York Times 140108233332
EDITORIA 21 Giugno Giu 2016 1754 21 giugno 2016

New York Times, abbonamenti digitali più cari senza pubblicità

L'ad Thompson attacca gli ad block. E ai lettori manda a dire: «Devono capire che il giornalismo costa soldi reali e deve essere pagato».

  • ...

La homepage del sito del New York times.

L'obiettivo è chiaro: contrastare la diffusione degli ad blockers, le estensioni dei browser che consentono di bloccare la pubblicità sui siti internet. Senza rinunciare però a fare giornalismo digitale di qualità, un'attività che «costa soldi reali e deve essere pagata».
A dirlo è Mark Thompson, amministratore delegato del New York Times, che al festival annuale sulla pubblicità che si tiene a Cannes, in Francia, ha proposto abbonamenti digitali senza pubblicità, ma ad un costo più alto del normale, per i lettori più esigenti, quelli che non vogliono essere disturbati dalle inserzioni.
AD BLOCK, NEL 2015 L'EDITORIA GLOBALE HA PERSO 24 MILIARDI. Altre aziende editoriali in tutto il mondo hanno fatto scelte diverse: Axel Springer, per esempio, ha iniziato una battaglia legale e la Bild costringe gli utenti a disinstallare gli ad block. Thompson ha argomentato la sua strategia premium dati alla mano. Nel 2015, secondo le stime della società di ricerca Ovum, gli editori hanno perso a livello globale 24 miliardi di dollari di fatturato a causa degli ad block. Ragion per cui, per l'ad del quotidiano statunitense, occorre «studiare un modo per evitare tattiche inique e ingannevoli».
PER IL NYT PROFITTI IN CRESCITA. Il business della pubblicità sui dispositivi mobili, però, è in forte crescita. Nel 2016, secondo le previsioni di eMarketer, dovrebbe arrivare a valere più di 100 miliardi di dollari. Rinunciare alla partita per sposare una strategia basata sugli abbonamenti a pagamento potrebbe costare caro. Di sicuro, la ricetta seguita finora dal New York Times ha dato i suoi frutti. Nell'ultimo trimestre del 2015, i profitti del quotidiano hanno superato le attese, puntando sull'avanzata nel digitale e il contenimento dei costi.
LA PUBBLICITÀ DIGITALE VALE UN TERZO DEL TOTALE. Gli utili sono aumentati del 48% a 52 milioni di dollari, anche se il fatturato è rimasto invariato a 445 milioni a causa del calo nell'edizione cartacea. Nell'intero 2015 i profitti hanno raggiunto i 63 milioni di euro, le entrate gli 1,58 miliardi. Nel digitale la raccolta pubblicitaria trimestrale è lievitata dell'11%, ha raggiunto il valore di 70 milioni di dollari e corrisponde ormai a un terzo delle entrate totali da inserzioni. Gli abbonamenti solo digitali, nello specifico, sono aumentati di 53 mila unità nel trimestre, un record da tre anni a questa parte, e hanno raggiunto quota 1,1 milioni.
RADDOPPIARE IL FATTURATO ENTRO IL 2020. Nel 2015 la divisione digitale nel suo complesso ha sfiorato i 400 milioni di entrate, con un incremento dell'8% a 197 milioni nella pubblicità e del 14% a 193 milioni nei ricavi da abbonamenti. L'obiettivo per il futuro, però, è particolarmente ambizioso: raddoppiare il fatturato digitale, arrivando a 800 milioni l'anno entro il 2020.
EDIZIONE CARTACEA IN DECLINO. Va male invece l'edizione cartacea, tanto che il New York Times ha annunciato di voler chiudere una parte della sua sede di Parigi, in particolare quella che si occupa del lavoro di editing e di pre-stampa. Una mossa che dovrebbe portare all'eliminazione o al trasferimento di 70 posti di lavoro al massimo, e che segue l’annuncio di voler investire più di 50 milioni di dollari in un piano triennale, che ha come principale obiettivo l’aumento dell’audience digitale all'estero. Per duplicare le entrate dal digitale a 800 milioni nel 2020, infatti, la strada non può essere che quella di creare prodotti per cui i lettori internazionali siano disposti a pagare, adattando l’offerta giornalistica agli interessi locali dei singoli Paesi, Europa compresa.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso