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ECOLOGIA 21 Giugno Giu 2016 2203 21 giugno 2016

Italia, in arrivo l'economia circolare

Benefici per l'ambiente e 200 mila nuovi posti di lavoro. Per Legambiente, l'Italia punta sul riciclo.

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La circular economy si fonda sul principio di riciclo.

Consumare responsabilmente e riutilizzare tutto ciò che può essere riutilizzato. L'Italia è pronta alla svolta dell'economia circolare, almeno nei settori di riciclo e rigenerazione urbana, bioeconomia, innovazione nell'industria alimentare, agricoltura sostenibile, chimica verde, farmaceutica, prodotti confezionati di largo consumo e industria biotecnologica.
L'obiettivo a breve termine è stato indicato al 'Forum rifiuti' di Legambiente (in corso alla Casa del Cinema a Roma fino al 23 giugno), dove si è spiegato come il sistema possa portare fino a 200 mila nuovi posti di lavoro, insieme con maggiore risparmio e più benefici ambientali.
IN UE + 7% DI PIL. Uno scenario che, trasportato in Europa, vale una crescita del 7% del Pil (secondo le stime di Ellen MacArthur foundation e McKinsey center for business and environment) e quasi 600 mila nuovi posti di lavoro: 400 mila grazie a «un'applicazione rigorosa dell'attuale legislazione sui rifiuti» e oltre «180 mila posti per l'applicazione» delle misure sull'economia circolare.
Ed è per questo che, a secondo quanto emerso dal Forum, è «indispensabile aumentare almeno del 30% entro il 2030 la produttività delle risorse, misurata in base al rapporto tra Pil e consumo di materie prime: prevenzione dei rifiuti, rigenerazione, riparazione e riciclaggio possono infatti generare risparmi netti per le imprese europee pari a 600 miliardi di euro, l'8% del fatturato annuo, riducendo contemporaneamente l'emissione del 2-4% di gas serra».
AMPIO SPAZIO DI RECUPERO. Stando ad alcuni calcoli presentati al Forum, tra 'entrate e uscite' di risorse che il nostro Paese impiega nel sistema produttivo, il 'saldo' indica che c'è un ampio spazio di recupero: «L'Italia ha un input di 560 milioni di tonnellate annue di materia prima e un output che negli ultimi anni oscilla attorno ai 160 milioni di rifiuti. Quattrocento i milioni di tonnellate di materia che possono riapparire sotto forma di prodotti».
Ed è incentrato su una filiera 'sana' di economia circolare il protocollo d'intesa firmato tra Ecopneus (la società per rintracciare, raccogliere, trattare e recuperare i Pfu), l'Associazione italiana ricostruttori pneumatici (Airp), Confartigianato imprese, Federpneus (Associazione nazionale rivenditori specialisti pneumatici) e Legambiente: un «patto per la legalità ambientale e fiscale» per fermare il mercato in 'nero' del recupero delle vecchie gomme da strada, un sistema 'illegale' che, grande come una montagna di materiali arriva a pesare come il carico di 100 treni ad alta velocità (20-30 mila tonnellate, 2-3 milioni di pneumatici fuori uso), produce «un ammanco di contributi di 12 milioni di euro ogni anno» cui «si accompagna un'evasione Iva stimata in 80 milioni di euro», e «a cui si devono aggiungere i costi delle bonifiche necessarie per ripulire il territorio».
PLACET DEL MINISTERO DELL'AMBIENTE. Iniziativa che ha ricevuto il placet del ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti: «La risposta a questo fenomeno arriva dal lavoro di magistrati e forze dell'ordine, ma anche da una presa di coscienza collettiva; questo protocollo ha il merito di creare un'alleanza civile che dice una cosa molto chiara: il futuro è l'economia circolare, il riciclo è innanzitutto affermazione della legalità».

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