando a come modificare e rafforzare la prima linea di Confindustria insieme con la vicepresidente con delega all’Organizzazione, Antonella Mansi.
Alla guida della macchina c’è la potentissima Marcella Panucci.
È stata lei, complice le sue ottime entrature nel governo, che per esempio ha ottenuto i 6 miliardi di sgravi per i neocontratti previsti dal Jobs act.
RAFFORZAMENTO PER LANDI? Ma Boccia vorrebbe che il ruolo di direttore generale fosse focalizzato di più della macchina (e la cosa potrebbe rafforzare il capo del meccanismo delle territoriali, Federico Landi) e meno sulla rappresentanza.

Panucci corteggiata da Palazzo Chigi

Marcella Panucci, direttore generale di Confindustria.

Difficilmente Boccia potrà fare a meno della Panucci, che si è anche spesa per lui nella campagna elettorale contro Vacchi. E poi ha un rapporto molto forte con la Mansi.
Ma si vocifera che la donna, un tempo a capo della segreteria tecnica della Guardasigilli Paola Severino, potrebbe cedere al corteggiamento di Palazzo Chigi per un ruolo governativo.
In quel caso, per la sua sostituzione, scendono le quotazioni di Francesco Delzio (che si è molto speso per Boccia, ma potrebbe restare con i Benetton), salgono quelle di Giovanni Lo Storto, attuale direttore generale della Luiss.
Ma nelle ultime ore c’è chi fa anche il nome dell’attuale numero uno di Invitalia, Domenico Arcuri, stimato da Boccia e uomo che conosce le problematiche del mondo industriale.
ALLA RICERCA DI UN ANALISTA. Sempre nell’organigramma si indeboliscono storici funzionari come il vicedirettore Daniel Kraus (pare sia prossimo alla pensione) e il capo delle risorse umane, Giancarlo Coccia.
Probabile l’avvicendamento anche per il capoeconomista Luca Paolazzi, con Boccia che cercherebbe negli organismi internazionali un analista, capace di dare una visione oltre di contrallare i numeri del governo.
Fabio Minoli Rota, a capo delle relazioni istituzionali, potrebbe raggiungere Giorgio Squinzi a Il Sole, mentre lo scontro tra Federmeccanica e sindacati sul rinnovo del contratto metalmeccanico non aiuta Pierangelo Albini, a capo delle relazioni industriali.
Al contrario sarebbero in rampa di lancio Michela Fantini (Confindustria giovani) e Andrea Bairati (innovazione ed education).


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