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NORME 21 Giugno Giu 2016 1730 21 giugno 2016

Olio, al via le sanzioni contro i furbetti

Nuove regole da luglio su registro, etichette, origine: multe fino a 18 mila euro. Guerra contro i riferimenti ingannevoli all'Italia. Il vademecum per evitare truffe.

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Un passaggio di produzione dell'olio.

Tempi duri per i furbetti dell’olio: ora anche i consumatori sanno cosa aspettarsi.
Dal primo luglio 2016 entra in vigore il decreto 103/2016 che impone sanzioni ai comportamenti scorretti nei confronti dei consumatori di olio di oliva in violazione del regolamento Ue 29/2012 sulle norme di commercializzazione dell’olio di oliva.
In 11 articoli il provvedimento modifica e rafforza il sistema delle sanzioni prevedendo multe fino a 18 mila euro.
TUTELA DEI CONSUMATORI. Etichetta con le indicazioni, regolamento sugli imballaggi, registri: cambiano le regole a tutela dei consumatori dopo una battaglia in parlamento sulla precedente bozza di decreto, che prevedeva una depenalizzazione di fatto di molti reati relativi all’etichettatura.
L’applicazione delle sanzioni amministrative è subordinata di fatto alla preventiva valutazione che l’irregolarità non integri anche una fattispecie di reato.
MADE IN ITALY DA DIFENDERE. Coldiretti precisa: «Finalmente non sarà più possibile riportare sulla bottiglia o nel packaging segni, figure o illustrazioni che possono evocare un’origine italiana se l’olio non deriva da olive coltivate in Italia».
Viene quindi ricordato che «si tratta di misure importanti per difendere un settore da primato del made in Italy che conta su una produzione nazionale di 302 mila tonnellate nel 2014/2015, realizzata da circa 900 mila aziende olivicole dalle quali si sviluppa un volume di affari di 3 miliardi di euro».
Ecco cosa cambia e le nuove regole che i consumatori dovranno tenere bene a mente per non incorrere in truffe e acquistare prodotti non garantiti.

1. Conservazione e registro: capacità massima 5 litri

L’articolo 2 del decreto sanziona il mancato rispetto del regolamento sugli imballaggi, comprese le chiusure non conformi, per il quale sono previste multe dai 150 euro a 4.800 euro.
La capacità massima è fissata in 5 litri per gli oli destinati al consumatore finale e in 25 litri per gli oli destinati alla preparazione dei pasti in ristoranti, ospedali, mense.
CONFEZIONI IRREGOLARI: 4.800 EURO DI MULTA. Utilizzare tappi o sistemi di confezionamento che non perdono l'integrità dopo la prima apertura porta a una sanzione da 800 a 4.800 euro.
Chi non rispetta l'obbligo di tenere i registri degli oli d'oliva e di sansa d’oliva (un sottoprodotto composto dalle buccette, dai residui della polpa e dai frammenti di nocciolino) sarà costretto a pagare tra i 300 euro a 1.200 euro.

2. Informazioni sull'olio: senza giuste diciture sanzioni da 15 mila euro

Non riportare in etichetta la categoria dell’olio (o riportarne una errata) costerà ai furbetti da 2.500 a 15 mila euro.
Meglio, allora, concedersi qualche secondo di lettura prima di riempire il carrello della spesa: per l’olio extra vergine di oliva, per esempio, è prevista la dicitura “olio d’oliva di categoria superiore ottenuto direttamente dalle olive e unicamente mediante procedimenti meccanici”.
PROCESSO DI RAFFINAZIONE O NO? Multe salate per chi non riporta se parte del prodotto ha subìto un processo di raffinazione o quando l’informazione è quella prevista per un’altra categoria, per esempio per l’olio di sansa di oliva.

3. Designazione dell'origine: riferimento allo Stato membro

È obbligatorio indicare in etichetta e nei documenti commerciali l’origine dell’olio.
Un’indicazione che, oltre a essere veritiera deve anche seguire le disposizioni dell’articolo 4 del regolamento europeo.
NIENTE ''VALTIBERINA'' O ''ROMAGNA''. Un esempio: non si possono utilizzare le diciture “olio italiano ottenuto con olive raccolte in Valtiberina” e “olio della Romagna” su oli valtiberini e romagnoli, poiché il regolamento prevede che l’indicazione dell’origine faccia riferimento esclusivamente allo Stato membro, all’Unione europea, al Paese terzo oppure a una Dop/Igp.

4. Guerra al country sounding: basta figure che evocano l'Italia

Tra le novità più importanti c’è il cosiddetto “country sounding”.
È infatti sanzionabile, per la prima volta, l’evocazione di un’origine geografica dell’olio diversa dall’origine dell’olio stesso, anche se correttamente etichettato e quindi con le indicazioni veritiere.
Le multe variano dai 2 mila ai 18 mila euro.
ILLUSTRAZIONI INGANNEVOLI. Occhio, dunque, all’olio d’oliva extra vergine che in etichetta riporta correttamente la dizione dell’origine “miscela di oli di oliva originari dell’Unione europea e non originari dell’Unione”, ma che presenta sulla bottiglia o nel packaging “segni, figure o illustrazioni che possono evocare” un’origine italiana (tricolore, nomi o aggettivi di italianità, immagini tipiche italiane).
Che è vietato utilizzare anche “in sostituzione della indicazione dell’origine”.
E ancora: niente simboli dell’Unione europea al posto delle specifiche diciture previste per un olio di origine comunitaria, così come è vietata la raffigurazione della bandiera spagnola in luogo di una dicitura che faccia esplicito riferimento alla Spagna (“prodotto in Spagna”, “origine: Spagna”, “Olio spagnolo”).
CONCORRENZA SLEALE PUNITA. Si puniscono, dunque, i comportamenti di concorrenza sleale messi in atto da chi imbottiglia ed etichetta l’olio per far cadere in errore il consumatore.
Di più: per accertare la violazione non è necessaria un’indagine per accettare la “volontarietà” o meno del comportamento sleale, né serve dimostrare che il consumatore sia caduto effettivamente in confusione. Come dire: carta canta.

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